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Notizie di grazia

I fascismi, ogni volta che tornano, e noi che siamo uomini avvisati, e donne, ancora di più, e mezzo perduti

15 Settembre 2018 alle 06:00

Notizie di grazia

La Valle dei Templi si trova nei pressi di Agrigento in Sicilia (Foto LaPresse)

Ci sono giorni in cui il mondo ti investe con una sua pretesa grazia, non solo passata. Vincino e Ceronetti, diversi com’erano, hanno tenuto fino all’ultimo ciascuno la sua rubrica su Radio radicale, che può andarne fiera. Io non conosco Makkox di persona dunque non sono sospetto di interesse: viva Makkox. Conosco di persona Maurizio Maggiani ma non abbastanza e anche con lui non ho conflitti di interesse, forse un po’ alla rovescia, perché di quelli come me deve aver pensato che eravamo degli aspiranti dittatori, piccoli comunque – dittatore è meglio piccolo o grande? – dunque potete credermi quando dico che il suo ultimo libro, “L’amore”, è bellissimo. O almeno è bellissimo fino a pagina 108, cap. 14, dove sono arrivato cinque minuti fa e da dove riprenderò appena finita e spedita questa piccola posta. Lui è del paese di Cele’, Amilcare Grassi, che invece conosco davvero e mi manda le sue poesie, così belle che mi pare di aver imparato la lingua, benché abbia la premura di mandarmene la traduzione, come l’altro giorno.

 

“Còse lè venù a fàe / a gaginéta marzoìna / pròpio kì arénto a cà? / Cóse r me vo dìe? / Lè mi mà ch’er me ciàma? / Chi m’è venù a troàe? / Er g’à na cresta da rezìna / er béco gè r naso de mi pà”. Cosa è venuta a fare l’upupa / proprio qui vicino a casa? Cosa mi / vuol dire? E’ mia madre che mi chiama? / Chi mi è venuto a trovare? / Ha una cresta da regina / il becco è il naso di mio padre”. Appena l’altroieri sera, dopo Racalmuto, e sì e no un giorno prima mi giravo su me stesso nella Camera degli Sposi a Mantova, ero alle dieci a mezza di sera nella Valle dei Templi illuminata e piena di vento, in fretta ma abbastanza per andare dal Tempio detto di Giunone alla Concordia. 1.300 ettari – Selinunte, che mi sembra sterminata, interminata, ne ha 300 – e la comunità ne sta tenacemente riprendendo possesso dopo tanto famoso scempio, perché gli scempi sono svelti di mano e i recuperi scavano piano piano, come una vecchia talpa.

 

Nella Valle dei Templi si stanno scavando nuovi posti romani, monumenti di bellezza e di idraulica, così tardi perché noi siamo così ricchi di cose greche che quelle romane le trattiamo come questioni di seconda mano. Di passaggio a Catania ho trovato persone che raccontavano in una vecchia piazzetta un libro sull’Etna, “Un vulcano che pensa”, c’era anche Angelo Scandurra, poeta, editore, fautore della rivoluzione in un paese solo – Valverde. Poi ho letto il libro. C’è Bronte, quella per me del pistacchio e di Gasparazzo, il carbonaio del 1860 e nostro eroe del 1969 alla Fiat nei disegni del bellissimo Roberto Zamarin, nel libro c’è la Bronte della ducea di Nelson e della (“spregiudicata”?) signora Hamilton da cui prese il nome il padre delle sorelle e mise una dieresi sulla e finale. C’è anche una storia di aghi, raccontata da Marinella Fiume, gli aghi delle ricamatrici “all’inglese” di Castiglione e l’ago di Francisca Spitaleri di Bronte, ebrea conversa e medichessa e processata torturata e condannata come strega allo Steri di Palermo, 1621, che con l’ago buca il muro fino a passarci dentro e calarsi con corde di sfortuna che si spezzano e lei muore sfracellata, ma per mano sua.

 

Non avete idea di che magnifico e generoso spazio abbia la Fondazione Sciascia a Racalmuto, e che profumo di gelsomino e di falsopepe, e che dovizia di cimeli ritratti e manoscritti ed edizioni, e che imprese vi si potrebbero compiere, e in parte già si compiono. Tutto questo per dire che forse ha ragione il mio amico Wlodek, che il fascismo (lui è gentile, non lo chiama bruscamente così) può instaurarsi al giorno d’oggi mentre una parte di luoghi e persone, non piccola benché non abbastanza grande, fa la sua vita di bellezza e propositi e anche di agi (agi, non aghi: la vita agiata). Forse ha ragione, io penso di no. Penso che i fascismi ogni volta che tornano, sotto qualunque nome e abbigliamento, sono ingordi anche di musei e biblioteche e librerie di casa e piazze di mercato a Catania, purtroppo, e però per fortuna, perché tutti siamo uomini avvisati, e donne, ancora di più, e mezzo perduti.

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