Musica
31 luglio 1975 - 28 luglio 2026 •
Kavinsky trasformò la notte in una colonna sonora
È morto il producer francese, autore di "Nightcall" e tra i padri della synthwave. Due album in vent'anni sono bastati per lasciare un segno nella cultura pop. Dai Daft Punk ai videogiochi, la sua musica ha trovato la consacrazione sul grande schermo prima ancora che nei club
Kavinsky al Renault Festival di Chalet des Iles nel giugno 2025 (Photo by Kristy Sparow/Getty Images)
È morto martedì sera nel suo appartamento di Parigi, a cinquant'anni. Vincent Belorgey, in arte Kavinsky, lascia dietro di sé una carriera fatta di due album in vent'anni e una manciata di ingaggi nei festival elettronici europei. Ma soprattutto lascia "Nightcall". Tutto il resto – l'amicizia coi Daft Punk, la stima di dj affermati come Jackson Fourgeaud e Quentin Dupieux, le colonne sonore per videogiochi – orbita intorno a quei quattro minuti di sintetizzatori e voce distorta.
Ma non è la solita parabola dell'one-hit wonder. Per un dettaglio almeno. Perché prima di essere ascoltata, "Nightcall" è stata "vista". Nel 2011 arriva al grande pubblico grazie ai titoli di testa di "Drive", il film di Nicolas Winding Refn con Ryan Gosling al culmine del suo minimalismo action-glamour. E funziona perché si appoggia a un immaginario visivo e sonoro che circolava già da decenni, pronto per essere riconosciuto. È l'ultimo anello di una tradizione musicale cominciata coi Kraftwerk, che nel 1974 dedicano un intero album, "Autobahn", al viaggio in automobile come esperienza mistica: ventidue minuti di pulsazione elettronica per raccontare l'unica forma di solitudine pubblica che il Novecento abbia inventato, quella dentro un abitacolo. Uno spazio in cui essere insieme in movimento e fermi, esposti e protetti. Una cavalcata a motore proseguita con Giorgio Moroder, che trasforma quel battito in un linguaggio da colonna sonora ("American Gigolo", "Scarface") e con i Tangerine Dream, che compongono per Michael Mann in "Thief" un tappeto di synth per accompagnare inquadrature notturne di città deserte. E ancora, la serie tv "Miami Vice", con la sua estetica di neon rosa e blu su asfalto bagnato, di cui la synthwave riattiva il repertorio visivo negli anni Duemiladieci, immaginando gli anni Ottanta più cupi e più eleganti di quanto siano stati davvero. Kavinsky, pioniere del genere, ne detta le regole: basso come un battito cardiaco, voce filtrata attraverso i finestrini, un solo accordo che si ripete, a imitare la monotonia ipnotica di una riga di mezzeria, di una lingua d'asfalto. Non stupisce che proprio questi tratti – pensati per restare sullo sfondo, mai per il primo piano – abbiano funzionato meglio fuori dai club che dentro. Prima ancora, un'altra sua canzone, "Testarossa Autodrive", era finita nelle colonne sonore di due videogiochi: Grand Theft Auto IV e Gran Turismo 5. E nel 2013 il singolo "Odd Look" è diventato la base di uno spot della Bmw.
Quelli di Kavinsky sono brani che arrivano già dentro a un'immagine, e che l'orecchio recupera dopo, per associazione. Si riconosce "Nightcall" per la scena di Gosling che guida di notte con i guanti in pelle. Si ricorda "Testarossa Autodrive" perché è quella del caricamento di un videogioco. È il rovesciamento dell'ordine tradizionale della scoperta musicale, che di solito funziona più o meno così: prima il suono, poi, se va bene, l'immagine che lo accompagna: un video, un concerto, una copertina.
Un'ultima ironia riguarda chi ha prodotto "Nightcall": Guy-Manuel de Homem-Christo, uno dei Daft Punk. Il duo francese ha costruito la propria fortuna sul nascondere il volto dietro un casco per obbligare il pubblico a concentrarsi solo sul suono. Kavinsky invece ha lasciato che il suono sparisse dentro il volto di qualcun altro. Dietro un parabrezza, illuminato a tratti dai lampioni.
