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Il linciaggio social di Boy George, che dedica una canzone alle vittime del 7 ottobre
“Tu dici genocidio, io dico guerra” recita “We Will Dance Again” del cantante britannico. Un brano che molti hanno percepito come un tradimento da parte di un'icona del mondo woke, che nel corso della sua carriera ha attaccato personalità come Margaret Thatcher e J. K. Rowling
Foto ANSA
“Tu dici genocidio, io dico guerra”. Così inizia la canzone a tempo di pop-reggae che Boy George ha dedicato alle vittime dell'attacco di Hamas del 7 ottobre: che è intitolata “We Will Dance Again”, come la frase che è stata usata dagli israeliani per esprimere speranza e solidarietà in seguito alla strage ed è stata anche il titolo di un acclamato documentario sull'evento; e che nel video è riportata in ebraico. “Balleremo di nuovo”, in riferimento all'attacco al festival musicale Nova dove i partecipanti furono “assassinati per il crimine di aver ballato”: morirono 344 civili e 34 membri delle forze di sicurezza israeliane, mentre altre 44 persone furono prese in ostaggio.
Immediate e violentissime le polemiche. “Nauseante”, “vergogna”, “orribile”, “mostro” sono alcuni degli insulti che sono volati sui social, tradendo l'irritazione di quello che viene percepito come un tradimento da parte di un'icona del mondo woke. Vero nome George Alan O'Dowd, nato a Londra il 14 giugno 1961 da un muratore dublinese e da una donna che aveva lasciato la bacchettona Irlanda dell'epoca per sfuggire allo stigma di madre nubile e che il padre riempiva di botte anche quando era incinta di lui, della sua infanzia Boy George ha parlato come di “una triste canzone irlandese”. Gay dichiarato e tossicodipendente al punto che nel 1986 il Sun gli aveva pronosticato solo otto settimane di vita, icona dell'androginia e della diversità sessuale, nel 1988 aveva cantato il duro brano di protesta “No Clause 28” contro una legge voluta da Margaret Thatcher per vietare di “promuovere l'omosessualità nelle scuole”: un brano ancora più provocatorio, per l'utilizzo di un inserto audio con la voce dell'allora primo ministro. Culture Club si chiamava la band con cui divenne famoso: “club culturale” in omaggio al primato di inclusione e rappresentatività dell'essere costituita da un cantante di origine irlandese, un bassista nero giamaicano, un batterista ebreo e un chitarrista inglese.
Anche altri suoi pseudonimi e gruppi di cui ha fatto parte hanno rappresentato “nomi parlanti” del genere. “Angela Dust” è infatti un palese richiamo all'espressione inglese “angels' dust”, la polvere degli angeli, in cui è chiaro il riferimento all'allucinogeno fenciclidina. “Jesus Loves You” era un progetto musicale che mescolava elementi religiosi di diversa provenienza. “Dubversive” fondeva “dub”, “doppio” e anche nome di un sottogenere del reggae, e “subversive”, sovversivo. “The Twin”, il gemello o i gemelli, riprende il tema del doppio. E nel 2025 ci fu anche una sua polemica durissima contro J.K. Rowling. Cinque anni prima, l'autrice della saga di “Harry Potter” aveva condiviso opinioni secondo cui solo chi è nata biologicamente donna può definirsi tale. “Le persone trans sono chi dicono di essere e meritano di vivere la loro vita senza essere costantemente messe in discussione o sentirsi dire che non sono chi dicono di essere”, aveva commentato Emma Watson, che nei film tratti dalla saga aveva interpretato Hermione Granger. “Come altre persone che non hanno mai sperimentato la vita adulta senza l’ombra di ricchezza e fama, Emma ha così poca esperienza della vita reale che ignora quanto sia ignorante”, le aveva risposto la scrittrice. A quel punto Boy George aveva a sua volta commentato: “A chi importa cosa pensa J.K. Boring [inglese “boring” significa “noioso”] di qualsiasi cosa? È la più noiosa delle noiose. La mia vita reale se ne infischia della sua narrativa. Io sto con Emma Watson. Lei è un 'cavallo di fuoco'. Rowling è un 'serpente di legno'". Ma i due avevano già avuto in precedenza altri scontri, in cui il cantante aveva reiteratamente tacciato la scrittrice di omofobia.
Nel curriculum di Boy George c'è poi anche “The War Song”, con cui i Culture Club avevano raggiunto il secondo posto nelle classifiche del Regno Unito nel 1984, e il cui ritornello recitava: “La guerra è stupida e la gente è stupida / E l'amore non significa niente in certi strani ambienti”. Ma ora i versi di questa ultima canzone sembrano appunto in parte correggere questa asserzione. “Quando vieni attaccato, è a questo che serve l'esercito”, canta Boy George, che più avanti aggiunge: “Quando so che vuoi ucciderci tutti fino all'ultimo”. Il ritornello ripete: “Non ci sarà guerra. Ma se mai ti sentissi confuso, io sto dalla parte degli ebrei. Non mi sento coraggioso, ho solo bisogno di comportarmi da essere umano”.
Avendo evidentemente previsto gli attacchi che avrebbe ricevuto, la canzone contiene anche un attacco al movimento filo-palestinese e ai musicisti che hanno preso posizione contro Israele. “Condannate gli ebrei, con una memoria selettiva. Musicisti che sventolano bandiere, belando come pecore. La propaganda alimentata da Internet sembra così debole”, recita un altro passaggio del testo.