Wagner con l'AI. L’intelligenza artificiale debutta alla regia a Bayreuth

Il 27 luglio l’AI debutta a Bayreuth nella regia dell’Anello del nibelungo, il Ring. Non è un’occasione qualsiasi, perché il Festival celebra i 150 anni della prima assoluta. Sfide e rischi

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Immagine di Wagner con l'AI. L’intelligenza artificiale debutta alla regia a Bayreuth

Foto di Franck V. su Unsplash

L’intelligenza artificiale ha già dato prova di sé nel campo dell’arte. Ha dipinto quadri – uno venduto da Christie’s per 432.500 dollari –, vinto premi letterari, composto musica. Ma non si era ancora cimentata in una sfida da far tremare le vene e i circuiti: il 27 luglio l’AI debutta a Bayreuth nella regia dell’Anello del nibelungo, il Ring. Non è un’occasione qualsiasi, perché il Festival celebra i 150 anni della prima assoluta che inaugurò il teatro voluto da Richard Wagner. La nuova produzione si chiama “Ring 10010110 – Dal mito al codice”, con il numero 150 scritto in sequenza binaria, e farà concorrenza a quella del centenario, nel 1976, quando la regia fu affidata al ragazzo terribile Patrice Chéreau che, con la direzione di Pierre Boulez, diede vita a un Ring sovversivo, dove Wotan, padre degli dèi, è un industriale e i Nibelunghi, popolo di minatori, sono il proletariato. Dopo che Chéreau ha tradotto Wagner nel linguaggio di Marx, l’AI lo consegna all’immaginario digitale. Pare che il patrimonio di documenti a cui attingerà sia composto prevalentemente dalle messe in scena bayreuthiane del passato. Si sa che l’AI lavora statisticamente, tende alla media. Il rischio è un Ring enciclopedico, che assomiglia vagamente a tutti i Ring precedenti. E’ vero però che questa sarà la prima regia senza ego, e la cosa sarebbe piaciuta a Wagner, che nel suo teatro volle nascondere alla vista la buca dell’orchestra e quel vanesio del direttore.
Il mito del Ring è cosmogonico, risponde al più antico dei nostri desideri: assistere alla nascita del mondo. Viene esaudito nel Prologo, quando tre Ondine danzano nei flutti del Reno, attorno al bagliore dell’oro sommerso. Così comincia il mondo. La notte prima di morire, a Venezia, Wagner suonò al pianoforte il motivo delle Ondine, confessando alla moglie Cosima la vicinanza che sentiva per quelle melanconiche creature degli abissi. Ma il Ring mostra anche come il mondo finisce. Con l’oro rubato, il nibelungo Alberich forgia l’anello che dà potere assoluto a chi rinuncia all’amore. Il Ring è la storia della rete che Alberich tesse con l’oro maledetto, invisibile e infrangibile, avviluppando dèi, giganti ed eroi fino alla catastrofe. Nessuno, una volta preso, ne esce indenne. Il male non colpisce come una freccia. Agisce nell’ombra, dove si è ciechi. L’anello di Alberich non è un’arma ma una trappola in cui cade chiunque crede di tenerla in pugno.
Wagner dedicò il suo ultimo pensiero alle Ondine. Il Ring 10010110 ricomincia da lì. Il codice binario è la nuova acqua primordiale: tutto sembra nascere da 0 e 1, come un tempo pareva nascere dal fluire del Reno. Ma oggi molti si chiedono se l’AI possa diventare l’anello, e se Sam Altman, scavando non nelle viscere della terra ma nei server, sia il nuovo Alberich. Insuperabile è l’ambiguità del mito, come anche della realtà. Inesauribili sono i tesori della musica di Wagner, che custodisce i secoli già consumati, e quelli a venire.