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Il caso Mifsud ci dice che il requisito della competenza ha i suoi limiti

Basta vedere come si comportano certi competenti per capire che tocca a tutti noi anche una parte di autocritica

11 Ottobre 2019 alle 06:15

Il caso Mifsud ci dice che il requisito della competenza ha i suoi limiti

Joseph Mifsud

Vorrei sviluppare un tuìt di Antonio Polito: “La classe dirigente del paese un tempo usciva dalla Cattolica e dalla Normale, poi dalla Bocconi, oggi dalla Link University”. Niente di personale contro la Link, la cui attività accademica e di ricerca e il cui rango non sono in discussione, e anzi ho un pregiudizio favorevole, in linea generale, alle università private. Inoltre: todos caballeros, detto per docenti di provato ingegno e ferreo curriculum che vi contribuiscono. Tuttavia Luciano Capone ha con genio e scrupolo documentario raccontato un lato in ombra di reticenze, omissioni e fors’anche bugie di uomini attivi in questa onorata istituzione, a proposito del ruolo di un suo partner e docente, al presente irreperibile, che si chiama come tutti ormai sanno Joseph Mifsud. Quale sia stato o sia il suo status, quali le sue referenze, di che pasta le sue attività in-house e extra accademiche, le sue relazioni più o meno pericolose con la vasta rete internazionale dell’intelligence, di che natura i suoi incontri tra Roma, Londra, Mosca e altre capitali: tutto questo è allo stato piuttosto opaco. Uno schermo di querele all’apparenza temerarie contro lo stesso cronista del Foglio, e di smentite che non sono convincenti, protegge la parte in commedia di un uomo venuto da Malta di cui non si capisce bene fino in fondo, per dirla con una battuta rispettosa della persona, se sia un ricercatore o un ricercato o un ricercatissimo e sofisticato spione.

 

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Polito, che ha visto crollare ben due muri, dal 1989 a oggi, il socialismo reale e il capitalismo liberale, e ne ha dato conto in un libro presentato, tra gli altri, da un docente insigne della Link, l’onorevole Massimo D’Alema, suggerisce, tuittando tuittando, che forse un Giovanni Gentile, un Amintore Fanfani o un Mario Monti, per dire il tutto alla rinfusa, erano campioni di tutt’altra accademia e in politica portarono tutt’altra expertise. Ma per non essere troppo pessimisti e passatisti, si può pensare che anche la Link farà la sua parte, da cosa nasce cosa, e il tempo le governa. Non si può escludere che il professor Mifsud stia alla geopolitica come Gentile alla filosofia, Fanfani alla sociologia e Monti all’economia, almeno in prospettiva. Bisognerebbe però, da subito, farla finita con le azioni in giudizio intraprese da un primorepubblicano di vaglia come Vincenzo Scotti e con il cascare-dal-pero di un secondorepubblicano, illustre predecessore di Luigi Di Maio alla Farnesina, come Franco Frattini.

 

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Per l’occasione tocca a tutti noi anche una parte di autocritica. L’università del San Paolo, nel senso dello stadio omonimo, in cui si formò il titolare attuale degli Affari esteri, non è il massimo, eppure il requisito della competenza ha anch’esso i suoi limiti, a vedere come si comportano certi competenti. Si fece grande scandalo per la nomina a capo della diplomazia di un ragazzo cresciuto nell’incuranza dei dossier, malgrado l’opinione in contrario dell’onorevole Franceschini sulla sua capacità di recuperare in corsa, ma alcuni curricolati del girone superiore dei 5 stelle, aureolato laureato e accademico, di dossier ne sanno addirittura troppo, e non sempre di quelli giusti. La trasparenza in politica è poco meno di una trappola, nelle attività di studio e ricerca sarebbe un requisito della competenza.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • ancian99

    27 Ottobre 2019 - 19:08

    La politica è l'arte del mentire. Ma ciò che preoccupa maggiormente, è il silenzio della stampa, fatta eccezione per i giornalisti indipendenti che rischiano pur di affermare o descrivere la verità. L'informazione si arresta dinanzi a ciò che viene 'segretato' o 'classified' e l'opinione pubblica , quella reale e autonoma, basata su notizie attendibili, non esiste più. Ne consegue il caos delle spy-stories di cui può profittare il c.d.'strong man' per ritornare al potere con il proprio bagaglio di complotti Italo-Russi.

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