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a 50 anni dalla guerra del kippur

Il giorno più tragico della storia d'Israele

Giulio Meotti

Almeno 350 persone sono state uccise oltre 1.800 quelle ferite e molte altre sono state catturate nell'offensiva shock di Hamas, mentre Hezbollah attacca a nord. Un bilancio destinato a salire. Il fallimento dell’intelligence e il paragone con 1973

Nella storia d’Israele non c’è mai stato un giorno simile al 7 ottobre. Le autorità israeliane hanno confermato questa mattina che almeno 300 persone sono state uccise (secondo l'ultimo bilancio dell'emittente Channel sarebbero 350, tra cui 30 militari), oltre 1.800 ferite e dozzine sono state catturate in un'offensiva shock di Hamas nel centro e nel sud di Israele. Ma l'Istituto di sicurezza stima, tuttavia, che i numeri siano molto più grandi e potrebbero raggiungere il doppio della cifra attuale.

Almeno 50 i civili rapiti. Donne, vecchi, bambini. Hamas dice 164. Media israeliani “da 60 a 200”. Si accende intanto il fronte nord, con attacchi da Hezbollah. Cominciano solo ora a emergere dettagli su chi e dove sono stati uccisi così tanti israeliani. Di sicuro quindici nel kibbutz di Netiv Ha’asaara, al confine con Gaza. Altri nove fra le tende dei beduini nel Negev. Decine i morti sui cigli delle strade presso il kibbutz Gevim, fuori Sderot. Molti morti tra i partecipanti a un rave all’aperto, molti dei quali ancora dispersi e nascosti. Terroristi in moto hanno aperto il fuoco su centinaia di persone che avevano già iniziato a fuggire dalla festa a causa del lancio di razzi vicino al kibbutz Re'im. I militari hanno impiegato cinque ore ad arrivare, mentre molti si erano nascosti nei fossati e nei frutteti vicini.
 

50 israeliani sono rimasti a lungo ostaggio nel kibbutz Be’eri (nei video si vedono terroristi di Hamas andare di casa in casa a cercare israeliani). Venti comunità israeliane sono state per tutta la giornata di sabato nelle mani dei terroristi islamici e ancora di domenica si combatteva in due-tre di questi. Da manuale l’assalto di Hamas al valico di Erez. Il blackout è stato totale per ore, con migliaia di israeliani a chiedere l’intervento dell’esercito mentre erano barricati nelle case e i terroristi all’esterno, di casa in casa.

Non si era mai visto nulla del genere dagli anni Settanta, quando i terroristi palestinesi dal Libano entravano nelle comunità israeliane al confine, come Maalot, facendo strage e sequestrando civili. Il sindaco del consiglio regionale di Sha'ar HaNegev, Ofir Liebstein, è stato assassinato da Hamas. Ucciso anche il comandante della Brigata Nahal.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato sabato sera che “gli Stati Uniti sono al fianco di Israele e non mancheranno mai di proteggerlo. Faremo in modo che abbiano ciò di cui i loro cittadini hanno bisogno per continuare a difendersi”. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto: "Vinceremo la guerra, ma il prezzo è grande. Questo è un giorno difficile per tutti noi". Il capo degli affari esteri dell'Unione europea, Josep Borrell, ha dichiarato: "Seguiamo con angoscia le notizie che arrivano da Israele. Condanniamo inequivocabilmente gli attacchi di Hamas”.

Ancora non è chiaro cosa farà Israele. E c’è chi tira fuori anche vecchi piani del 2009, al tempo di “Piombo Fuso”, sulla rioccupazione di zone strategiche della Striscia di Gaza. Domenica mattina Israele ha iniziato l’evacuazione di numerosi villaggi e moshav al confine con Gaza, lasciando presagire una vasta operazone via terra.

In uno dei giorni più neri della storia israeliana, veterani militari e commentatori hanno fatto paragoni tra il fallimento dell’intelligence e dell’esercito nel contrastare l’infiltrazione di centinaia di terroristi da Gaza e i fallimenti all’inizio della guerra dello Yom Kippur 50 anni fa. Ma in un certo senso, l’assalto di Hamas di sabato – che ha visto i terroristi fare irruzione in diversi punti lungo il confine e uccidere centinaia di israeliani nelle città, nei moshavim e nei kibbutz, mentre migliaia di razzi colpivano il centro e il sud di Israele – ha segnato un fallimento ancora più grave in termini di sicurezza per Israele.

Più di 2.600 soldati israeliani persero la vita nella guerra del 1973 per proteggere i civili israeliani e salvare il paese da un attacco nemico. Nella guerra terroristica di sabato, mentre le basi e le postazioni militari venivano prese di mira, sono stati i civili a sopportare il peso maggiore degli attacchi. Mentre il sabato si trasformava in domenica, le truppe stavano ancora affrontando terroristi armati dentro Israele.

Le forze israeliane sono state colte completamente di sorpresa quando i terroristi di Hamas hanno usato i bulldozer per abbattere la barriera di sicurezza con Israele e si sono riversati nel paese. "Chiaramente si trattava di un'operazione ben pianificata che non è emersa da un giorno all'altro ed è sorprendente che non sia stata rilevata da Israele o da nessuno dei suoi partner per la sicurezza", dice Brian Katulis, vicepresidente al Middle East Institute a Washington. “È difficile pensare a un fallimento della sicurezza di questa portata nella storia recente di Israele”. Il mese scorso, l’esercito israeliano ha definito con sicurezza Gaza come in uno stato di “stabile instabilità”, suggerendo che i pericoli posti dai militanti di Hamas erano ampiamente contenuti.

Degli ostaggi non parla quasi nessuno. Nell’ottobre 2011, Israele ha liberato oltre 1.000 terroristi palestinesi per garantire la liberazione da Gaza di un singolo soldato israeliano, Gilad Shalit, che era stato rapito dalla sua base militare in Israele cinque anni prima. Oltre mille prigionieri per un solo soldato. Se varrà lo stesso metodo, Hamas ha abbastanza ostaggi israeliani da svuotare tutte le carceri d’Israele.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.