Deliri salviniani

Adriano Sofri

L'ordine folle dato dal Viminale alla motovedetta della Guardia di Finanza affinché bloccasse l'attracco alla Sea Watch

Vediamo. Una piccola imbarcazione della Guardia di Finanza (“vetroresina”, avverte Salvini) sostiene di essersi cavata con una spericolata manovra in extremis da un impiccio che poteva finire malissimo. Si accerterà se sia andata così. Io intanto voglio immaginare di sì, e prendo atto che una piccola imbarcazione di vetroresina stava cercando in extremis di impedire a una nave relativamente molto più grossa di attraccare al porto, negli ultimi metri da coprire: in pratica, tra la fiancata della nave e il muro del molo. I finanzieri hanno rischiato la pelle pur di obbedire a un ordine. L’ordine era delirante: davvero si può e si deve impedire alla nave che ha già disobbedito arrivando a un braccio dal pontile di colmare l’ultimo metro e attraccare? Chi ha dato e ribadito in modo così tassativo l’ordine demenziale e criminale, dal momento che metteva a repentaglio per futili motivi l’incolumità di fedeli servitori dello Stato? Salvini. In una società ben regolata, andrebbe arrestato in flagrante e gli zelanti 5 stelle dovrebbero intercedere per lui chiedendo l’infermità. Così vedo la cosa, sia pure a una certa distanza, involontaria, dal porto di Lampedusa. E non scherzo affatto. Come mai la vedo così, e tanti altri la vedono tanto diversamente? Una spiegazione è che sia io totalmente infermo, o fazioso in misura equivalente. Forse. Poi c’è un’altra spiegazione.

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