di Antonio Gurrado
No, la quarantena non ci rivelerà il senso profondo della vita
La clausura forzata ha generato episodi drammatici. Come quello che si è consumato in una tabaccheria di Messina
di
25 MAR 20

foto LaPresse
Chissà se fra le vittime del coronavirus, diciamo fra gli effetti collaterali, dobbiamo contare anche questo pensionato ottantenne di Messina. Il quale ieri è entrato in tabaccheria, ha chiesto un Gratta e Vinci, ha appreso che giochi del genere erano sospesi a causa delle restrizioni legate all’emergenza sanitaria, ha estratto la pistola e ha ferito la madre della tabaccaia prima di uccidersi. Lo ha fatto solo a causa della limitazione della sua libertà di giocare e sognarsi ricco (individuando nella povera madre della tabaccaia l’incarnazione dell’impedimento) o l’avrebbe fatto comunque, spinto da un disperato cocktail di aggressività e autodistruzione, tutto poi per un Gratta e Vinci? Non lo sappiamo e forse non conta. Conta piuttosto che tutti dicono come quest’emergenza, con le uscite centellinate e la riscoperta del sacrificio, ci rivelerà il senso autentico e profondo della vita rendendoci persone migliori. Ecco, dalla tabaccheria di Messina ci confermano che non è vero.