E se il new york times fosse come facebook?

2 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 00:06 | 3 MAR 20
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Ben Smith, fondatore e per otto anni direttore di BuzzFeed, ha lasciato poco tempo fa la sua creatura per entrare nel team editoriale del New York Times, il più grande e importante giornale del mondo, per fare probabilmente uno dei lavori più desiderati nel giornalismo: il columnist del New York Times. Il primo pezzo che Smith ha pubblicato all’inizio di marzo per il New York Times, tuttavia, è decisamente inusuale: è intitolato “Perché il successo del New York Times potrebbe essere una brutta notizia per il giornalismo”, ed è una critica feroce del suo nuovo datore di lavoro, che sta diventando, a leggere il sottotitolo del pezzo, “come Google e Facebook, un gigante digitale che elimina la concorrenza”. Gli argomenti di Smith sono forti: il Times ha accaparrato tutti i migliori giornalisti su piazza esattamente come una compagnia tech accaparra i migliori ingegneri, ha messo sotto contratto gli ex direttori e caporedattori di Gawker, Recode, Quartz e BuzzFeed e i migliori reporter di Politico, approfittando del proprio prestigio e di un margine di manovra economica che consente di offrire stipendi altissimi che gli altri non si possono permettere (il salario di partenza dei reporter è 104.600 dollari all’anno). Così, esattamente come Facebook è pieno di articoli che definiscono il social network come un monopolio, anche il re dei giornali ha trovato il suo critico interno.