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San Salvi quarant'anni dopo Basaglia

Venti anni fa sono state aperte le porte del manicomio di Firenze, grazie alla legge 180 che nel 1978 ha stabilito la chiusura delle strutture psichiatriche italiane. Il ricordo di Enrico Deaglio 

16 Maggio 2018 alle 06:15

Il manicomio di San Salvi quarant'anni dopo Basaglia

Foto di Sailko via Wikimedia

Ieri sono andato a San Salvi, per una vaccinazione necessaria a un viaggio internazionale. San Salvi è la città nella città fiorentina in cui dalla fine dell’800 erano rinchiusi e tormentati a migliaia i “pazzi”. San Salvi è stato chiuso definitivamente, cioè aperto, nel 1998 – un anniversario, vent’anni fa. La legge che chiuse definitivamente i manicomi, e prese il nome da Franco Basaglia, è del 1978 – altro anniversario, quarant’anni fa. A Torino, al Salone del Libro, ne avevamo appena parlato grazie al ricordo di Enrico Deaglio che, allora giovane medico, andò con centinaia di giovani della facoltà di medicina torinese in subbuglio ad ascoltare una conferenza di Basaglia. Era il 1968, anniversario esigente, cinquant’anni fa.

Basaglia parlò, descrisse il rapporto fra le istituzioni totali e la malattia, disse che i manicomi producevano la malattia, che erano galere, lager, luoghi immondi. I baroni della psichiatria impallidirono, gli studenti si entusiasmarono, e alla fine della lezione qualcuno gridò: “A Collegno, a Collegno!” A Collegno furono sfondati i cancelli, i giovani entrarono coi megafoni, i pazzi risposero e presto si mescolarono sicché, abbigliamento a parte, fu difficile distinguere i sani dai pazzi, e gli infermieri-energumeni prima e dopo un po’ i poliziotti con scudi ed elmetti e lacrimogeni e manganelli rincorrevano gli uni e gli altri. E non hanno ancora smesso del tutto.

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