È evidente che non piaccia a tutti, in pancia e nei dintorni del giornale che ha sempre interpretato, oltre alle virtù, anche i vizi della sinistra geopolitica. Merlo a palle incatenate ha fatto saltare il tappo del dissenso, ma il bersaglio è più ampio, è quella parte del giornale che
dopo il 7 ottobre ha provato a guardare oltre i vecchi schemi, oltre i né-né e i ma anche. Furio Colombo ha picchiato duro contro la sinistra che si è scelta “il nemico sionista”. Ha raccontato di quando, già lustri fa, denunciava l’abbandono di Israele da parte di una sinistra “furiosa” e che esprimeva contro lo stato nato dopo la Shoah un odio degno dei vecchi fascismi. Poi il gran pezzo-manifesto contro “l’avanguardia settaria” di Antonio Scurati: “Talvolta gli oppressi divengono oppressori. Non mi riferisco qui ai figli delle vittime della Shoah che opprimono il popolo palestinese.
Mi riferisco, invece, ai figli del privilegio americano che odiano attivamente i cittadini di Israele”. Scurati fa a pezzi miti e tic linguistici di quella che chiama “cancel culture”. E il nocciolo duro: “L’antisemitismo mascherato da antisionismo – cartina di tornasole di ogni falsa coscienza occidentale – di parte della élite studentesca statunitense rivela la natura aggressiva, illiberale e oscurantista della sinistra radicale movimentista americana”. E con questo, ecco sistemati un bel po’ dei temi da sinistra radicale vezzeggiati da due generazioni di giornalisti e lettori di Repubblica. Poi ieri è arrivato Merlo: “Aveva pensato, Zerocalcare, che non andare a Lucca sarebbe stato come andarci due volte”, il comincio. Lucca Comics è come il Vinitaly di Verona, è il supermercato del fumetto, dice. E tra molte cose buone, c’è anche “la ‘gourmanderie’ ideologica dove, fumante di collera, Zerocalcare neppure si rende conto di somigliare a Hamas e gli pare una gran figata buttare i suoi razzi di fumo-fumetto su Israele, così si decora la coscienza e si sente come le pantere nere alle Olimpiadi del 1968”. Da come s’è scatenata la parte che si è sentita offesa, ha colpito nel segno. Tra i primi Matteo Pucciarelli, che è nel cdr: “Lavoro a @repubblica dal 2012 e voglio bene al giornale. Proprio per questo sento l’esigenza, a titolo personale, di prendere pubblicamente le distanze da argomentazioni che offendono @zerocalcare e non solo, deformandone e irridendone idee e valori”. Poi altri colleghi (“Condivido con @il_pucciarelli lo stesso amore per il nostro giornale e lo stesso disagio per argomentazioni che nulla c’entrano con le idee e le biografie di @zerocalcare, Murgia e altri”). Una fronda non estesa ma inconsueta, perché stavolta non sono a tema i lanzichenecchi di Elkann Sr. ma il core business culturale del giornale. Peggio le truppe di complemento moleste sui social: “L’infamante articolo di Merlo, il braccio armato di Molinari, è tutto quello che so sul giornalismo democratico”. Giusto per suggerire il clima.