le dichiarazioni

Fazzolari contro Bankitalia: "Critica la manovra perché è partecipata da banche private"

Simone Canettieri

Il sottosegretario e braccio destro di Giorgia Meloni risponde ai rilievi di Via Nazionale sull'uso del Pos e sulla legge di Bilancio: "Abbiamo contro tutti. Ma non cambierà il nostro indirizzo sulla moneta elettronica". Fonti di Palazzo Chigi smorzano le polemiche

Le critiche di Bankitalia? Non mi sorprendono visto che è partecipata da banche private. Ecco forse perché sono critici sulla nostra misura sui Pos. Al contrario della Bce. Insomma parliamo di due visioni legittime ma opposte”. Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario per il programma e braccio destro di Giorgia Meloni, punge Via Nazionale. Dice che la soglia dei sessanta euro può essere rivista, ma “ne va dei diritti dei commercianti: personalmente non vedo la necessità di uno strumento che limiti la mia libertà. Dopodiché Bankitalia ha la sua visione e non cambierà il nostro indirizzo sulla moneta elettronica”. 

Fazzolari ammette: “Abbiamo contro tutti: Bankitalia, Confindustria e i sindacati. Quindi questo vuole dire che tanto male non stiamo facendo”. Teme un inverno caldo? “Sì, sperando che Conte non aizzi le folle e racconti bene la modifica del Reddito di cittadinanza”. 

Le parole del sottosegretario non sono passate sottotraccia. Dopo qualche ora, da fonti di Palazzo Chigi è arrivata una precisazione per smorzare le polemiche: "Fazzolari non ha mai messo in discussione l'autonomia di Bankitalia. Anzi, ribadisce il pieno apprezzamento per l'operato di via Nazionale". 

Parlando con i cronisti, il sottosegretario è intervenuto anche sul Superbonus dicendo che il governo manterrà il nuovo tetto del 90 per cento e chiudendo quindi alle possibili modifiche di cui si discute in questi giorni anche nella maggioranza. "Non lo proroghiamo", ha spiegato, perché il problema "sono i crediti di imposta e su questo stiamo tentando di trovare una soluzione". Si confondono due temi che sono diversi, ha detto ai cronisti: "Dobbiamo trovare un meccanismo per cui le banche possano trovare un qualche interesse a prendersi questi crediti senza che questo mandi all'aria i conti pubblici, perché vale 60 miliardi che non può essere che paghi lo stato".

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.