Un governo ZingaRenzi come alternativa a trucismo e populismo

Ci si può girare attorno quanto si vuole, si può far finta di non vederlo, si può tentare di negarlo, si può fischiettare pensando ad altro, ci si possono stropicciare gli occhi fingendo di non crederci ma a prescindere da quella che sarà l’evoluzione della gara di wrestling all’interno del governo c’è una nuova geometria che vale la pena di approfondire e che riguarda due leadership di cui si parla poco e che sono però la vera novità di questa pazza fase della politica italiana. Le due leadership hanno decisamente poco a che vedere l’una con l’altra ma al momento condividono un curioso destino comune: sono gli unici capi di partito a essere riusciti a capitalizzare, in termini di consenso, le difficoltà patite negli ultimi mesi da Matteo Salvini. La prima leadership è quella incarnata da Giorgia Meloni, il cui partito, Fratelli d’Italia, nelle ultime due settimane ha guadagnato quasi un punto percentuale nei sondaggi, e oggi si trova intorno al 12 per cento, mentre la seconda leadership è quella incarnata da Nicola Zingaretti, il cui partito, il Pd, nelle ultime due settimane ha guadagnato lo 0,4 per cento nei consensi e si trova ora, a voler fare la media di tutti i sondaggi come ha fatto YouTrend, a meno di nove punti dalla Lega di Matteo Salvini e a un punto percentuale in meno rispetto al 22 per cento incassato alle europee, quando però dentro il Pd vi erano ancora sia Matteo Renzi (il cui partito viaggia intorno al 4 per cento) sia Carlo Calenda (il cui partito viaggia intorno al 2 per cento).