Stiamo già uscendo dall’euro

16 GIU 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 17 GIU 19
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Davvero Matteo Salvini vuole portare l’Italia fuori dall’euro? Chi fosse ancora scettico sulle reali intenzioni della Lega dovrebbe sapere che questo quesito ha già avuto una risposta inequivocabile: “La questione dell’euro l’abbiamo tirata fuori io e Bagnai – ha dichiarato il responsabile economico del partito, Claudio Borghi, in un’intervista poco precedente alle elezioni politiche –, la questione dell’euro politicamente l’ha posta la Lega nord, quando alle elezioni europee si presentò addirittura con il simbolo ‘Basta euro’. Come si può pensare che sia una cosa che non vogliamo fare?”. Ecco, è questa la vera domanda, quella che il presidente della commissione Bilancio della Camera esorta a porsi: non se la Lega voglia uscire dall’euro, ma come si possa anche solo immaginare che non voglia farlo. “Se sembra un’anatra, nuota come un’anatra e fa qua-qua come un’anatra, allora molto probabilmente è un’anatra”, dice il duck test.
I dubbi sulle intenzioni della Lega sono iniziati a sorgere perché da un anno a questa parte, in seguito alla travagliata nascita del governo gialloverde, i dirigenti leghisti mentre si muovevano a passo d’anatra nelle istituzioni, ogni volta che starnazzavano, negavano di essere anatre. Cioè facevano professione di fede nella moneta unica. Le azioni e i fatti, però, sono andati in tutt’altra e univoca direzione: dalle dichiarazioni incendiarie contro le regole europee ai documenti sulla trasformazione della Bce in bancomat dei governi, passando per le proposte sull’oro della Banca d’Italia fino ad arrivare ai minibot, il governo sta conducendo il paese verso la porta d’uscita. Che questi siano tanti pezzi di una strategia politica che ha come obiettivo finale l’abbandono dell’euro lo ha spiegato lo stesso Borghi: “E’ evidente che io voglio uscire dall’euro e così lo vuole Matteo Salvini”. In quel lungo dialogo con Claudio Messora, ex responsabile della comunicazione del M5s in Europa, risalente a fine dicembre 2017, Borghi descrive per filo e per segno il percorso che la Lega avrebbe attuato una volta al governo.
“Non posso permettermi di dire: ‘Io esco dall’euro’ il giorno dopo che sono eletto – dice –. C’è tutta una parte di preparazione che va fatta, che può essere condivisa anche da partiti che non hanno nel programma di uscire dall’euro”. Borghi spiega così la sua ricetta per l’Italexit: “Se io voglio fare la carbonara e un altro non la vuole ma gli piace la pancetta o le uova, già il fatto di comprare le uova e la pancetta affumicata è un passo avanti. Se ragiono sapendo che devo fare dei passi precisi e questi passi in sé sono condivisi da qualcun altro che non condivide il punto finale, non importa perché tanto io in ogni caso dovrei andare a prendere la pancetta e le uova. Ho tempo di convincerlo e intanto passo questa fase di adattamento”. Pertanto non si tratta di proporre al paese una pietanza che non vuole ingurgitare, ma di convincerlo a procurarsi tutti gli ingredienti necessari a prepararla per poi servirla quando non ci sarà alternativa: o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra. “Sto cercando, anche all’interno del mio partito, di scomporre la questione uscita dall’euro in ingredienti, i quali possono essere condivisi – prosegue Borghi –. La questione Banca d’Italia la trattiamo singola; la questione moneta in circolazione, stampa di moneta, la trattiamo singola; la questione gestione di debiti e crediti, gestione di Target 2, la trattiamo singola. Ogni cosa è un ingrediente che se riesco a sistemarli… poi la volontà politica per schiacciare il bottone finale la si costruisce”.
E’ doveroso interrogarsi sul senso di queste parole: esprimono posizioni individuali oppure descrivono una linea condivisa? Sulla permanenza nella moneta unica le dichiarazioni dei dirigenti della Lega sono sempre molto ambigue: per il momento non vogliamo uscire; l’uscita dall’euro non fa parte del contratto di governo; personalmente sono a favore dell’uscita, ma l’argomento non è all’ordine del giorno; non possiamo uscire perché non abbiamo la maggioranza, eccetera. Ma adesso che i rapporti di forza all’interno dell’alleanza di governo si sono ribaltati, con Luigi Di Maio ormai spalmato sulle posizioni di Salvini e disposto a tutto pur di non tornare al voto, più del contratto di governo conta la piattaforma programmatica di quella che è diventata la prima forza politica del paese. E da questo punto di vista non c’è alcun dubbio. La Lega è un partito no euro, che ha cioè come obiettivo prioritario e imprescindibile l’abbandono dell’unione monetaria europea. “L’euro è la principale causa del nostro declino economico, una moneta disegnata su misura per Germania e multinazionali e contraria alla necessità dell’Italia e della piccola impresa – c’è scritto nel programma di Matteo Salvini –. Abbiamo sempre cercato partner in Europa per avviare un percorso condiviso di uscita concordata. Continueremo a farlo e, nel frattempo, faremo ogni cosa per essere preparati e in sicurezza in modo da gestire da un punto di forza le nostre autonome richieste per un recupero di sovranità”.