Gli Editors oltre il rumore del mondo

Tra conflitti e tecnologia, Tom Smith ed Elliott Williams raccontano il nuovo disco Surface, Echo & Sound: “La musica serve a darti speranza e luce quando le cose sono spaventose e buie”

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foto Rahi Rezvani

“Il rumore del mondo in cui viviamo, tra guerre e politica, e il modo in cui gli avvenimenti, i commenti e la rabbia ci vengono trasmessi ogni giorno sono qualcosa di opprimente e terrificante”. Da un divanetto di Discoteca Laziale a Roma, Tom Smith ed Elliott Williams, rispettivamente cantante e polistrumentista degli Editors, raccontano al Foglio il rapporto tra la musica e un presente attraversato da tensioni e conflitti. L’occasione è l’uscita dell’ottavo album, Surface, Echo & Sound, in arrivo il 30 ottobre, che sarà presentato all’Alcatraz di Milano il 3 febbraio 2027. Poi, rivelano i due musicisti, “torneremo in Italia d’estate, anche a Roma”.
La musica della band britannica, spiegano, “è sempre stata piuttosto una forma di evasione, una risposta emotiva a quegli eventi, più che un modo per affrontarli direttamente”. Perciò, in questi undici brani sono tornati a un modo più tradizionale di scrivere e registrare: “La cosa più importante era sederci tutti in una stanza, lavorare sulle canzoni e assicurarci che funzionassero”. Il risultato è un suono più organico, con veri tamburi, basso, chitarre acustiche e mandolino.
Dopo In Dream, Violence ed EBM, tre lavori segnati da una forte esplorazione elettronica, il gruppo ha sentito il bisogno di cambiare metodo: “Erano dischi meccanici, robotici. Ora siamo tornati a suonare tutti e cinque insieme in una stanza”. Surface, Echo & Sound è nato in campagna, nel Gloucestershire: “Stavo per andare in tour con il mio disco solista, There Is Nothing In The Dark That Isn’t There In The Light – spiega Smith – e volevo trascorrere un po’ più di tempo a casa prima di partire. Gli altri erano felici di venire da me e io ho potuto finalmente dormire nel mio letto”. Il cantante ricorda quell’estate ricca di cieli blu e aria polverosa, un’esperienza opposta a quella di EBM, realizzato a distanza durante il periodo del Covid: “Eravamo collegati online a inviarci idee, in un momento frustrante e traumatico per tutti. Ripensandoci, sembra quasi un luogo esistito solo nella nostra testa”.
A partire dal primo singolo The Rush, che racconta due persone che parlano in un bar e si aiutano a vicenda, i temi di vicinanza, amore e connessione umana ritornano in tutto il nuovo disco come risposta all’ansia e al rumore del mondo. “Ci concentriamo sulle persone con cui siamo, sul tempo che abbiamo, su chi amiamo”, spiegano, mentre il mondo esterno resta sullo sfondo. In passato gli Editors hanno affrontato tensioni geopolitiche, e Violence è stato “probabilmente il punto in cui ci siamo spinti più vicini a rispondere direttamente agli eventi mondiali, ma anche in quel caso si è trattato di una reazione emotiva piuttosto che di un modo per risolvere i problemi”.
C’è poi l’intelligenza artificiale, che gli Editors hanno trattato come un motore di ricerca evoluto: “L’abbiamo usata per cose stupide, come capire in che modo Brian May avesse ottenuto un determinato suono di chitarra o come cambiare l’input MIDI su vecchie tastiere”. Per i due musicisti, l’IA può far risparmiare il tempo che prima si perdeva su un manuale di istruzioni ma resta uno strumento estraneo alla creazione artistica: “Non siamo convinti che riuscirà a ricreare la musica con la stessa narrazione umana. E non fa parte della nostra vita, abbiamo 45 anni”.
In un’epoca in cui tutto è immediato e a portata di mano, la musica richiede pazienza e dedizione. “Per fare qualsiasi cosa che valga la pena ci vuole tempo – spiegano Smith e Williams – come ad esempio un album, un film, scrivere libri, imparare uno strumento o essere una buona band. Non tutto può essere o deve essere istantaneo”. Lasciare respirare le canzoni, accettare la fatica e il valore del lavoro artigianale per trasformare l’esperienza individuale in qualcosa da condividere con il pubblico: questa è la sintesi del metodo scelto per assemblare Surface, Echo & Sound.
Per gli Editors, la musica ha il compito di sollevare l’essere umano dalla sua quotidianità, “fornire un po’ di positività spirituale, tirarti fuori dall’ordinario, darti speranza o luce quando le cose sono spaventose e buie, rivelarti qualcosa di ultraterreno che ti fa pensare ed elevare la tua anima”. Perché, come ammettono, “noi siamo solo una band indie che cerca di tirare le corde del cuore ed evocare una risposta emotiva”.