Il controcanto di Enrico Ruggeri

“Nei Promessi Sposi assaltavano i forni e rubavano il pane, oggi le Nike”. Con il suo nuovo libro di racconti Personaggi e interpreti, il cantautore milanese intreccia finzione e cronaca. E, quasi per destino, risuonano con le violenze degli ultimi giorni. Ma c'è spazio anche per l'amore

21 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:18
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“Nei Promessi Sposi le persone assaltavano i forni spinti dalla fame, oggi si svaligiano i negozi per le Nike. Cercano di prendersi oggetti voluttuari che non si possono permettere, animati dalla rabbia di vedere i propri coetanei con le scarpe belle”. Enrico Ruggeri rispolvera i tumulti manzoniani per raccontare le recenti proteste a Milano, in occasione dell’uscita di ”Personaggi e interpreti”, il suo nuovo libro di racconti, accompagnati dalle opere di Remo Rachini, pubblicato per La nave di Teseo.
Nella raccolta, le storie intrecciano finzione e cronaca e, scherzi del destino, alcune storie sembrino scritte all’indomani dei fatti di Milano. Ambientato nelle periferie, “I ragazzi che volano via” racconta il conflitto tra il desiderio di riscatto e una società che misura il successo attraverso il denaro. “La Chiesa combatte una battaglia perduta – spiega – perché oggi tutti vogliono sedersi al tavolo principale”. È venuta meno anche la capacità di gestire i cortei: “Il Partito comunista aveva un servizio d’ordine, perché sapeva che potevano avere un valore dirompente. Negli anni Settanta e Ottanta erano segnali importanti di dissenso, oggi nessuno è più in grado di coordinarli”.
“L’attore” è invece una riflessione sulla necessità di restare visibili sui social: “Se non posti non esisti”. Una dinamica che coinvolge anche i politici: “Devono sempre puntualizzare, precisare e non possono sparire”. Del resto, osserva Ruggeri, “sono loro i primi influencer”. E non solo loro. Sul sacco di Milano hanno preso posizione anche i rapper. Marracash ha salutato gli scontri – “Con le buone non cambi le cose, aspettavo questa reazione da tempo” – e Fedez gli ha risposto dal Pulp Podcast, mettendo in guardia i ragazzi dagli “artisti ricchi che vi sostengono”: “Al vostro fianco non c’è nessuno, è solo opportunismo”. Il vostro rapper preferito, ha aggiunto, a fine giornata tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton. Dalle Nike saccheggiate alle borse firmate in passerella, è la stessa fame di status: cambia solo chi può permettersela.
“Il sole d’Europa”, ambientato in un futuro distopico dominato dall’intelligenza artificiale, descrive una società in cui i cittadini subiscono decisioni dall’alto. “Noi votiamo della gente, ma poi le decisioni vere non vengono prese da quelli che noi abbiamo votato. Io non ho deciso di passare dalla lira all’euro, né di bermi la bottiglia col tappino attaccato”, spiega la voce dei Decibel. “Succedono delle cose che ci travolgono e di cui noi siamo solo protagonisti passivi”. Il confronto con il passato emerge anche da un ricordo personale: “Con i risparmi invernali di mia madre, facevamo due mesi di albergo al mare d’estate”. Oggi, osserva, “una famiglia può permettersi appena quattro giorni di vacanza”.
“Il matrimonio di Maria” lascia spazio anche alle relazioni e ai sentimenti, uno spunto per tornare su due brani che Ruggeri ha scritto per Fiorella Mannoia, “I dubbi dell’amore” e “Quello che le donne non dicono”. L’amore, per l’autore di “Mistero”, “è uno dei cardini della musica, puoi trattare lo stesso argomento in maniera misera oppure scrivere 'La cura'”.
Quello di Ruggeri è un percorso artistico nato in anni in cui la discografia sapeva attendere la maturazione degli autori: “Il mio primo contratto da solista fu per cinque album. Vasco Rossi, Franco Battiato e Fabrizio De André non hanno mica sfondato al primo singolo: avevano un’esigenza di comunicare e il tempo per farlo”. Oggi, invece, “sei obbligato a piacere al primo singolo e questo abbassa infinitamente il livello artistico”.
Tra gli autori di oggi, cita Lucio Corsi: “Lui è uno che scrive perché ha bisogno di scrivere. Sicuramente ascolta più David Bowie che il singolo di successo di oggi, si capisce che è uno che la musica la maneggia”. Nelle sue trasmissioni radiofoniche, Ruggeri ha sempre cercato di dare spazio anche ad artisti poi affermatisi a Sanremo, come Fulminacci, Ditonellapiaga e i Santi Francesi. “Io mi batto per una serie di persone che fanno musica per esigenze personali”, afferma.
Quanto a un suo ritorno al Festival, Ruggeri non lo esclude, ma ammette che oggi si sentirebbe a disagio: “È un mondo completamente diverso da quello che sono abituato a frequentare e probabilmente non sarei attrezzato per affrontarlo. Oggi c’è tutto un mondo social aggressivo e prepotente”. Se tornasse, scherza, sarebbe nella quota dei “super over”.
Nel 2027 il cantante di Mistero e Peter Pan compirà settant’anni, a cinquant’anni dall’esordio e a quaranta da Si può dare di più, cantata con Gianni Morandi e Umberto Tozzi. “Voglio suonare tanto l’anno prossimo”, dice, pensando anche a molte sue canzoni del passato che conservano una loro attualità. Più che guardare ai traguardi raggiunti, “preferisco giocare a ribadire dei concetti, delle primogeniture”.