(foto di Ansa)

mezzogiorno di fuoco

Il governo tenta l'estrema mediazione sui balneari: ecco la riformulazione in anteprima

Valerio Valentini

Convocata dal ministro D'Incà una riunione d'urgenza. Draghi offre una mini-deroga sulle concessioni al 2024 e una stretta sugli indennizzi. Con una clausola anti-abusivismo

Lo sbraco sperato – sperato, almeno, dai sabotatori del centrodestra – non c’è. Il punto 1 lo specifica: le concessioni balneari «continuano ad avere efficacia fino al 31 dicembre 2023». Il punto 3 definisce anche le eccezioni, ma le definisce in termini assolutamente restrittivi: solo fino al 31 dicembre 2024, ma solo «in presenza di ragioni che impediscano la conclusione della procedura selettiva». Eccola, dunque, l’estrema proposta di mediazione redatta dal governo. Ed è su questa che a partire da mezzogiorno i partiti di maggioranza, convocati al Senato dal ministro grillino per i Rapporti col Parlamento, Federico D’Incà, tenteranno di trovare un’intesa. Il tutto, in vista della conferenza dei capigruppo che alle 15, oggi pomeriggio, definirà l’iter di approvazione del ddl Concorrenza nella commissione Industria prima, e nell’Aula di Palazzo Madama poi.

 

Il comma 3, si diceva. E’ uno di quelli decisivi, nella riformulazione del famigerato articolo 2 bis del ddl Concorrenza, quello sui balneari. Recita così: «In presenza di ragioni che impediscano la conclusione della procedura selettiva entro il 31 dicembre 2023, ivi comprese, a titolo esemplificativo, la presenza di un contenzioso o difficoltà oggettive legate all’espletamento della procedura stessa, l’autorità competente può differire il termine di scadenza delle concessioni in essere per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024. Fino a tale data l’occupazione dell’area demaniale da parte del concessionario uscente è comunque legittima».

 

Anche sul tema degli indennizzi, i cedimenti sono misuratissimi, al momento. Il comma 5 dell’articolo 2 ter stabilisce infatti la «valorizzazione e adeguata considerazione, ai fini della scelta del concessionario». E qui viene citata «l'esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all'attività oggetto di concessione o ad analoghe attività di gestione di beni pubblici, secondo criteri di proporzionalità e di adeguatezza e, comunque» ma comunque «in maniera tale da non precludere l'accesso al settore di nuovi operatori». Viene ribadito il riconoscimento della posizione dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l'avvio della procedura selettiva, hanno utilizzato una concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare». E sono confermate anche «clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato nell'attività del concessionario uscente, nel rispetto dei principi dell'Unione europea».

 

Non c’è, però, il riconoscimento del valore d’impresa così come lo richiedevano gli oltranzisti di Lega e Forza Italia, per risarcire in modo massimale i concessionari uscenti. Quello che il governo è pronto a offrire, nella riformulazione che D’Incà illustrerà ai responsabili dei partiti di maggioranza, è la «definizione, anche in deroga alle norme del codice della navigazione, di criteri uniformi per la quantificazione dell'indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante, in ragione della perdita dell'avviamento connesso ad attività commerciali o di interesse turistico, del valore residuo dei beni immobili oggetto di investimenti per l’esercizio dell’impresa, calcolato sulla base delle scritture contabili ovvero di perizia giurata redatta da un professionista abilitato, che ne attesta la consistenza». Con un’aggiunta, però. Una clausola che al Mef definiscono «anti-abusivismo». Perché questo indennizzo verrebbe riconosciuto, stando all’ultima versione del testo,   «sempre che sussista un titolo legittimo per i beni per la cui realizzazione o utilizzo nell’attività di impresa sia richiesto un titolo abilitativo, compresa ove prevista la comunicazione o la segnalazione dell’autorità amministrativa».

  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.