Farsi (fare) male. “Sincero!”, un disco sulla fine dell'amore

Pop, asciutto, fisico. Rareș canta il coraggio che ci vuole a lasciar andare e la paura di cambiare. Corpi ingombranti, ossi di ciliegie e “robine” che si muovono nel petto. Un break-up album senza retorica (né nomi propri). “Alla fine bisogna solo andare avanti a cantare”

10 GIU 26
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Uno lascia l’appartamento in cui ha vissuto in coppia. Ha già un’altra stanza, le chiavi in tasca, ma per un mese continua a recuperare asciugamani e cianfrusaglie, a litigarsi libri, a riconoscere gli spazi che sta per perdere. È ancora dentro ed è già fuori. Rareș scrive un disco che sembra quell’appartamento: la fine di un amore mentre ci si è ancora immersi. Sincero!, undici canzoni sulla rottura di un rapporto, è nato in quel mese di mezzo. Uscito per Panico Dischi, con una copertina di Zuzu, artista micidiale e schietta come il titolo. Rareș ha ventinove anni, è nato a Birlad in Romania, cresciuto in Veneto, ha studiato musica elettronica al conservatorio di Bologna, adesso vive a Milano. E in Robina, una canzone di questo nuovo album, dice subito a che punto si trova: “Fammi del male / che almeno io mollo la presa”. Delegare all’altro il gesto che non si ha il fegato di compiere. “Voglio sempre essere quello lasciato. Sono in tanti a pensarla così. Onestà o mancanza di coraggio? Forse l’onestà è proprio dire che ci manca il coraggio”. Il confine sottile tra amore e bisogno: “Quando le cose si affrontano in due, la vita fa meno paura. Questo disco invece nasce dal mio timore del cambiamento”. Il grosso è nato sugli Appennini, nello studio del pianista Lorenzo Travaglini, con Tobia Novecento e Marco Giudici, ma con tanti altri, una ventina di persone in tutto. “Mi ritengo produttore, ma senza questa gente non avrei fatto niente”. Il pezzo centrale, L’amore è un’altra cosa, l’aveva scritto un anno prima, però qualcosa non quadrava. Lo ha chiuso da solo in studio da Giudici, aggiustando la seconda strofa: l’ultima cosa scritta del disco, e parla proprio del coraggio di lasciar andare.
Il break-up album è il formato più inflazionato che esista – da Alanis Morissette a Beyoncé a Taylor Swift – e per ciò è un formato pieno di trappole. Rareș lo prende di petto, al punto che voleva proprio quell’espressione come sottotitolo. “Il rischio”, dice, “è far sbordare la vita privata in quella musicale; eppure siamo tutti autobiografici, non si parte da altro. La difesa contro certa retorica, contro una possibile monotonia, sta nell’usare immagini precise”. Lei che si mangia anche gli ossi delle ciliegie, che se lo rigira come un disco: sembrano ricordi puntuali. “E forse lo sono, ma si attagliano a chiunque. È questo che fa scattare l’immedesimazione. Niente nomi, nemmeno inventati. Ci sono ovviamente persone reali che vivono all’interno della mia musica, ma lo fanno solamente come la percezione che io ho di loro. E quindi vanno protette”.
Il lavoro precedente, Femmina (2023), era ipertrofico, multilingue, un caos voluto. Se lì chiedeva all’ascoltatore di sedersi e abituarsi, qui Rareș fa il contrario: tutto suonato, strumentazione ridotta, testi limati all’osso. “Complicare il brodo è un modo per nascondere. Quando me ne sono accorto, ho iniziato a togliere. E non ho ancora finito”. Sincero! ha un gusto pop. Una parola che nella scena indipendente italiana si porta dietro un retrogusto che fa storcere diversi nasi, ma che Rareș rivendica senza troppe cautele. “Anch’io l’ho un po’ snobbato, il pop. Però il suo bello è che riesce a comunicare in maniera immediata. Quindi sì, vorrei fosse un disco pop. Spero lo sia abbastanza”.
E poi c’è parecchio (dolore) fisico: cuori in gola, ossa spostate, sorrisi che si crepano e facce che si sciolgono, quella “robina” che si muove – e poi esplode! – dentro il petto. Fino alla cover di “Strappacuore”, cantata insieme a chi l’ha scritta, il più che sincero Giovanni Truppi. In quel brano il corpo è dappertutto. “Ho un rapporto molto vivo con il corpo, mi parla tantissimo. Una delle cose che mi ha aiutato a crescere è accorgermi della somatizzazione, vivere il corpo come un ecosistema”.
Il disco si chiude su Credi. “Se l’avessimo saputo / che era l’ultimo abbraccio / ti avrei stretta più a lungo”. Una nota alta, di musica festosa, mentre le parole vanno da un’altra parte. Dopo undici canzoni sulla sua fine, Rareș si sente più libero o più convinto che l’amore sia la cosa più complicata che esiste? “Un giorno l’una e un giorno l’altra. Ma niente chiude, se non la morte. Alla fine bisogna solo andare avanti a cantare”.