La Corte europea dei diritti dell’uomo nel mirino della ruspa

Rocco Todero

La ruspa ha sgasato un’altra volta.

 

A dovere avere paura dell’impennata minacciosa della benna sovranista, assisa pro tempore al ministero dell’Interno italiano, a questo giro, niente meno che la Corte europea dei diritti dell’uomo. L’istituzione, diretta emanazione della relativa Convenzione internazionale sottoscritta nel 1950 e divenuta vincolante per una cinquantina di paesi europei, ha condannato l’Italia per avere il nostro Bel paese calpestato (ancora una volta) i diritti fondamentali di alcuni incolpevoli cittadini, nonostante l’impegno di tutte gli organismi giudiziari interni. Per questo motivo il capo ruspa leghista ne avrebbe auspicato, sebbene fugacemente, l’abbattimento per indegnità nazionale.

 

Sono gli effetti della peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che sono state sperimentate finora (copyright Winston Churchill), che consente ad un uomo dotato esclusivamente di buona volontà di essere completamente digiuno dell’alfabeto istituzionale del mondo occidentale e ciononostante di assurgere ad uno degli scranni più importanti dell’architettura repubblicana e godere (a quanto pare) dell’attrazione estatica di circa il 30 per cento di coloro che esercitano il diritto di elettorato attivo.

 

L'investitura popolare non obbliga, infatti, il ministro dell’Interno ad avere consapevolezza della necessità storica che ha reso indispensabile la creazione di un organismo come la Corte che ha sede a Strasburgo; la necessità, cioè, di assicurare all’individuo, nella sua desolante solitudine di fronte allo stato, la facoltà di potere chiamare un’istituzione indipendente dai poteri della nazione cui appartiene a giudicare del trattamento che gli è stato riservato dall’ordinamento giuridico interno in materia di tutela di diritti e libertà fondamentali. Il fine, dunque, è stato quello di considerare l’essere umano, prima ancora che cittadino sottomesso all'esclusiva sovranità di un apparato pubblico all’interno del quale nessuna ingerenza è consentita, titolare di diritti e libertà che possono essere rivendicati anche davanti ad un giudice sovranazionale, il quale possa sanzionare le violazioni che gli organi statali commettono nel tentativo (connaturato all’essenza stessa del potere pubblico) di perseguire interessi politici a discapito degli spazi di libertà e autonomia dell’individuo.

  

Una necessità che si è resa evidente nel corso dei decenni in paesi come Russia, Turchia, Ungheria e molti altri che hanno tentato di raggiungere lo status di democrazie liberali (senza peraltro ancora esserci riusciti del tutto) grazie sopratutto al contributo determinante della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale ha sanzionato decine di violazioni messe in atto dagli apparati pubblici in materia di diritto alla vita, alla libertà d’espressione, alla libertà religiosa, di diritto d’associazione, di famiglia, di diritto alla difesa ed al contraddittorio processuale e via discorrendo.

  

Con il vento elettorale in poppa il titolare del Viminale si sente autorizzato oggi al rutto libero contro quell’Istituzione che solo in Italia ha sanzionato in ordine sparso: 1) la violazione da parte dello stato (e quindi anche delle autorità giurisdizionali) del diritto di proprietà nei procedimenti espropriativi all’esito dei quali il diritto dell’individuo veniva liquidato in misura inferiore al valore di mercato del bene espropriato; 2) la violazione da parte dello Stato del diritto dei detenuti di godere di almeno tre metri quadrati di spazio e di luce e servizi igienici adeguati all’interno delle carceri dove scontano la pena; 3) la violazione da parte dello stato del diritto degli imputati di non essere condannati per fattispecie criminali non in vigore al momento della commissione dei fatti; 4) la violazione da parte dello Stato del diritto dei cittadini a non vedersi confiscati la proprietà allorché l’abuso edilizio commesso sia stato realizzato con il contributo determinante della pubblica amministrazione; 5) la violazione da parte dello stato del diritto dei cittadini a non vedersi malmenati notte tempo, senza alcuna ragione e fuori dal contesto della guerriglia urbana, da parte delle forze di polizia; 6) la violazione da parte dello stato del diritto degli individui a vedersi riconosciuta la legittimità di libere ed innocue relazioni omosessuali; 7) la violazione da parte dello stato del diritto dei cittadini a che gli organi di polizia e la magistratura si facciano effettivamente carico delle denunce penali presentate a tutela di beni di rilievo costituzionale.

  

Se l'ordinamento giuridico nazionale oggi ha maggiore riguardo per l'individuo e per le sue libertà, tanta parte del merito è da ricondurre, conclusivamente, al lavoro con il quale la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dovuto correggere nel corso degli anni il percorso non sempre liberale intrapreso dalle istituzioni statali e dalle giurisdizioni nazionali.

  

Nello stesso tempo il futuro ministro dell’Interno italiano si allenava evidentemente a ruttare alla guida della ruspa populista.

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