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I truci più truci dovrebbero dire: mi vergogno

Capezzone e Meloni, due nazionalisti e sovranisti senza storia e senza Patria. Le loro dichiarazioni dopo l’omicidio del carabiniere saranno già materia da talk-show 

28 Luglio 2019 alle 06:00

I truci più truci dovrebbero dire: mi vergogno

Giorgia Meloni (foto LaPresse)

Nordafricani la cui identità etnica i giornali delle élite nascondono per correttezza politica (Daniele Capezzone). Bestie cui vietare l’approdo, dicesi “approdo”, qui da noi (Giorgia Meloni). Due turisti americani molto giovani e molto benestanti sono stati ripresi parzialmente nella efferata circostanza, nella loro camera d’albergo sono stati ritrovati vestiti imbrattati di sangue e un coltello a serramanico nascosti, uno dei due ha confessato il delitto del carabiniere, lo sventurato Mario Cerciello Rega, in un quartiere centrale di Roma, a notte fonda, nel quadro di una storia losca e minuscola di spaccio, borseggio e ricatto. Queste le informazioni a disposizione per adesso, e naturalmente garantismo per tutti fino a sentenza definitiva, sebbene il contorno e la sostanza delle cose si lascino giudicare fin da subito. Il Truce bontà sua si è limitato pare alla caccia all’uomo, ai lavori forzati per questi bastardi: doveva avere avuto informazioni sulla complicazione del caso in tempo utile, cosa che non è riuscito a comunicare tempestivamente ai suoi servi sciocchi nei social e ai due sudeuropei che se la sono presa con gli approdi e i nordafricani, mentre i turisti benestanti si preparavano a rimpatriare.

 

Capezzone e Meloni dovrebbero dire: mi vergogno profondamente di questo “morte agli ebrei!” in stile Sa (Sturm Abteilungen, Berlino 1933), non mi comporterò mai più così e cercherò di capire come sia potuto avvenire un tale accecamento, per renderne conto al pubblico. Non credo lo faranno, e poi già si parla d’altro. Fossero stati nordafricani i balordi assassini, entrati senza permesso legale, invece che turisti americani legali e bene alloggiati, le cose non cambierebbero di una virgola. Cavalcare la caccia al nero, perché è nero e non perché è un delinquente, ha qualcosa che non c’entra, se non artificiosamente e ideologicamente, con il modo in cui siamo fatti. Prima gli italiani, verrebbe da dire con intonazione autenticamente patriottica. I nordafricani non sono stinchi di santo, nessuno di noi lo è, ma il simbolismo che li dipinge come sottouomini, quando si pensa che delinquano a prescindere dai fatti, quando si vede che annegano a prescindere dalle Ong responsabili degli “approdi delle bestie”, è più di un’espressione di razzismo, fascismo della venatura nazionalsocialista, è demoniaco. Come sia possibile che persone da nulla, nel senso della comune e ordinaria medietà, si trasformino in qualcosa di così lontano dalla normale sensibilità italiana sopravvissuta al peggio, è un mistero del diavolo. Siamo un paese che ha convissuto finché ha potuto con la soppressione delle libertà civili e la perdita di ogni onore, con la persecuzione del dissenso, con la caccia ai reprobi del regime e l’assassinio degli oppositori, con le leggi razziali, ma il fascismo italiano non è mai stato un “lavoro ben fatto” e un caso di cameratismo irregimentato e lubrificato come avvenne nel Terzo Reich, ha quasi sempre convissuto con la contraddizione, la sciatteria, il lasciar andare, la zona grigia, una sottile patina di riluttanza, a parte le eroiche resistenze. In questo senso è stato molto più autobiografia di una nazione (Gobetti) che parentesi (Croce), seguendo la distinzione riesaminata da Giuseppe Bedeschi proprio nelle ore del “morte ai nordafricani”.

 

Se ne discute un po’ futilmente. Qualcosa si è insinuato nella chiacchiera etnicizzante del nostro tempo, nel nazipop dei social e dei socialdipendenti, ma non è la riproduzione del fascismo mussoliniano, con la sua mescolanza di effimero di grottesco e di crudele, è molto peggio. Uno che è stato con e contro Pannella, con e contro Berlusconi, e per ambizione smisurata e minuscola ora è con la truppa d’assalto dei truci più truci; e una che dovrebbe vantarsi sul serio di essere una borgatara romana, e comportarsi di conseguenza, aggiungendo un tanto di sapienza popolare alla sua tremenda ignoranza civile, per correggerla: ecco, prima che sia troppo tardi questi due nazionalisti e sovranisti senza storia e senza Patria dovrebbero essere accompagnati in un luogo di riflessione e di autoesame, invece saranno già scattati chissà quanti inviti alla maratona dei talk-show.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • Giulib

    29 Luglio 2019 - 22:10

    Grande Ferrara! In quanto alle dichiarazioni di Meloni, Capezzone e C(amerati) andrebbero pubblicate ogni giorno per un anno. E se qualcuno avrà il coraggio di protestare magari in Parlamento (ma chi?) sono pronti a trovare il Dumini di turno. E dopo il popolo (Volk) li voterà ancora di più. Se ci saranno ancora delle elezioni.

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  • Giovanni Attinà

    29 Luglio 2019 - 17:05

    Una delle cose riprovevoli d'Italia è che vicende tristissime, come la barbara uccisione del carabiniere, registra la discesa in campo dei politici a discettare sul loro credo politico. Poi siamo alla solite: l'immigrazione quasi non esiste e la sicurezza non è certo un problema così assillante, stando ai dati forniti delle forze dell'ordine, ma questi due argomenti sono l'ossessione quotidiana di certi politici e, diciamolo, anche di tanta parte del mondo dell'informazione che ci propina le cronache delle discettazioni politiche.

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  • raffaele@linuxmail.org

    raffaele

    29 Luglio 2019 - 12:12

    I motivi per cui su certi argomenti la Meloni e altri abbiano audience bestiali (e altri poco o nulla) a me sembrano chiari e antichi come il cucco. I campi di rieducazione poi se li è inventati il commentatore, e non mi sembra in buona fede. Io invece ringrazio ancora una volta Giuliano Ferrara di tenere, da più di vent'anni, ben dritto il timone..

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    • lupimor@gmail.com

      lupimor

      29 Luglio 2019 - 16:04

      Il commentatore non s'è inventato nulla, "questi due nazionalisti e sovranisti senza storia e senza Patria dovrebbero essere accompagnati in un luogo di riflessione e di autoesame" lo ha scritto Ferrara. Poiché il cervello all'ammasso del PolCor, il commentatore non ce l'ha portato, s'è limitato a tradurre in termini espliciti quanto scritto da Ferrara. Ho aggiunto il mio rammarico rispettoso.

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  • carlo.trinchi

    28 Luglio 2019 - 20:08

    Vede direttore. Basta un accoltellamento ad un carabiniere che compie il suo dovere e Salvini mantiene le posizioni. Poi se questi assassini drogati e indifendibili, pure se bendati e presi a calci nel culo fossero stati neri allora Salvini avrebbe fatto il botto. Perché direttore? Ecco chiediamoci perché, poi, solo poi andiamo a vedere il Capezzone voltagabbana, la Meloni da mercati generali e Salvini da quota cento padelle. Il punto è che il nervo sensibile dei migranti è sempre scoperto e di effetto immediato. C’è da chiedersi perché su certi argomenti la Meloni e gli altri hanno audience bestiali e poco o niente gli altri su altro o sul contrario. Sarebbe il momento di capirlo e non solo criticarlo con citazioni dotte di cui non frega niente a nessuno. Il massimo della demenza? Continuare a difendere l’indifendibile che spinge sempre più in la quel poco che rimane di noi stessi.

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    • raffaele@linuxmail.org

      raffaele

      29 Luglio 2019 - 11:11

      I motivi per cui su certi argomenti la Meloni e altri abbiano audience bestiali (e altri poco o nulla) a me sembrano chiari e antichi come il cucco. Per cui ringrazio ancora una volta Giuliano Ferrara di tenere, da più di vent'anni, ben dritto il timone ...

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