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Cinquant'anni di U2, tra rock senza tempo e cause sociali
La band di Dublino festeggia mezzo secolo di attività annunciando il nuovo album, "Carnaval de Luz". Dall'Irlanda a Joshua Tree, la storia di quattro ragazzi che hanno influenzato generazioni di musicisti

Foto ANSA
Quante band famose vi vengono in mente che non abbiano mai cambiato formazione dal primo giorno? Alcune ingannano la memoria – gli Smiths hanno iniziato con una lineup diversa da quella che ha registrato i quattro album storici, e come dimenticarsi dei due Beatles degli albori, Stuart Sutcliffe e Pete Best? – altre hanno cambiato formazione in modo così compulsivo da diventare ufficialmente delle one man band (Nine Inch Nails) o delle barzellette tra musicisti (Dave Mustaine dei Megadeth). Su altre, infine, è ancora presto per esprimersi (i Muse sono sulla buona strada). La risposta per eccellenza a questa domanda si trova sotto gli occhi di tutti e festeggia oggi le nozze d’oro: gli U2. La band di Bono Vox (ma anche di The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr.) ha spento le sue prime 50 candeline, annunciando per l’occasione il titolo del nuovo album, Carnaval de Luz, che uscirà il 13 novembre e avrà al suo interno anche una collaborazione con Dolly Parton.
Le facce dei quattro giovanissimi musicisti (quando si incontrano, Bono e Clayton hanno 16 anni, The Edge 15 e Mullen 14) formano un quadretto sul retro della copertina del debutto, Boy. Basta ascoltare l’apertura del disco, affidata all’instant classic I Will Follow e al suo iconico scampanellio, per accorgersi che con questo si apre un capitolo di storia della musica contemporanea. Nel giro di tre anni, gli U2 raggiungono la consacrazione come rockstar internazionali con War, il disco di Sunday Bloody Sunday e New Year’s Day, celebrato lo stesso anno nell’incendiario album dal vivo Under a Blood Red Sky. Dentro questi primi lavori si possono già riconoscere i marchi di fabbrica della band: la voce baritonale di Bono (vero nome Paul David Hewson), la precisione quasi maniacale della chitarra di The Edge (David Howell Evans) e soprattutto una profonda spiritualità. La componente religiosa (alcuni critici musicali lo hanno definito “cristianesimo rivoluzionario”) ha sempre caratterizzato gli U2, ad eccezione di Clayton, e li ha resi una mosca bianca in un panorama musicale dominato da sesso, droga e rock’n’roll.
Questi 50 anni di carriera hanno visto la band di Dublino attraversare eventi storici, mode che cambiano e fasi personali e artistiche più o meno disparate, dalla gita negli Stati Uniti con i produttori Brian Eno e Daniel Lanois da cui è nato il leggendario The Joshua Tree, alla svolta dance pop di Zooropa e Pop, al ritorno alle origini con All That You Can’t Leave Behind prima e How to Dismantle an Atomic Bomb poi. Gli U2 hanno registrato nella Berlino post caduta del muro, atterrando nella capitale tedesca proprio in quel 3 ottobre 1990 che segna la riunificazione della Germania. Hanno presentato un album a Cupertino insieme alle attesissime novità Apple, distribuendolo automaticamente su tutte le librerie iTunes del mondo. Hanno lanciato un tour con un palco futuristico al centro dell’arena (U2 360°), riempiendo gli stadi di tutto il mondo. Hanno invitato sul palco dell'AccorHotels Arena di Parigi gli Eagles of Death Metal, la band che si esibiva al Bataclan durante gli attacchi terroristici del 13 novembre 2015, suonando insieme People Have the Power di Patti Smith. Dall'anno 2000 hanno registrato ininterrottamente sold out a ogni concerto di ogni loro tour.
Di pari passo con la carriera musicale ci sono state le numerose prese di posizione della band su diverse questioni sociali e politiche, dal sostegno all’Accordo del Venerdì Santo che mise fine ai “Troubles” nordirlandesi, alla difesa di Aung San Suu Kyi durante la sua lotta nonviolenta contro la dittatura militare burmese negli anni ’90. Anche le iniziative di beneficenza di Bono e soci sono state numerose, con raccolte fondi per la ricostruzione di New Orleans dopo l’uragano Katrina, per la lotta all’Aids nel Sudafrica del post apartheid e per i medici impegnati a contrastare la pandemia di covid-19 nel 2020.
Ovviamente non mancano le critiche: gli U2 sono spesso sminuiti da tanti puristi musicali, che criticano la loro evoluzione sonora dopo i primi album e li considerano artisti pop di poco spessore. Alcuni critici, all’uscita di How to Dismantle an Atomic Bomb, rinfacciarono alla band le parole pronunciate da Bono in un momento di crisi creativa: “Al secondo disco brutto di fila che faremo ci scioglieremo”.
Anche l’impegno sociale della band è stato criticato a più riprese da chi lo ritiene una mera facciata: in molti giudicarono gli U2 degli ipocriti quando nel 2006 spostarono nei Paesi Bassi la sede della U2 Limited, una società che gestisce parte della loro fortuna, in seguito a una modifica della legge irlandese sul fisco. Altri, invece, lo trovano semplicemente irritante: Noel Gallagher disse a Rolling Stone di non sopportare i loro concerti perché “Quando vedi dal vivo U2 o Coldplay, sai già che ti dovrai sorbire un sermone su un fottuto popolo che muore di fame”.
Gli U2 possono piacere o meno. Possono essere visti come artisti illuminati o come scaltri approfittatori della loro fama. Ma dopo mezzo secolo di carriera e 170 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, i quattro musicisti sono prima di tutto una band capace di parlare a tante persone. Hanno realizzato One, Where the Streets Have No Name, Beautiful Day e City of Blinding Lights, solo per citarne alcune, e ispirato generazioni di musicisti. Sono stati capaci di spaziare come pochi altri dalla new wave alla dance, al rock puro e semplice.
Di questi 50 anni di U2, ciò che rimane è prima di tutto quella musica, con la chitarra di The Edge (che non a caso è stato protagonista insieme a Jimmy Page e Jack White di uno dei più celebri documentari sulla chitarra elettrica, It Might Get Loud) e la voce senza tempo di Bono, che Billie Joe Armstrong, frontman dei Green Day, descrisse come: “50 per cento Guinness e 10 per cento sigarette – il resto è tutta religione!”.