La strategia anti web dei regimi africani

Durante le primavere arabe, i social media furono elogiati unanimemente come strumento straordinario attraverso il quale gli attivisti per la democrazia e la libertà riuscivano a superare le barriere e le censure dei regimi, organizzarsi, rovesciare i dittatori. Fu il momento d’oro di Twitter e Facebook. Finì in fretta. I dittatori hanno imparato a usare i social network meglio di chi ama la libertà, e oggi ci troviamo davanti al problema opposto: i social sono diventati, se possibile, un problema per la democrazia. E nei paesi in cui gli attivisti provano ancora a organizzarsi mediante i social, i regimi hanno trovato un nuovo metodo per censurarli: risalire alla fonte e costringere gli operatori a chiudere internet.
Il Financial Times ha raccontato che in Africa, dall’inizio dell’anno, sei paesi hanno interrotto temporaneamente la connessione internet ai loro cittadini (parliamo di connessione mobile, di gran lunga la più diffusa) per ragioni politiche. Nella Repubblica Democratica del Congo a dicembre il governo ha costretto l’inglese Vodafone e la francese Orange a interrompere la fornitura di internet per 20 giorni dopo l’uscita del risultato di elezioni molto contestate. In Benin è successo lo stesso ad aprile, a partire dal giorno delle elezioni per il Parlamento. In Zimbabwe a gennaio è successo lo stesso, ma gli attivisti sono riusciti a usare le vie legali per riaprire internet. In Nigeria blocchi simili sono frequenti. In Ciad i social media sono rimasti oscurati per più di un anno.
Secondo l’associazione Access Now, i blocchi della rete sono sempre più frequenti soprattutto in Asia e in Africa, e specie in quest’ultima regione sono entrati di fatto nella cassetta degli attrezzi repressivi dei regimi. Ma non sempre le cose vanno come vorrebbero i dittatori. In Sudan il regime di Omar al Bashir ha costretto gli operatori a oscurare i social media per 68 giorni consecutivi tra la fine di dicembre 2018 e la fine di febbraio, mentre migliaia di persone protestavano contro un regime oppressivo e corrotto. Lo stesso è successo in Algeria, dove i blackout della rete sono stati imposti in diverse aree mentre i cittadini protestavano per cacciare l’autocrate Abdelaziz Bouteflika. I regimi avranno anche chiuso internet, ma tanto in Sudan quanto in Algeria i regimi di Bashir e Bouteflika sono caduti.