Madonna è caduta dalla torre del fighismo e ha bisogno di nuove trasgressioni

“Confessions II” rimette la cantante nel flusso suo disco più amato, quello del 2005, un dj-set continuo, condito da languori Abba-house. Ma è anche un progetto di esibizionismo

Immagine di Madonna è caduta dalla torre del fighismo e ha bisogno di nuove trasgressioni

Foto ANSA

C’è questo video del 1982 della prima esibizione di Madonna, sul minuscolo palcoscenico del Danceteria di New York, posto tanto sgarrupato quanto meraviglioso. Tutto è cool. Lei ha 24 anni e canta “Everybody”, che diventerà il suo singolo d’esordio, e l’esibizione non lascia indifferenti per convinzione, sebbene l’intonazione sia difettosa. Canta su una base registrata e ad accompagnarla ci sono tre boys in calzoncini corti, uno dei quali è Martin Burgoyne, il coinquilino che la introdurrà a Basquiat, Haring e Warhol, amicizie che la trasformeranno nella “it girl” della Grande Mela. Quarantaquattro anni più tardi Madonna, irriconoscibile per gli eccessi di chirurgia plastica, a bordo di una dune buggy, circondata da una comitiva di hipster e intonando “Music”, uno dei suoi inni, ha fatto un degno ingresso nell’half time show della finale della Coppa del Mondo di calcio, prima di farsi una passeggiata a centro campo con Ronaldo e Ronaldinho come chaperon. C’era qualcosa di imbarazzante in questa apparizione, ma non è semplice dire cosa, forse questioni d’illusioni andate in fumo.
Intanto online e negli ultimi negozi di dischi ha fatto capolino una copertina con la Vergine Velata di Giovanni Strazza, marmo ottocentesco che finge un velo trasparente sopra un volto immobile, dando l’illusione della carne scolpita nella pietra. E’ il modo in cui Madonna annuncia il nuovo album “Confessions II” sequel, a vent’anni di distanza, di “Confessions on a Dance Floor”. Perché quell’immagine, quel riferimento a un volto seminascosto? Può essere un punto di partenza per un sopralluogo sul personaggio-Madonna e le sue mutazioni, da incarnazione originale dell’appuntamento sexy tra “arte” e “pop”, a personaggio malinconico del presenzialismo camp, quello delle sfilate, delle inaugurazioni dei ristoranti per vip, delle stantie premiazioni dello showbiz. Altro che avanguardia… Anche se un fattore, seppure sfigurato, resta il perno della sua percezione: il suo corpo, eterna superficie di scandalo.
Agli esordi la trasgressione per Madonna era tematica: il crocifisso come gioiello di scena, la sfrontata appropriazione della cultura ballroom nera e queer di “Vogue”, il grande libro intitolato “Sex” (1992) che patinava la pornografia facendone un oggetto da salotto. Provocazioni semipedagogiche con cui Madonna insegnava al mainstream americano vocaboli quasi proibiti: il ballo, in quel momento, è strumento di liberazione, sul dancefloor il corpo ignora la morale e reagisce al ritmo. Con implicazioni: in Erotica la sensualità arrivava corredata da un impianto concettuale praticamente accademico, sul desiderio come forma politica.
E oggi? Cosa resta? Sicuramente, ancora la pista da ballo, costante di una carriera che ha spesso cambiato pelle. “Confessions II”, prodotto di nuovo con Stuart Price, rimette Madonna nel flusso suo disco più amato, quello del 2005, un dj-set continuo, condito da languori Abba-house. Qualcuno l’ha ribattezzato il “Padrino II” dei sequel discografici ed effettivamente in certi momenti funziona meglio dell’originale, anche se non ha un singolo capace di scalare le classifiche (però almeno presenta il pezzo con Sabrina Carpenter, “Bring Your Love”, che se non conquisterà le radio, colloca Madonna giusto accanto alla 26enne che può prendere il suo posto).
Già: Madonna deve individuare degli espedienti, perché è caduta dalla torre del fighismo e la cosa non le piace per niente. Quindi, come sempre, lavora sodo e questo nuovo album ne è la dimostrazione, ma deve fare i conti con il fatto che la sua presenza fisica nel mondo è diventata ingombrante, almeno quanto i corsetti di pizzo coordinati con quelli della figlia Lourdes, sui red carpet del prêt-à-porter. Non è più Madonna la cosa più interessante nella sala, tutto al più è la garanzia che nella sala succederà qualcosa di fotografabile.
La provocazione erotica si è capovolta: il tabù adesso non è più il sesso, è l’età. Ogni apparizione pubblica di Madonna viene letta come un referendum sui suoi lineamenti, non sulla sua musica, ma su quegli zigomi ridisegnati. E lei con l’ostinazione che le appartiene, combatte quest’ultima battaglia, come un fante in missione: l’eccesso cosmetico può avere la fase due, il pentimento chirurgico? Ed ecco che chi la criticava per essersi rifatta troppo, oggi la vede tornare – grazie a nuovi interventi – in una versione più “classica”. La sua trasgressione non sta più nel mostrarsi giovane a tutti i costi, ma nel rifiutarsi di scusarsi per aver fatto ciò che ha fatto su di sé. Il sarcasmo con cui liquidava chi la definiva “rovinata” – ironizzando sui gonfiori post-operatori – forse è la sua ultima provocazione.
Un ultimo dettaglio che completa questo quadro cubista: diversi ascoltatori professionali hanno avanzato sospetti sulle performance vocali di “Confessions II”: è possibile che la sua voce sia stata rimodellata con un modello AI della giovane Madonna, per restituirle quel timbro che la maturità ha reso roco, quasi baritonale? Ci sta e non bisogna abbandonarsi a banali rampogne: Madonna può aver scelto di innestare nella sua figurazione del presente la voce sintetica di quando aveva vent’anni, eco digitale del passato. Il volto rimodellato per modificare radicalmente i connotati, la voce artificiale per sfidare il tempo, il calendario mondano per restare visibile. Un progetto di esibizionismo che evoca la pianificazione di una performance. Oppure l’isteria del viale del tramonto.
Comunque, se qualcosa di sacro s’è perso, in quello che potrebbe essere il suo canto del cigno aleggiano misteri, false piste, maschere. L’album intanto sta vendendo bene, perché la ragazza conosce a menadito il suo mestiere. E, come quella statua velata, ci spiazza e ci confonde. Si può pensare che Madonna oggi non abbia voglia di fare sapere troppo di sé. Vuole esserci e non esserci, restare immanente, dando finalmente un significato mistico a quel nome che si scelse quando la montagna da scalare era altissima. Quasi impossibile. Quasi.