Viva il flop referendario sull’Ilva
Meno di 20 tarantini su 100 hanno partecipato al “referendum” sulla chiusura dell’Ilva organizzato da alcuni comitati civici locali. Non sappiamo se la scarsa partecipazione sia dovuta a una forma di apatia, al boicottaggio intenzionale promosso dai sindacati o al rigetto di questa forma illusoria e truffaldina di “democrazia dal basso”. E’ comunque una buona notizia, e non solo per le migliaia di dipendenti e per il territorio che, per il 75 per cento del pil provinciale, dipende dallo stabilimento dei Riva. E’ una buona notizia perché fa emergere un buonsenso forse latente e forse inconsapevole, ma ciò nondimeno forte negli italiani.

Meno di 20 tarantini su 100 hanno partecipato al “referendum” sulla chiusura dell’Ilva organizzato da alcuni comitati civici locali. Non sappiamo se la scarsa partecipazione sia dovuta a una forma di apatia, al boicottaggio intenzionale promosso dai sindacati o al rigetto di questa forma illusoria e truffaldina di “democrazia dal basso”. E’ comunque una buona notizia, e non solo per le migliaia di dipendenti e per il territorio che, per il 75 per cento del pil provinciale, dipende dallo stabilimento dei Riva. E’ una buona notizia perché fa emergere un buonsenso forse latente e forse inconsapevole, ma ciò nondimeno forte negli italiani. L’idea che debbano essere i cittadini, con il loro voto, a decidere sulla vita o la morte di uno stabilimento è profondamente dannosa e antigiuridica. Dannosa: nessuno investirebbe in un paese dove il dissenso locale, più o meno giustificato o episodico, può costringere al fallimento. Antigiuridica: tradisce l’essenza dello stato di diritto, cioè l’idea che ciascuno è soggetto alla legge e, entro i vincoli da essa definiti, può muoversi liberamente. Deve essere la legge, sulla base delle evidenze scientifiche, a definire i parametri al di sotto dei quali un’attività smette di essere nociva e può, pertanto, essere esercitata. La legge può essere “sbagliata”: esistono perciò pesi e contrappesi istituzionali, a partire dalla Costituzione. La giustizia fai-da-te non ne fa parte, ed è bene che sia così. Ignorarlo e delegare ogni decisione al “popolo” equivale a negare sia il principio dell’autorità, sia quello dell’eguaglianza. In quel caso non esistono più diritti e doveri individuali, solo emozioni collettive. Fortunatamente l’Italia è meglio di così.