Intervista esclusiva al presidente del Consiglio

Conte al Foglio: "È l'ora del dialogo. Sul Recovery plan servono anche le energie dell'opposizione"

“La riapertura delle scuole? Nessuno in Europa ha dedicato così tante risorse per la ripresa quanto noi. Per l'Italia, è l'ora della produttività"

Claudio Cerasa

"Ritornando indietro, in tutta franchezza, non ritrovo una scelta che non rifarei. Ma non per arroganza o perché mi ritenga infallibile, ma perché ogni decisione è stata sempre ponderata alla luce dell’interesse generale"

I piani per la ripresa, le speranze sulla scuola, l’ottimismo sull’economia, il film degli ultimi dodici mesi e una domanda: allargare, ma come? E detto in modo più esplicito: e se il piano per la ricostruzione del paese venisse scritto dal governo insieme con l’opposizione? Giuseppe Conte ci pensa un attimo e, conversando con il Foglio, dice di sì, e dice che coinvolgere tutte le forze del paese, per un progetto come quello del Recovery Plan, è un atto che il governo deve tentare.

Presidente, nell’ultima intervista fatta a questo giornale, aveva inviato un messaggio forte di apertura all’opposizione sul tema della ricostruzione del paese. Lei non pensa che la scrittura dei progetti del recovery fund, avendo questi progetti una durata quadriennale che andrà portata avanti anche nella prossima legislatura, potrebbe essere un’occasione buona per mettere insieme le idee della maggioranza e quelle dell’opposizione?

“Il mio invito al dialogo - dice Conte al Foglio - è sempre valido. Siamo chiamati a realizzare progetti e iniziative capaci di permettere al paese di tornare a correre. E’ il momento di ripartire, di tornare a crescere, e per farlo è indispensabile cogliere tutte le potenzialità e le energie di cui il paese dispone. In un momento storico così delicato tutte le forze politiche sono chiamate a fare la loro parte, quindi anche quelle di opposizione”.

Presidente, qualche giorno fa il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha invitato il governo a prepararsi all’appuntamento con i progetti del recovery fund mettendo da parte la logica della lista della spesa. Qual é il progetto più importante su cui lei scommette per rivoluzionare il paese con l’aiuto dell’Europa? Ed è corretto dire che a ottobre conosceremo le prime indicazioni sui progetti che verranno realizzati per sfruttare al meglio i finanziamenti europei?

“Il nostro Piano di Ripresa e Resilienza ha un disegno coerente: modernizzare il paese, cogliere le opportunità della transizione verde e digitale, costruire un’Italia a misura di giovani e di famiglie. Non c’è un singolo progetto su cui investiamo ma sono davvero molte le iniziative che stiamo valutando all’interno del Piano e che sono in grado di dare nuovo slancio al nostro paese. Stiamo creando le premesse per procedere spediti realizzando l’infrastruttura digitale che il paese attende da anni, con una rete unica per la banda ultra-larga. L’intesa tra Tim e CdP servirà a questo. In materia di scuola, ad esempio, vogliamo trasformare il 100 per cento delle classi italiane in ambienti di apprendimento innovativi e intendiamo creare 2.700 Digital Labs per le professioni digitali del futuro nelle scuole superiori, connessi a 10 gigabyte per secondo. In materia di ricerca e sviluppo, intendiamo creare dei poli tematici di ricerca in settori cruciali come l’agri-tech e il fin-tech, e promuovere delle applicazioni innovative dell’expertise del nostro paese nel settore aerospaziale. È molto ampio anche il capitolo delle infrastrutture di mobilità, che si concentra su strade e ferrovie per connettere l’Italia, e del sistema della logistica portuale, un grande fattore di competitività per il nostro paese. E poi ancora interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e di investimento nella rete idrica, di efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati, di digitalizzazione della sanità e della pubblica amministrazione. Da metà ottobre saremo in grado di definire le linee guida complessive del Piano”.

E sul futuro? Il ministro Gualtieri da giorni sostiene che ci siano buone ragioni per essere ottimisti sul rimbalzo economico dell’Italia. Quali sono a suo avviso i segnali più importanti relatività alla possibile resilienza del nostro paese? 

“A oggi, l’Italia ha dato una grande prova di fiducia e di resilienza. Siamo riusciti a contenere il contagio e a far registrare una caduta del Pil che è di poco superiore alla media europea, e comunque inferiore a quella di molti altri importanti partner europei. La produzione industriale, pur ancora inferiore ai livelli del 2019, ha mostrato una forte crescita congiunturale in giugno e, secondo le prime stime del Centro Studi Confindustria, ha proseguito la tendenza positiva in luglio. Allo stesso modo, gli ordinativi e le esportazioni registrano una risalita, così come il clima di fiducia delle imprese e dei consumatori. Non sarà semplice, ma l’Italia ce la farà”. 

Si parla da tanto, troppo tempo, della necessità per l’Italia di una grande svolta sulla produttività. È una svolta a cui si deve applicare il governo o è una svolta a cui si devono applicare le singole imprese? 

“La produttività nel settore privato si costruisce nelle aziende, ma il governo può sicuramente favorirla. L’unico sviluppo possibile è però quello a misura d’uomo, con al centro la dignità delle persone, dei lavoratori. Lo stato può favorire la produttività con le infrastrutture e con investimenti pubblici mirati ed efficienti. Puntando fortemente sulla riqualificazione e all’aggiornamento delle competenze. Dobbiamo favorire la maggiore produttività ed efficienza anche della pubblica amministrazione, con progetti mirati di riqualificazione e nuove assunzioni che apportino competenze digitali e discipline Stem. Molto passa anche dal sostegno alla ricerca e da maggiori occasioni di crescita per i nostri giovani che chiedono di potersi mettere in gioco, di essere protagonisti. Il Piano di Ripresa punterà molto su questi aspetti”.

Lunedì prossimo si riaprono le scuole e migliaia di genitori sono comprensibilmente preoccupati per la salute dei propri figli e per il destino della loro istruzione. Ci dice tre ragioni per non essere pessimisti rispetto al tema della riapertura della scuola? E ci dice, prima che la scuola riapra, su quale elemento andrà basata la valutazione sul successo o l’insuccesso della riapertura della scuola? 

“Da padre ancor prima che da Presidente del Consiglio comprendo le preoccupazioni dei genitori ma posso garantire che il governo sta lavorando alacremente affinché il rientro a scuola avvenga in piena sicurezza. Non c’è alcun motivo per essere pessimisti, perché per la scuola abbiamo fatto in pochi mesi ciò che in decenni non è stato fatto, stanziando da gennaio a oggi 7 miliardi di euro, di cui 2,9 solo per la ripartenza. Per adesso nessuno in Europa ha dedicato così tante risorse per la ripresa quanto noi. I disagi ci sono stati alla riapertura in ogni paese del mondo, solo per fare un esempio a noi più vicino in Francia e in Germania a poche ore dalla ripartenza si sono già dovute chiudere le scuole nelle quali erano scoppiati focolai. Non è su questo che dovrà essere valutata l’efficacia della nostra azione. Se quella che i ragazzi e le ragazze troveranno alla ripresa sarà migliore di quella che hanno lasciato a marzo, una scuola con più spazi, più docenti e meno alunni per classe, più al passo con i tempi perché è riuscita finalmente a digitalizzarsi, allora vorrà dire che abbiamo lavorato bene. E sarà un successo non per noi ma per il paese intero, di cui la scuola è il cuore pulsante”. 

Il 5 settembre il governo che lei guida oggi ha festeggiato un anno di vita. Se le dovessimo chiedere una cosa fatta in questi dodici mesi che non rifarebbe, quale sceglierebbe?

“Ritornando indietro, in tutta franchezza, non ritrovo una scelta che non rifarei. Ma non per arroganza o perché mi ritenga infallibile, ma perché ogni decisione è stata sempre ponderata alla luce dell’interesse generale, vagliando tutte le informazioni disponibili al momento. Mi pesa tuttavia il ritardo che si è accumulato nell’erogazione delle indennità della cassa integrazione, in particolare straordinaria. Quello degli ammortizzatori sociali è un sistema da ripensare integralmente. Ci stiamo lavorando”.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.