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Appendino cerca la riconferma, ma pesano i fardelli suoi e degli ex collaboratori

David Allegranti

La sindaca in questi anni ha collezionato diverse occasioni mancate. Persino tra i Cinque stelle torinesi c’è chi non la rivorrebbe

Roma. Aspira a un nuovo mandato, adesso, Chiara Appendino, sindaca di Torino benedetta da Vito Crimi, disponibile a concedere una deroga a chi ha già fatto due giri nelle istituzioni. Chiede persino una mano al Pd: “Non escludo che si possa allargare l’orizzonte e guardare in modo più ampio a quello che è strettamente il Movimento”, ha detto ieri Appendino a La7. Il Pd torinese però per il momento resiste alle tentazioni: “A noi sta a cuore la mobilità sostenibile e l’equità sociale, la vocazione internazionale della città e la sua anima industriale. Istanze a cui questa amministrazione non ha dato risposte e che rendono improponibile un Appendino bis”, ha risposto il segretario del Pd metropolitano Mimmo Carretta.

 

I problemi per la sindaca di Torino abbondano. Arrivata nel 2016 alla guida della città battendo Piero Fassino, grazie anche a un consenso trasversale (e il favore della classe imprenditoriale torinese), in questi anni ha collezionato diverse occasioni mancate. Persino tra i Cinque stelle torinesi c’è chi non la rivorrebbe e alcuni consiglieri in questi anni se ne sono andati dal M5s. Il consigliere grillino Damiano Carretto nei giorni scorsi ha pubblicato su Facebook una frase da bacio Perugina di Gianroberto Casaleggio (“Quanto mi manca”, dice Carretto) sulle norme da rispettare, per contestare il terzo mandato di Appendino: “Ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli”. Citofonare Vito Crimi.

 

E poi Appendino ha dimostrato di avere un serio problema con la selezione della classe dirigente, come dimostrano i casi di Paolo Giordana, ex capo di gabinetto, e Luca Pasquaretta, ex portavoce. Non sono mancati, infatti, i guai giudiziari per la sindaca e per i suoi (ex) compagni di stanza in Comune. Il 20 maggio la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex portavoce Pasquaretta, e altre sette persone accusate, a vario titolo, di corruzione, peculato, estorsione, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite.

 

La vicenda, nota ai lettori del Foglio, è quella della consulenza da 5 mila euro che il portavoce aveva fornito al Salone del Libro per l’edizione 2017. I pm hanno invece chiesto l’archiviazione per la sindaca, accusata di concorso in peculato, e per la funzionaria comunale Elisabetta Bove. “Non ho mai chiesto nulla a nessuno, né incarichi, né lavori, né favori. Nulla di nulla. E non vedo l’ora di dimostrarlo nelle sedi opportune”, ha detto Pasquaretta, riuscito finora soprattutto a dimostrare di essere abile nel mettere nei guai i suoi ex datori di lavoro. Resta in piedi invece il processo Ream in cui la sindaca è imputata insieme all’assessore al bilancio Sergio Rolando e all’ex capo di gabinetto Paolo Giordana, che fu costretto alle dimissioni dopo aver fatto togliere una multa da Gtt a un amico.

  

Il processo nasce dall’inchiesta per falso in atto pubblico. Secondo le accuse della procura – che ha iniziato a indagare a partire da un esposto presentato dai capigruppo del Pd, Stefano Lo Russo, e della lista Morano, Alberto Morano – l’amministrazione avrebbe tolto dal bilancio del 2016 un debito da 5 milioni nei confronti di Ream, una partecipata della Fondazione Crt che avrebbe voluto investire nell’area ex Westinghouse, dove dovrebbe nascere il nuovo centro congressi di Torino. Nel 2012 Ream acquisì il diritto di prelazione sulla zona e versò al Comune una caparra di 5 milioni. A fine 2013, il progetto fu affidato alla Amteco-Maiora, l’operazione è stata perfezionata alla fine del 2016, quando il Comune ha incassato una parte dei 19,7 milioni offerti dai privati. E qui sta la questione: il Comune avrebbe dovuto restituire i 5 milioni, ma la cifra non è mai stata né versata né iscritta nel bilancio. Non è finita. E’ ancora in corso il processo per i fatti di piazza San Carlo del 3 giugno 2017. Appendino ha scelto il rito abbreviato, il processo si è aperto a metà febbraio, la sindaca è accusata di omicidio, lesioni e disastro colposi.

  

Insomma, fra collaboratori sbagliati (come l’ex vicesindaco benecomunista Guido Montanari) e incapacità amministrative, che prescindono dalle vicende giudiziarie, la via della riconferma è parecchio perigliosa.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.