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In che mani è il mondo?

I curdi traditi che si rivolgono ad Assad e Trump che nega il ritiro delle truppe in Iraq sono una gran lezione di geopolitica e di psicologia del potere

29 Dicembre 2018 alle 06:07

In che mani è il mondo?

Il presidente Trump in visita alla base aerea di Al Asad in Iraq. Foto LaPresse

I combattenti curdo-siriani, i gloriosi combattenti della guerra di terra contro l’Isis alleati con la coalizione internazionale guidata dagli americani, traditi platealmente da Trump che li ha regalati per telefono a Erdogan, hanno ovviamente offerto ad Assad, il nemico degli Usa e degli alleati europei, il controllo e la difesa militare di Manbij che l’esercito turco si preparava ad assaltare. Ad Assad, cioè al cinico e vile sterminatore del proprio popolo, sostenuto come un fantoccio dall’alleanza di milizie iraniane, hezbollah libanesi, iracheni sciiti, guidata dalla Russia di Putin.

 

Gran lezione di geopolitica e di psicologia del potere. Quello, in particolare, di Donald Trump che dopo aver fatto il deserto della sua leadership militare e diplomatica improvvisa una visita alle sue truppe in Iraq, senza prevedere un’informazione e tanto meno un passaggio di cortesia alle autorità ufficiali irachene. Le quali sono a loro volta da mesi incapaci di metter su un governo passabile e si trovano invece sull’orlo di una guerra civile fra partiti-milizie infeudati all’Iran gli uni e all’Arabia Saudita (e agli Usa) gli altri, sciiti ambedue: ciò che produrrebbe uno Yemen moltiplicato dieci volte. Quanto all’Isis “finito”, il maltrattamento tenace dei sunniti alimenta le ragioni che condussero alla sua vittoria a mani basse del 2014, e intanto i suoi miliziani dai due lati della frontiera, in Iraq e nella Siria di Deir ez-Zor, le buscano nei confronti frontali ma moltiplicano gli attacchi a sorpresa e gli agguati. Trump, più di un anno fa, nel momento in cui le sparava più enormi contro l’Iran, aveva regalato alle milizie iraniane e filoiraniane irachene Kirkuk. Oggi a Bagdad la voce dei capibanda filoiraniani che esigono la cacciata totale degli americani dall’Iraq si è fatta furiosa, contro il Trump che, “sorprendendo” gli osservatori coglioni, è andato ad assicurare che non è previsto lo sgombero dall’Iraq, che Erdogan al telefono non deve avergli chiesto. In tali mani è la pace e la storia del mondo.

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Commenti all'articolo

  • verypeoplista

    verypeoplista

    31 Dicembre 2018 - 13:01

    Uno sfogatoio di fine anno?Ma per favore la finisca di vedere il mondo e gli umani in buoni e cattivi secondo il suo giudizio personale che continua a essere discriminatorio neanche fosse Il Giudicatore:servono analisi,dati,confronti,rivoluzioni in atto, migrazioni ma non si accorge che il Potere, quello vero ((non quello degli "architetti, avvocati, autonomi professionisti" ma coloro che gestiscono l'economia mondiale nella duplice veste finanziaria e produzione di servizi e a valle manifatturiera(una saldatura mai vista sinora)) che a valle poi determina una catena di conflitti. Questo Potere specifico e condizionante (anche di Trump come altri leader meno potenti di lui(Macron , Merkel esempi nei contesti)sussume in periferia nei conflitti tribali e comunque annosi nei vari scacchieri.Vuole un consiglio?Scriva di ruoli agiti in base a quanto sopra e non il contrario.E' troppo facile scrivere di identità:il palco mondo non è quello dei pupi dove le identità e le trame le fa il puparo

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  • luigi.desa

    29 Dicembre 2018 - 11:11

    Aidaje contro Trump. Adrian vs Trump. Un giornalista dal passato ambiguo contro il presidente della più potente nazione del mondo. Trump è un mezzo matto-scemo e allora ' Può il ruggito del topo in qualche modo scarfirlo trasformarlo i lillipuziano? luigi

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