Pazzesco! Così Salvini rilancia le fake news su ong e scafisti

“Pazzesco, fai girare!”, scrive il vicepremier rilanciando un servizio di Quarta Repubblica che sostiene di poter mostrare la prova del legame fra i trafficanti e le navi umanitarie. Ecco perché in realtà non prova nulla. Un fact checking
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18 JUL 19
Immagine di Pazzesco! Così Salvini rilancia le fake news su ong e scafisti

Elaborazione grafica Il Foglio

Matteo Salvini da mesi sta cercando le prove che mostrino le collusioni tra le navi delle ong che operano nel Mediterraneo centrale e gli scafisti libici. Ne ha parlato anche alla trasmissione Quarta Repubblica, pochi giorni dopo la fine del caso Sea Watch, quando ha dichiarato che “la magistratura ha in mano degli elementi precisi su telefonate dalla Libia” per segnalare la presenza di migranti in mare. Può essere che la magistratura stia indagando, in particolare sulla nave tedesca Iuventa sequestrata da mesi e su cui sembrano esserci maggiori evidenze. Eppure l’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina a carico della ong spagnola Proactive Open Arms, che era stata promossa dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è stata archiviata, su richiesta del procuratore stesso. E questo è tutto ciò che sappiamo fino a ora: nessuna evidenza, nessuna prova.
In effetti il servizio riprende una telefonata tra un presunto trafficante, di nome Lukman, e un collaboratore della redazione, che si spaccia per un migrante intenzionato ad acquistare un biglietto per raggiungere l’Italia illegalmente. Lo scafista, per tranquillizzare il possibile cliente, sostiene di essere in contatto con le navi delle ong – in particolare Open Arms e Sea Watch – e di portare i barchini nella loro direzione, comunicando ai volontari dove si trovano i naufraghi. E come prova manda alla redazione due screenshot: la posizione delle navi umanitarie e la schermata di una telefonata su Viber con il numero pubblico di Open Arms. “Prove” che non reggono però alla logica: è chiaro che un trafficante abbia tutto l’interesse a rassicurare l’interlocutore, per guadagnare un cliente.
Matteo Salvini deve essersi perso anche il passaggio in cui nel servizio si sostiene che “i trafficanti lavorano con la polizia libica, a cui danno dei soldi per non fermare le barche in mare”. Un testimone racconta infatti che sulla spiaggia, prima di imbarcarsi, la polizia libica li abbia visti ma che non sia intervenuta. La collusione e connivenza tra guardia costiera libica – finanziata anche dal nostro paese – e i trafficanti è dimostrata da diverse indagini giornalistiche e giudiziarie. Avvenire ha addirittura pubblicato alcune fotografie che ritraggono un boss del traffico di esseri umani a bordo di una motovedetta della guardia costiera recuperare un motore da un gommone utilizzato dai migranti, probabilmente per riutilizzarlo per il prossimo carico. Su questa connivenza tra trafficanti e guardia costiera libica, tuttavia, sia il ministro che le testate giornalistiche più critiche nei confronti dell’immigrazione tacciono.