Musica
Wounded Soldier e le altre •
La guerra in Ucraina vive ancora nelle canzoni. Parola degli Interpol
Nel nuovo album della band, la storia di un soldato ucciso da un drone. Prima di loro U2, Ed Sheeran, Pink Floyd e Scorpions. Quattro anni di musica davanti a un conflitto che rischia di diventare solo un’immagine sullo schermo
C’è un soldato ferito, da qualche parte nella neve. A casa lo aspettano, ma lui non tornerà. Intorno a lui, solo sangue e silenzio. “Wounded Soldier”, il brano degli Interpol contenuto nell’ultimo album della band, “This Mirror Weighs a Ton”, uscito il 28 agosto, parte dai filmati di droni e dai contenuti del conflitto russo-ucraino condivisi sui social media. “Quanto è orribile che ci si possa connettere e assistere agli ultimi istanti di vita di un soldato”, spiega Paul Banks, cantante della band. “Non ci si può desensibilizzare a queste cose. Forse è il vecchio cliché dell’essere genitori, del sentire quanto sia preziosa ogni vita, ma è tutto così triste”.
Per anni Banks ha guardato soprattutto dentro di sé, cantando di solitudine e depressione. Con questo brano guarda fuori, verso il mondo e la guerra che attraversa l’Europa. È uno dei primi momenti apertamente politici degli Interpol e l’inizio di una storia più ampia: quella di come l’Ucraina sia entrata, negli ultimi anni, nella musica internazionale. Se nel 2022 c’era l’urgenza di reagire, di farsi sentire contro l’invasione russa, negli anni successivi sono arrivate le storie individuali, le collaborazioni con musicisti ucraini, le immagini e i video musicali dal fronte.
Nel febbraio 2026 gli U2 hanno pubblicato “Days of Ash”, un ep di sei tracce costruito intorno a guerre, morti e crisi politiche contemporanee. L’ultima canzone, “Yours Eternally”, è ispirata a Taras Topolia, cantante degli Antytila e soldato ucraino, ed è cantata insieme a Ed Sheeran. È scritta come una lettera dal punto di vista di un militare al fronte. Il brano riporta a un incontro del 2022, quando Bono, The Edge e Topolia si esibirono insieme a Kyiv, in una stazione della metropolitana trasformata in rifugio antiaereo. Anche Ed Sheeran aveva coinvolto gli Antytila, quattro anni prima, per una versione alternativa di “2step”. Topolia aveva scritto e cantato in ucraino la propria parte mentre era impegnato nella difesa territoriale.
Nel 2026 è arrivato anche il secondo capitolo del progetto di War Child, “HELP(2)”, con Arctic Monkeys, Depeche Mode, Pulp, Fontaines D.C., Olivia Rodrigo, Beck e altri. Il progetto sostiene il lavoro di War Child a favore dei bambini colpiti dai conflitti in tutto il mondo. Nel 2024 i Within Temptation hanno pubblicato “A Fool’s Parade” insieme al musicista ucraino Alex Yarmak. È una canzone sulla guerra, sulla propaganda e sulla manipolazione dell’informazione, con un video girato nella capitale ucraina. Anche Kate Bush è tornata, indirettamente, sulla guerra. “Snowflake”, canzone del 2011, è alla base di “Little Shrew”, un cortometraggio animato realizzato nel 2024 sui bambini coinvolti nei conflitti. Il progetto è nato dopo l’inizio dell’invasione russa, e il film è ambientato in un paesaggio devastato dalla guerra. La canzone non era stata scritta per quell’occasione, ma è proprio la guerra ad averle dato un altro significato.
Nel 2023 gli Imagine Dragons hanno raccontato, con “Crushed”, la storia di Sasha, 14 anni, sopravvissuto a cinque mesi di occupazione russa del suo villaggio, Novohryhorivka, nella regione di Mykolaiv. Nel video cammina tra le case distrutte. Il cantautore statunitense Brad Paisley ha pubblicato invece “Same Here”, un brano che incorpora un intervento parlato di Volodymyr Zelensky.
C’è poi il caso, più malinconico, degli Scorpions, che nel 2022 hanno cambiato le parole di “Wind of Change”. Al posto dei riferimenti a Mosca e Gorky Park, la band aveva inserito l’Ucraina: “Now listen to my heart / It says Ukraine”. Una canzone diventata simbolo della fine della Guerra fredda si è trasformata così nel commento musicale a un’altra guerra europea.
Pochi giorni dopo l’invasione del 24 febbraio 2022, Andriy Khlyvnyuk, cantante dei Boombox, ha lasciato il tour americano ed è tornato in Ucraina. Da Kyiv ha registrato a cappella “Oi u luzi chervona kalyna”, una canzone patriottica ucraina. David Gilmour è venuto a conoscenza di quel video e ha deciso di costruirci sopra una nuova canzone dei Pink Floyd. È nata così “Hey Hey Rise Up”, pubblicata nell’aprile di quell’anno.
Sting ha ripreso per chitarra e violoncello “Russians”, scritta nel 1985, quando Stati Uniti e Unione Sovietica si guardavano attraverso lo specchio di una minaccia nucleare. Anche la band finlandese The Rasmus ha reinterpretato “In the Shadows” insieme ai Kalush Orchestra, vincitori dell’Eurovision del 2022, trasformandola in “In the Shadows of Ukraine”.
Nel 2022 la musica reagiva alla guerra quasi in tempo reale. Quattro anni dopo, invece, è cambiato il modo in cui la guarda: droni, mappe, reel, notifiche su Telegram, immagini che scorrono e subito lasciano posto ad altre. “This is not a show, this is how it goes”, canta Banks. Non è uno spettacolo, è così che va. Ma forse oggi la musica chiede soltanto di guardare senza smettere di vedere.