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I nuovissimi vice-mostri

Biografie esemplari, selezionate senza bisogno del curriculum, del governo giallo-verde

13 Giugno 2018 alle 21:20

Luigi Gaetti

La politica ha cominciato a farla, quando il M5s ancora non esisteva, con la Lega: consigliere comunale a Curtatone, nel 2000. “Ma fu solo per due anni, due anni e mezzo al massimo”, ci tiene a precisare Luigi Gaetti, mantovano classe ’59, appena nominato sottosegretario all’Interno. Poi, la folgorazione per le cinque stelle, sotto le cui insegne si candida alle regionali lombarde nel 2010. Gli va male, e allora l’anno seguente ci riprova alle provinciali: competizioni alle quali il M5s non partecipa, e allora lui, anatomopatologo col pallino della decrescita felice, tenta la fortuna con una lista di medici ambientalisti. Niente da fare manco stavolta. Gli tocca aspettare il 2013, per ottenere 144 voti alle parlamentarie e poi l’elezione al Senato. “Ha un po’ il gusto dell’ironia macabra”, confessano i suoi amici grillini, che riferiscono di lunghe conversazioni in cui Gaetti li diletta con dettagli raccapriccianti su una a caso delle 2.500 autopsie che vanta nel suo curriculum. E del resto già nel marzo del 2007, quando Beppe Grillo arriva a Mantova col suo spettacolo “Reset”, Gaetti interviene per parlare di come i polmoni umani stiano progressivamente “cambiando colore” a causa delle polveri sottili. A Palazzo Madama, però, prende a occuparsi perlopiù di giustizia, e finisce in commissione antimafia. Per questo ora al Viminale si occuperà di beni confiscati e protezione dei testimoni di giustizia. Il tutto, nonostante abbia già esaurito i suoi due mandati. Per questo il 4 marzo non si è neppure ricandidato. Prometteva di voler tornare a fare il medico, e invece eccolo qui. “Ma la regola – protesta ora al Foglio – vale solo per le cariche elettive: questa è una nomina fatta in virtù delle mie competenze maturate sul campo”. E la politica come servizio a tempo determinato? “L’esperienza conta”, ribatte lui. Che aggiunge, sdegnato: “Da senatore ho perso oltre 200.000 euro rispetto a quanto avrei guadagnato da medico”. E forse è anche per questo che alla voce “varie”, nei suoi rendiconti, figurano 61.000 euro che lui spiega d’aver destinato “alla mia pensione privata”. Ché la politica è bella, certo, ma se a farla ci si rimette, bella lo è un po’ meno.

Redazione

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