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I cent'anni di Teddy Reno, la voce del Novecento
Ha lanciato (e sposato) Rita Pavone, fondato etichette, cantato per generazioni, tra radio alleate e Sanremo. Dalla prigionia durante la guerra al successo dello swing italiano, fino al Festival degli sconosciuti di Ariccia. Un secolo di Ferruccio Merk Ricordi

Teddy Reno e Rita Pavone (Ansa)
L'11 luglio 2016 uscì un doppio album per celebrare i suoi 90 anni. “Pezzi da... 90” appunto il titolo, con 36 tracce. Innanzitutto i suoi storici successi, in nuove versioni. Ma anche nuovi brani inediti e rarità pubblicate per la prima volta. Tra di essi anche “Uno come noi”: scritto e composto come omaggio a Papa Francesco, dopo un incontro in Vaticano tra i due. Adesso, l'11 luglio 2026 è arrivato ai cento anni. Il triestino Ferruccio Merk Ricordi, in arte Teddy Reno.
Il padre in realtà si chiamava Giorgio Merk von Merkenstein: ingegnere, famiglia aristocratica di origine austro-ungarica. La madre era l'ebrea romana Paola Sanguinetti, sorella del Giorgio Sanguinetti proprietario e direttore della grande azienda alimentare Arrigoni, con stabilimenti a Trieste e a Cesena. Una famiglia agiata, ma che col fascismo ebbe più di un problema. Il padre, in particolare, negli anni '30 dovette cambiare il proprio cognome “straniero” in Ricordi, per imposizione del regime. La madre dopo l'8 settembre 1943 fu ricercata per ragioni razziali, col figlio si rifugiò a Cesena presso il fratello, e lì lui frequentò l'ultimo anno del liceo classico. Nel giugno 1944, saputo che i repubblichini erano andati a cercarli nella loro casa di Trieste, si spostarono in un rifugio più sicuro a Milano Marittima, sotto falsa identità. Li proteggeva l'imprenditore alberghiero Ettore Sovera, che nel proprio Hotel Mare Pineta ospitava vari ufficiali tedeschi, ma nel contempo dava rifugio a partigiani, ebrei e prigionieri alleati in fuga. Il 12 dicembre i Merk-Ricordi furono però catturati dalle Brigate Nere e rinchiusi nel carcere di Codigoro. Fino alla fine della guerra Ferruccio divise con il padre una cella di tre metri per quattro, dormendo su un pagliericcio. Ma in quell'epoca il diciassettenne ascoltò la radio degli alleati e la voce di Frank Sinatra, comprendendo la sua vocazione.
Ferruccio aveva in effetti iniziato a cantare già da piccolo, esordendo nel 1938 appena dodicenne in un concorso per dilettanti a Rimini, con la canzone “Tu sei la musica”. E in carcere durante l'ora d'aria si metteva a intonare “Vienna Vienna”. Tornato nella sua città, esordì a Radio Trieste durante l'amministrazione alleata, lanciando la canzone “Eterno ritornello”, in triestino. Andò poi tra 1945 e 1947 a esibirsi presso le truppe Alleate in Europa, e nel 1946 durante una tournée in Germania con l'orchestra britannica di Teddy Foster mentre attraversava il Reno gli venne l'idea dello pseudonimo, mettendo assieme il nome del direttore d'orchestra e il fiume.
Di ritorno in Italia, nel 1948 a 22 anni Teddy Reno assieme all'altro triestino Lelio Luttazzi fondò a Milano la Cgd, Compagnia generale del disco. Con questa lanciò il suo primo successo “Addormentarmi così”, facendo conoscere all'Italia un nuovo genere tra lo swing e il confidenziale. Sempre nel 1948 iniziò a lavorare con la Rai di Torino, lanciando un successo dopo l'altro. Alcuni, omaggi alla sua città, come “Trieste mia”, o “Muleta mia”. Altri, incursioni nella canzone napoletana come “Aggio perduto o' suonno”, “Accarezzame”, “Na voce na chitarra e o' poco e' luna”, “Chella llà”; e nel 1959 vinse il Festival di Napoli. Altri successi ancora sono titoli come “Piccolissima serenata”, o “Come sinfonia”.
Fece inoltre popolari programmi radio, come “Nati per la musica” e “Punto interrogativo”. Riviste e Commedie Musicali, da “Rosso e nero” con Alberto Talegalli, Nilla Pizzi e Corrado a “L'adorabile Giulio” di Garinei e Giovannini, con Carlo Dapporto e Delia Scala. Film, tra cui “Totò, Peppino e la... malafemmina” di Canillo Mastrocinque , dove fa il nipote di Totò e Peppino De Filippo. Festival di Sanremo, dove nel 1953 arrivò sia secondo con “Campanaro”, sia terzo con “Lasciami cantare una canzone”. Programmi tv, in cui riuscì ad ospitare addirittura il cancelliere della Germania Ovest Konrad Adenauer.
Nel 1961 decise di fare un salto ulteriore, fondando la nuova etichetta discografica La Galleria del Corso e inventando il Festival degli sconosciuti di Ariccia, con l'obiettivo di scoprire nuovi talenti. Con la prima lanciò, tra gli altri, Bruno Lauzi. Il secondo fece conoscere Betty Curtis, Jula De Palma, Dino, Shel Shapiro, Mal, Claudio Baglioni, ma soprattutto Rita Pavone. “Mi arriva per il festival un nastro con questa voce particolare. Dico: 'Questa Pavone la voglio sul palco per la finale”, ha raccontato. Prima vincitrice del Festival nel 1962 a 17 anni, Rita Pavone lo avrebbe poi sposato il 15 marzo 1968 con rito religioso in Svizzera, dove si erano stabiliti, e di cui presero la cittadinanza (Teddy riprendendo anche il cognome originale Merk). Non senza polemiche: sia per i 19 anni di differenza di età; sia perché era già sposato con la produttrice cinematografica Vania Protti, dalla quale era separato dal 1960 e dalla quale divorziò dopo l'entrata in vigore della legge nel 1971. A quel punto Teddy Reno e Rita Pavone si sposarono anche civilmente, ad Ariccia.
Dal primo matrimonio Teddy Reno aveva avuto un figlio, e da lui due nipoti. Da Rita Pavone altri due figli. Pur rallentando l'attività, Teddy Reno non ha mai smesso di fare il cantante. Prima del l'album del 2016, un altro era uscito nel dicembre del 2007: “Se questo non è amore”, con i suoi più grandi successi in nuovi arrangiamenti, più il nuovo brano del titolo. Nel 2014 era pure uscito “Teddy Reno 70 anni (di carriera)”. Per l'album del 2016 Rita Pavone scrisse per lui la canzone “L'altra metà di me”, ma fu anche lei l'occasione del contatto con Papa Francesco. Come ha raccontato lo stesso Teddy Reno, “alla vigilia del Natale 2013, Rita riceve una telefonata. È un signore che si professa suo ammiratore e parla in una maniera particolare, con un leggero accento sudamericano. Mia moglie lo ringrazia e gli chiede: che fa di bello nella vita? E lui risponde: mi chiamano Papa Francesco. Rita non ci crede: non si fanno questi scherzi, dice. Poi è seguito un invito formale per un’udienza privata il 12 febbraio 2014 con tutta la famiglia”. Scoprì proprio dal Pontefice che “Addormentarmi così” in Argentina è cantatissima dai tifosi di calcio, e gliela eseguì.
“Sono felice di avere lottato per lui contro tutti”, dice ora Rita Pavone per questi 100 anni. “È una bellissima data. Il geriatra mi ha detto che Teddy ha una tale forza che potrebbe arrivare anche a 105 anni”.