L’Italia che non ha paura

M ancini ci ha restituito l’Italia. Oltretutto l’ha resa giovane e bella. Battere la Finlandia e il Liechtenstein non è esattamente come scalare il Mortirolo, ma per capire se hai la gamba in salute in fin dei conti basta fare uno scatto sulla Montagnetta di Milano. Otto gol in quattro giorni fanno da scacciapensieri e aiutano il morale oltre che la classifica. E quest’Italia ha dimostrato di avere lo spirito giusto oltre che le qualità per riaccendere i sogni che si erano spenti con l’eliminazione dai Mondiali. In dieci mesi, undici partite, abbiamo ritrovato l’orgoglio azzurro, la voglia d’Italia, la sensazione di poter tornare tra i protagonisti del calcio. Non abbiamo ancora vinto niente, ma solo avere la possibilità di sognarlo è un bel risultato. Mancini si è rivelato l’allenatore giusto. Ha scoperto filoni aurei sconosciuti ai più, ha portato alla luce gioielli (Zaniolo su tutti) che ha individuato prima degli altri, ha mixato giovani a nonni con un risultato che sembra migliore del lifting a cui si è sottoposto per ringiovanire gli occhi. In 11 partite da c.t., mestiere che ha cominciato il 14 maggio dello scorso anno, non una vita fa, ha fatto esordire 18 ragazzi. Sta costruendo il nostro futuro e lo sta facendo alla Sacchi, ossia cercando di imporre il gioco piuttosto che rispondendo a quello degli avversari. Ha riportato la gioia e i sorrisi al centro del villaggio azzurro.