Contro il terzismo mumble mumble

Giuliano Ferrara

Abbonda anemico e nostalgico un tratto di disperazione ai confini dell’esaurimento nervoso: il mugugno

Beato il paese che non conosce il mugugno (mumble mumble). Ora in Italia si sente solo quello, a proposito del nuovo governo e della nuova maggioranza biscontiana. Invidia per gli spagnoli, che votano a ripetizione, eppure lì si ascoltano voci diffidenti di un sistema politico che non conosce più l’arte del compromesso: “Así, primero o después, deberás volver a ‘trabajar’ de transformista” (dal Reverso Context dictionary, dove si apprende inoltre che nella bella lingua cervantina trasformista è sinonimo di fantasioso). Esemplare storia quella degli austriaci, che hanno votato liberamente con la garanzia di un popolare europeo al centro della scena, salvo osservare che hanno licenziato anche loro l’amico nazionale dell’onorevole senatore Salvini (dal Papeete a Ibiza e ritorno) e, come notato dal Corriere, ora potrebbero trovarsi di fronte a un rovesciamento di alleanze, un secondo caso Conte in Europa. Però noi mumble mumble.

 

E’ tutto un po’ così. Non tocchino l’Iva, e se non la toccano, “dove hanno trovato i soldi?”. La tontería delle multe in Umbria ai transfughi: mutazione genetica grillina del Pd, ma via. Apprezzabile il manifesto di Renzi chez Cerasa, perché invece di mugugnare ha l’aria di avere delle idee e di voler imporre un negoziato realistico sulle medesime. Ma è tra i pochi che non fanno i palloccolosi. Il resto è spesso un lamentoso protrarsi dello spirito polemico di un tempo passato e svoltato. E i barbari non si possono romanizzare: bisogna dar loro i pieni poteri? Casaleggio fa conferenze governative all’Onu, piccolo scandalo aziendale, storiella di conflitto di interessi minore. Renzi, che ha ironia fiorentina, ci dice invece che Giggino è diventato un sior ministro, basta guardare il suo mirabile staff. Nessuno è contento della riconferma del magnifico direttore dell’Accademia di Brera, che la lobby militante Montanari-Settis voleva fare secco. Non lo vogliono capire che Franceschini, orrido come capocorrente, così dicono, è il miglior ministro della Kultura di sempre. Mumble mumble.

 

Abbonda anemico e nostalgico tratto di disperazione ai confini dell’esaurimento nervoso. La funzione critica senza humour. Siamo consapevoli che l’alleanza innaturale è anche grottesca, che i rischi di flop sono altissimi, ma detto questo siamo incapaci di goderci lo spettacolo: e senza goduria non c’è vera critica, né stroncatoria né apologetica. C’è solo mugugno, che è il tipico compagno dell’attento posizionamento sempre terzista nell’ispirazione. Ora si scopre che retribuiamo la cittadina Saraceni, che atterrò D’Antona nel sangue, e non è decente, ovvio: ma le colpe di Conte non ricadono su Bisconte, anche questo è ovvio, e ci si metterà una pezza in spirito di non accanita e non esemplare giustizia. Il blog della candida Badessa dice che Renzi “sgomita”. Mah. A me sembra che lo sconfitto del 4 dicembre 2016, quello che voleva il monocameralismo e il ballottaggio alle elezioni, è l’unico che sarà in grado di far ballare il governo sulle punte, visto che l’ha generato e non è sprovvisto di duttilità, perché è l’unico che non sgomita e non mugugna, fa política che è ciò per cui paghiamo viventi e semiviventi del Parlamento.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.