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Chez Matteo

Marine Le Pen incontra Salvini, e da maestra diventa allieva. Ma c’è un problema: i nazionalismi confliggono

Salvatore Merlo

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merlo@ilfoglio.it

8 Ottobre 2018 alle 20:51

Chez Matteo

Sede UGL. Incontro tra Matteo Salvini e Marine Le Pen (foto LaPresse)

Roma. Alla fine, rimasti soli, usciti tutti i giornalisti, è partito il momento selfie. I deputati della Lega, uno alla volta, in fila per l’autoscatto con Marine. Prima Barbara Saltamartini, poi Francesco Zicchieri, a riprova d’una fascinazione fortissima, la stessa dei ragazzi quando per strada s’imbattono in un cantante di YouTube. Eppure il lungo incontro romano tra Matteo Salvini e Marine Le Pen, nella sede dell’Ugl in Via delle Botteghe Oscure, segna prima di tutto l’inversione dei ruoli, tra l’imitatore...

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    09 Ottobre 2018 - 16:04

    Purtoppo per Merlo (e per noi), "a contribuire alla trasformazione dell’Italia in un unico grande centro di accoglienza europeo" non sono stati affatto i paesi del gruppo di Visegrad, che manco esisteva, ma le nazioni sedicenti "europeiste" come la Francia (che meriterebbe un posto ad honorem nel suddetto gruppo), oltre alle politiche scellerate di Renzino & company. La prova è nei fatti: da quando prima Minniti e poi il Cap. hanno preso il ministero dell'interno i nuovi clandestini sono diminuiti di molto. Quelli che purtroppo già ci sono non li vuole nessuno, neanche quei paesi che si dicono accoglienti, anche perché come risaputo l'eventuale ripartizione non è prevista per i clandestini "economici". Quindi, Visegrad o no, o ce li teniamo o li rimpatriamo. Chiaramente la soluzione migliore è la seconda, anche se stabilire accordi bilaterali con i paesi di provenienza ha i suoi tempi. E l'U€ non se ne cura per niente, è tutto lasciato all'iniziativa dei singoli stati.

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