Obama si difende (male) sulla NSA

Nella prima intervista concessa dopo lo scandalo dell'Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA), Barack Obama cerca di difendersi dall'accusa di aver messo in piedi un sistema di sorveglianza orwelliano. Intervistato dal giornalista della PBS Charlie Rose lunedì sera, Obama ha parlato delle elezioni in Iran, della Siria, della recente visita negli USA del presidente cinese Xi Jinping. L'attenzione di tutti era però rivolta alla NSA. Il presidente statunitense ha cercato di ribadire quanto già dichiarato in precedenza: che quella tra sicurezza e privacy è una falsa scelta, che le telefonate e le email dei cittadini americani non sono sotto perenne controllo, che ogni intercettazione ha bisogno dell'approvazione di un tribunale
18 GIU 13
Ultimo aggiornamento: 16:28 | 13 AGO 20
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Nella prima intervista concessa dopo lo scandalo dell'Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA), Barack Obama cerca di difendersi dall'accusa di aver messo in piedi un sistema di sorveglianza orwelliano. Intervistato dal giornalista della PBS Charlie Rose lunedì sera, Obama ha parlato delle elezioni in Iran, della Siria, della recente visita negli USA del presidente cinese Xi Jinping.
L'attenzione di tutti era però rivolta alla NSA. Il presidente statunitense ha cercato di ribadire quanto già dichiarato in precedenza: che quella tra sicurezza e privacy è una falsa scelta, che le telefonate e le email dei cittadini americani non sono sotto perenne controllo, che ogni intercettazione ha bisogno dell'approvazione di un tribunale (la corte deputata è la Foreign Intelligence Surveillance Court, FISA).
Proprio l'intervento della FISA è uno dei punti più controversi della vicenda. Edward Snowden, l'ex impiegato della NSA che ha svelato lo scandalo al Guardian e al Washington Post, ha sempre sostenuto che l'approvazione della giustizia statunitense alle intercettazioni è un puro passaggio formale, che nessuna richiesta è mai stata rifiutata. E Obama, almeno indirettamente, ha confermato le parole di Snowden. Quando Charlie Rose ha chiesto al presidente se la FISA avesse mai rifiutato una richiesta di intercettazione, Obama si è mostrato in netta difficoltà: le richieste sono molto poche e ben circostanziate, ha detto, senza aggiungere altro. E benché Obama si sia affannato subito dopo a insistere sulla trasparenza dell'intera operazione, la realtà sembra ben più appannata.

Obama ha inoltre parlato del nuovo presidente iraniano Hassan Rouhani, definendosi aperto al dialogo sul nucleare, e della Siria, difendendosi dalle accuse di aver approvato con troppo ritardo la consegna di armi ai ribelli e riconoscendo che la situazione è difficile da risolvere, anche a causa dell'appoggio che Russia e Iran concedono ad Assad. Perfino una no-fly zone, ha detto, potrebbe non essere la soluzione. Ma la Siria non sarà un altro Iraq, ha assicurato Obama.