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L'eccezione delle Bambole di Pezza
Dopo “Resta con me” a Sanremo 2026, la band tutta al femminile pubblica il quinto album e parte in tour con la missione di “rompere il sistema dall'interno”. Dalla risposta virale a Sanremo al diritto di restare “vere e sporche in un mercato che consuma tutto in quindici secondi”
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30 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 02:41 PM

Bambole di Pezza
“Sanremo è stato il megafono necessario per rompere un sistema abituato a guardarci come un'anomalia. Abbiamo fatto capire alle nuove generazioni che una donna non deve per forza essere solo una cantante ma può prendersi l'intero palco con una chitarra distorta in mano”. Le Bambole di Pezza raccontano al Foglio la loro prima volta al Festival e l'equazione perfetta dietro il loro nuovo album “5”. Cinque come le componenti della band, come i loro dischi, come le dita di una mano. Una simbologia capace di raccontare un equilibrio perfetto tra Dani, Morgana Blue, Cleo, Xina e Kaj, in un mercato dominato dalle piattaforme digitali e da TikTok. “Questo disco è un figlio artistico”, spiegano. “C'è dentro tutto, dalla simbologia del numero cinque alla lotta contro la violenza sulle donne”. Il nuovo progetto discografico arriva dopo “Resta con me” portata all'Ariston. Un brano che è una richiesta elementare quanto rivoluzionaria: restare uniti e umani per resistere alla tentazione della fuga, in un mondo che spinge all'evasione costante. La loro esperienza ligure si è chiusa con un dibattito acceso sulla parità di genere dopo una risposta diventata virale: “Non vogliamo potere in casa, lo vogliamo fuori”. Un atto politico in un Ariston che le ha viste come l'unica band interamente femminile in 76 anni di storia. “Il segreto per continuare a sopportarsi dopo vent'anni è credere ferocemente in quello che facciamo e aver vissuto abbastanza esperienze incredibili insieme da non poterne fare a meno”. Noi, spiegano, “volevamo dimostrare che una band di sole donne è una realtà professionale, non un progetto creato a tavolino”.
“5” corre sulla linea sottile tra energia punk e analisi del presente. Nel brano “FOMO del sabato sera”, le Bambole fotografano il paradosso di una generazione iperconnessa ma isolata, persa tra i grattacieli di Milano. “Non è una critica sociale, è il racconto del mondo in cui viviamo. Oggi la movida sembra un passaggio obbligato, un dovere a cui partecipare per non sentirsi esclusi”. Invece noi, sottolineano, “preferiamo stare a casa con i gatti e i cani, cercando il senso della vita dentro una granita”. Ma con “Antiproiettile” il disco trova la sua missione morale. Nato come un brano contro la violenza sulle donne, ha subìto una metamorfosi musicale profonda: “L'abbiamo smontato e rimontato finché non è diventato un manifesto di resilienza. Le ferite non annullano l'energia, la rafforzano”. Una forza presente anche in “Glitter!”, definita la loro “revenge song”, una rottura sentimentale trasformata in emancipazione luminosa. Spazio anche al “cortocircuito emotivo” di “Occhi di Gatto” insieme a Cristina D'Avena, un incontro tra l'infanzia e il punk che ha già infiammato l'Ariston durante la serata dei duetti. In un'epoca in cui la musica si misura in reel da quindici secondi, le Bambole di Pezza rivendicano il diritto alla “sporcizia” del rock. La loro è una storia di resistenza fatta di centinaia di live e aperture a giganti come Sex Pistols, Mötley Crüe e Def Leppard. Hanno attraversato i decenni vedendo cambiare i gusti del pubblico. Eppure, oggi, “l'unico vero linguaggio antisistema resta il rock. È libertà allo stato puro. A volte devi scendere a patti con le radio ma noi restiamo delle outsider”. Il quintetto si rivolge “a chi si sente diverso, dai bambini agli over 70. Vogliamo che anche gli uomini facciano lo switch mentale e si riconoscano nei nostri testi”. Perché, dicono, “la sensibilità non ha genere e noi siamo un po' maschiacce”.
Dal 15 aprile, la sfida si sposterà finalmente dal digitale al palco. Il “Club Tour 2026” partirà dal Fabrique di Milano, per poi toccare Firenze, Padova, Torino, Bologna, Roma e Napoli. “Saranno concerti ricchi di contrasti, tra i pezzi storici e la nuova legnata di basso e chitarre. Come un gusto di gelato variegato”, promettono. È la dimensione live, del resto, a dare un senso profondo a tutto. È il momento in cui la “sorellanza punk” smette di essere un'idea per diventare rumore, effetti e realtà. In un mercato che consuma tutto in pochi secondi, le Bambole di Pezza scelgono di restare vere, sporche e dove il rock non ha ancora imparato a chiedere scusa.