La fatica di stare insieme in Alto Adige

Adriano Sofri

Un libro di Lucio Giudiceandrea e Aldo Mazza insegna molte cose sull'arte della convivenza. A partire dalla situazione di lingue e dialetti

La fatica di stare insieme travolge gli argini, drammaticamente come fra Catalogna e Spagna, scioccamente come nella cancellazione delle parole Alto Adige, drammaticamente e scioccamente come nel Regno Unito che non riesce a uscire se non da sé, tragicamente come nel Rojava squartato: sempre irragionevolmente. L’esperienza dell’Alto Adige/Südtirol ha ispirato un libro bello e utile di Lucio Giudiceandrea e Aldo Mazza, “Stare insieme è un’arte” (AB, Alphabeta ed., Merano). Fra le molte cose che vi si imparano, o reimparano – reimparare è diventato più importante che imparare, in un tempo che la sa così corta –, c’è la situazione di lingue e dialetti. “Si stima che circa i due terzi degli abitanti del pianeta parlino almeno una seconda lingua”. Il bi- o pluri-linguismo non viene tanto dalla scuola quanto dal contesto geografico e culturale in cui si vive. Parlare più lingue è più “normale” che parlarne una sola, come provano i disprezzati migranti. E naturalmente questo vale anche per il rapporto fra lingua e dialetto: un pregiudizio costruiva una differenza di rango fra persone, bambini in particolare, che parlavano “in lingua” e altri che parlavano in dialetto (la differenza fra “Pierino del dottore” e Gianni del contadino nella Lettera di don Milani). E’ curioso che gli altoatesini siano forse i soli italiani privi di un dialetto. Consigliando caldamente il libro, che è anche un complemento e un aggiornamento del lavoro di Alexander Langer, voglio citare, dal contributo del livornese-sudtirolese-altoatesino, traditore insomma, Gabriele Di Luca, una citazione magnifica di sant’Agostino: “Se due si trovano a fare la stessa via e qualche necessità impedisce loro di proseguire, se sono costretti a rimanere insieme e nessuno dei due conosce la lingua dell’altro, ebbene, è più facile che si facciano compagnia due animali muti, anche di specie diversa, che quei due che sono entrambi umani. Quando infatti non possono comunicare fra loro, anche solo per la diversità della lingua, la grande somiglianza di natura non giova a nulla, tanto che un uomo sta più volentieri con il proprio cane che con una persona estranea”.