Notizie di grazia

Adriano Sofri

I fascismi, ogni volta che tornano, e noi che siamo uomini avvisati, e donne, ancora di più, e mezzo perduti

Ci sono giorni in cui il mondo ti investe con una sua pretesa grazia, non solo passata. Vincino e Ceronetti, diversi com’erano, hanno tenuto fino all’ultimo ciascuno la sua rubrica su Radio radicale, che può andarne fiera. Io non conosco Makkox di persona dunque non sono sospetto di interesse: viva Makkox. Conosco di persona Maurizio Maggiani ma non abbastanza e anche con lui non ho conflitti di interesse, forse un po’ alla rovescia, perché di quelli come me deve aver pensato che eravamo degli aspiranti dittatori, piccoli comunque – dittatore è meglio piccolo o grande? – dunque potete credermi quando dico che il suo ultimo libro, “L’amore”, è bellissimo. O almeno è bellissimo fino a pagina 108, cap. 14, dove sono arrivato cinque minuti fa e da dove riprenderò appena finita e spedita questa piccola posta. Lui è del paese di Cele’, Amilcare Grassi, che invece conosco davvero e mi manda le sue poesie, così belle che mi pare di aver imparato la lingua, benché abbia la premura di mandarmene la traduzione, come l’altro giorno.

 

“Còse lè venù a fàe / a gaginéta marzoìna / pròpio kì arénto a cà? / Cóse r me vo dìe? / Lè mi mà ch’er me ciàma? / Chi m’è venù a troàe? / Er g’à na cresta da rezìna / er béco gè r naso de mi pà”. Cosa è venuta a fare l’upupa / proprio qui vicino a casa? Cosa mi / vuol dire? E’ mia madre che mi chiama? / Chi mi è venuto a trovare? / Ha una cresta da regina / il becco è il naso di mio padre”. Appena l’altroieri sera, dopo Racalmuto, e sì e no un giorno prima mi giravo su me stesso nella Camera degli Sposi a Mantova, ero alle dieci a mezza di sera nella Valle dei Templi illuminata e piena di vento, in fretta ma abbastanza per andare dal Tempio detto di Giunone alla Concordia. 1.300 ettari – Selinunte, che mi sembra sterminata, interminata, ne ha 300 – e la comunità ne sta tenacemente riprendendo possesso dopo tanto famoso scempio, perché gli scempi sono svelti di mano e i recuperi scavano piano piano, come una vecchia talpa.

 

Nella Valle dei Templi si stanno scavando nuovi posti romani, monumenti di bellezza e di idraulica, così tardi perché noi siamo così ricchi di cose greche che quelle romane le trattiamo come questioni di seconda mano. Di passaggio a Catania ho trovato persone che raccontavano in una vecchia piazzetta un libro sull’Etna, “Un vulcano che pensa”, c’era anche Angelo Scandurra, poeta, editore, fautore della rivoluzione in un paese solo – Valverde. Poi ho letto il libro. C’è Bronte, quella per me del pistacchio e di Gasparazzo, il carbonaio del 1860 e nostro eroe del 1969 alla Fiat nei disegni del bellissimo Roberto Zamarin, nel libro c’è la Bronte della ducea di Nelson e della (“spregiudicata”?) signora Hamilton da cui prese il nome il padre delle sorelle e mise una dieresi sulla e finale. C’è anche una storia di aghi, raccontata da Marinella Fiume, gli aghi delle ricamatrici “all’inglese” di Castiglione e l’ago di Francisca Spitaleri di Bronte, ebrea conversa e medichessa e processata torturata e condannata come strega allo Steri di Palermo, 1621, che con l’ago buca il muro fino a passarci dentro e calarsi con corde di sfortuna che si spezzano e lei muore sfracellata, ma per mano sua.

 

Non avete idea di che magnifico e generoso spazio abbia la Fondazione Sciascia a Racalmuto, e che profumo di gelsomino e di falsopepe, e che dovizia di cimeli ritratti e manoscritti ed edizioni, e che imprese vi si potrebbero compiere, e in parte già si compiono. Tutto questo per dire che forse ha ragione il mio amico Wlodek, che il fascismo (lui è gentile, non lo chiama bruscamente così) può instaurarsi al giorno d’oggi mentre una parte di luoghi e persone, non piccola benché non abbastanza grande, fa la sua vita di bellezza e propositi e anche di agi (agi, non aghi: la vita agiata). Forse ha ragione, io penso di no. Penso che i fascismi ogni volta che tornano, sotto qualunque nome e abbigliamento, sono ingordi anche di musei e biblioteche e librerie di casa e piazze di mercato a Catania, purtroppo, e però per fortuna, perché tutti siamo uomini avvisati, e donne, ancora di più, e mezzo perduti.