Il racconto

"Il Garante del M5s e del governo Draghi sono io". Grillo umilia Conte

Lo show dell'ex comico che a sorpresa incensa Luigi Di Maio: "E' uno dei migliori ministri di sempre"

Simone Canettieri

Il capo del M5s si precipita a Roma: ridimensiona l'ex premier sul nuovo statuto, botte a Casalino sulla comunicazione e apertura alla Cina: "Sono i primi nel mondo in tutto"

E voi? “Che domande? Ci siamo spellati le mani dagli applausi”. Beppe Grillo ha da poco terminato l’incontro con i deputati che adesso passeggiano, storditi, nel cortile della Camera. L’Elevato è atterrato sul pianeta Conte: boom. E lo ha ridotto a piccolo satellite. Grillo umilia l’ex premier, lo sfotte, gli ricorda che il Garante è lui. E non solo del M5s, ma anche del governo Draghi. Niente fughe in avanti né strappi: decido io

Il blitz che Conte temeva alla fine c’è stato. Di una violenza bestiale. E allora bisogna ritornare nell’aula dei gruppi a Montecitorio.

Grillo alle 16.57  entra con una berlina dal garage di Montecitorio. E’ accompagnato da Pietro Dettori, già uomo della Casaleggio associati.

 

I deputati che saranno i primi a incontrarlo, poi toccherà ai senatori, sono tutti belli sorridenti e seduti. Per i peones è sempre una festa, un lunapark, quando si affaccia Beppe a Roma. Gli altri, i big, quelli che lo conoscono, sono tesi. Sanno che il “Vecchio”, come lo chiamano,  è imprevedibile. Hanno subìto le sue sfuriate. Insomma, sono preoccupati. Eccoli, i big tutti in terza fila: Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro. Più al centro Lucia Azzolina. Di lato Federico D’Incà.

Inizia a parlare Grillo. “Io sono il Garante, non sono un coglione”.

Scatta un applauso metallico. I contiani hanno sguardi assenti. Di Maio è tutto contento. Se la ride. “Luigi, per favore puoi posare il telefono dieci minuti”, gli fa Grillo. E il titolare della Farnesina obbedisce.

L’ex comico, nel giorno in cui prende a sberle metaforiche Conte, dice che “Di Maio è stato uno dei migliori ministri degli Esteri di sempre”. E ricorda che quando era lui, Giggino, il capo politico, non mancò “di massacrarlo”. “Ma Luigi, adesso, lo vedete? Ha fatto il suo percorso, è uno dei migliori”. 

 

Piccola parentesi geopolitica: Grillo coglie l’occasione per dire “che la Cina non si può ignorare, che è prima in tutti i settori strategici, che va ascoltata e che la Via della Seta è stata una gran cosa”. Visto che c’è si mette a tessere anche le lodi dell’Iran. Ma questi oggi sono, seppur importanti,  particolari. Non finiranno nel titolo.


Il vecchio capo, che non vuole finire ai giardinetti, ha sfidato il caldo, ha messo da parte i guai con il figlio Ciro e  sta qui per dire a Conte che non deve fare il furbo, che gli aveva detto di adottare il vecchio statuto invece lui “si è presentato con una bozza di 30 pagine che ha scritto tutto da solo”.

 

L’avvocato di Volturara Appula aveva piazzato, qua e là, una serie di passaggi tipo “sentito il Garante”. “Ma che è questo avvocatese? Le cose si decidono insieme”.

I nodi che mancano riguardano la linea politica e la comunicazione. Sulla prima, e quindi anche sulla permanenza del governo Draghi nato proprio da una telefonata fra Beppe e l’ex banchiere, il Garante manda a dire a Conte che “le cose si decidono insieme”.  

E che quindi non si esce dalla maggioranza. Perché, e qui c’è un’altra bordata, “è Conte ad avere bisogno di me, non viceversa”, rimarca ancora Grillo davanti ai deputati che intanto si guardano con facce perplesse. I big, che sono tutti mezzi contiani eccetto Di Maio, sono statue di sale.

 

I peones, una pletora di deputati provenienti quasi tutti dal Sud, soprattutto dalla Campania,  esclamano: “Alla faccia! Beppe sta facendo una testa tanta  a Conte, grande come Porta Capuana!”. E’ la vittoria del riccio arruffato contro la pochette a cinque punte: questo sembra chiaro a tutti. “Giuseppe deve studiare e imparare cos’è il Movimento”, dice ancora il comico, che ormai tale non è più, se non per certe battute fulminanti.  “Rocco Casalino è bravo con le televisioni, ma sulla comunicazione deve confrontarsi con me”. Nelle trenta pagine scritte da Conte e dai suoi legali c’era altro: l’ex premier vorrebbe che Grillo prima di dire qualcosa sul suo blog gli chieda il permesso. “Mi vogliono far fuori dalla comunicazione: ma non esiste!!”.


 Ecco, il caro leader si è sfogato. Mima una telefonata e se ne va piantando tutti in asso. “Datemi un bicchiere d’acqua”. Ai senatori ripeterà le stesse cose dette, aggiungendo inoltre che il simbolo del nuovo Movimento avrà il 2050 nel logo, che sul secondo mandato sarà la rete a decidere e che, e qui c’è davvero Grillo, lui “non vuole indebolire Conte, ma rafforzarlo”. Ormai vale tutto. Ma dov’è l’ex premier? Lo danno nel suo studio dalle parti del Corso. Prova a ribaltare la narrazione dicendo “oggi è nata una diarchia”.

Non ci crede nessuno. Però ecco Enrico Letta, il segretario del Pd: “Con Conte si lavora benissimo”. Auguri.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.