L'equivoco Generale

I neonazisti di Afd corteggiano Vannacci, e confondono la nostra commedia con la loro tragedia

Salvatore Merlo

Per il nuovo gruppo a Bruxelles i tedeschi del partito di estrema destra, composta da campioni di razzismo e xenofobia, sognano il Generale candidato da indipendente nelle liste della Lega

Tutti recitano una commedia, diceva Petronio Arbitro, scrittore latino, nostro antenato. Deve essere un difetto di famiglia. Chissà se, per esempio, i neonazisti di AfD, Alternative für Deutschland, il partito estremista tedesco, hanno mai visto la famosa copertina di Vannacci su “Chi”. Quella col piedone giallo e calloso lanciato in alto, quella dello spruzzetto d’acqua birichino, quella che Michele Masneri una volta ha scritto “sembra di averla già vista  su Grindr, la app di incontri, sotto la didascalia ‘Etero curioso 38’”. Il fatto è che secondo Politico Europe, il giornale online americano, AfD ha intenzione di costituire un nuovo gruppo di estrema destra nel prossimo Parlamento a Bruxelles. E indovinate un po’ chi immaginano di accogliere? Chi sognano mai di acquistare? Ma il Generale italiano, ovviamente, il candidato indipendente della Lega che martedì ha ipotizzato proprio una maggioranza di governo dell’Europa con dentro AfD. Ora, che il Generale (“giocavo con le pistole a due anni, vede  da bambino ero molto maschio”)  possa subire il fascino di AfD, che possa insomma essere attratto (politicamente s’intende) da quel prominente sentore ascellare del neonazista compresso in  giacca  e  cravatta, questo non ci stupisce. “Sono molto testosteronico”, raccontava d’altra parte Vannacci di sé. Appunto. Per questo egli vorrebbe cambiare l’Europa con l’aiuto di AfD. Ed è  storia vecchia. Quando infatti gli italiani vogliono vincere una battaglia, di solito  si mettono alle calcagna di un alleato tedesco (e lo aiutano portando un cero a San Gennaro). In pratica Vannacci sta dentro un antico solco. Niente di sbalorditivo, o di nuovo. Ciò che invece stupisce, assai, è il fatto che agli omaccioni di AfD possa piacere il nostro Generale. Il che ci conferma due cose delle quali siamo fermamente convinti da tempo. La prima è che, in assoluto, gli stranieri ci guardano, a noi italiani, ma in realtà non ci capiscono mai. La seconda cosa, che discende dalla prima,  è che ancora una volta la tragedia della storia (tedesca) incontra la commedia (italiana). AfD è un partito di campioni di razzismo e xenofobia in un paese in cui le elezioni europee si stanno compiendo in un clima di tensione e violenza, di aggressioni politiche e di accoltellamenti. Vannacci è invece il prodotto  del paese della commedia e degli organetti di barberia . E’ il Generale Rambaldo Buttiglione uscito in vestaglietta dalla fantasia di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni. Attore in un paese il cui tasso di teatralità della  vita pubblica è sempre sul punto di varcare la soglia di rischio. Senza però mai superarla davvero. Gli italiani amano le chiassate, le risse televisive, le battute, gli eccessi. Anche uno spettacolo culturale, per piacere, deve diventare una comica . Figurarsi la politica. Pure quella di destra. “Un ufficiale non si arrende mai, nemmeno di fronte all’evidenza”, l’ha detto Buttiglione o Vannacci? “Non ce l’ho con gli omosessuali ma con l’omosessualismo”, è Vannacci o Buttiglione? Gli italiani ascoltano, e si divertono. Ma i tedeschi non vedono la commedia dell’arte. Pensano sia una cosa seria. Il che forse, a pensarci bene, è una fortuna. Ci vuole infatti sempre un alleato  italiano con i pennacchi per far perdere un tedesco coi baffetti.

Di più su questi argomenti:
  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.