Per fortuna c'è ancora tempo per cambiare il Codice della strada

La riscrittura del Codice va in direzione opposta alle indicazioni della Commissione europea. Abbassa le multe per eccesso di velocità e introduce consigli paternalistici ai pedoni. E anche al Mit c'è "scetticismo"

16 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:31
Immagine di Per fortuna c'è ancora tempo per cambiare il Codice della strada

Foto di Guido Calamosca per LaPresse

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha scritto che il ministro Matteo Salvini “ha concluso il lungo percorso di elaborazione del nuovo Codice della strada”. E in effetti, il 13 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo che riscrive da capo il Codice della strada del 1992.
Il “percorso di elaborazione” però non significa che il lavoro è concluso. E il nuovo Codice della strada non è in vigore e non lo sarà ancora a lungo. Soprattutto non vuol dire che non potrà essere modificato. Il nuovo testo deve ancora ricevere il parere del Consiglio di stato e della Conferenza unificata – hanno 30 giorni per esprimere il parere –, poi toccherà alle commissioni parlamentari di Camera e Senato e, se il Governo non intende seguire le loro indicazioni, dovrà rimandare il testo alle Camere. Insomma, c'è tempo e modo per sistemare “il lungo percorso di elaborazione” compiuto dal ministro Matteo Salvini. E c'è la possibilità che ciò che gli esperti di mobilità hanno segnalato come “problematico” e, addirittura, “pericoloso” possa essere sistemato e migliorato. Le nuove norme infatti vanno in direzione contraria alle indicazioni della Comunità europea e delle principali istituzioni internazionali in materia di sicurezza stradale. E, almeno in questo campo, sarebbe il caso di non decidere una via italiana che ribalta e discredita decenni di studi sul settore. Anche perché alcuni tecnici del Mit hanno espresso al Foglio "grande scetticismo per le nuove misure, soprattutto quelle relative alla riduzione delle sanzioni e alle 'raccomandazioni' paternalistiche ai pedoni".
Una cosa è chiara a chiunque si occupa di mobilità e sicurezza stradale: la velocità elevata è, assieme alla distrazione, la principale causa di morte sulle strade. E ciò che la stragrande maggioranza di tecnici ed esperti nel campo della mobilità dice è che serve ridurre la velocità veicolare nelle strade urbane ed extra urbane nella vicinanza di centri abitati per ridurre quella strage che ogni giorno provoca 7,9 morti e 652 feriti. Così almeno nel 2025 secondo i dati Aci-Istat. Dati in leggero miglioramento: non per effetto della riforma del codice della strada, ma semplicemente per la diminuzione del numero di automobili e mezzi a motore in Italia.
Nel 2018 (e poi nel marzo 2023 e ancora nell'aprile 2025) la Commissione europea aveva suggerito agli stati membri di lavorare “con urgenza” per aumentare la sicurezza sulle strade, spigando che l'unico modo per farlo era ridurre la velocità veicolare. Gli esperti europei avevano avanzato due ipotesi di intervento: o aumentare le sanzioni sugli eccessi di velocità oppure intervenire sul tessuto stradale, agevolando l'evoluzione delle città in Città 30 o favorire l'aumento delle Zone 30.
Il ministro Matteo Salvini ha pensato bene che le indicazioni europee fossero da cestinare. E così ha sfavorito la trasformazione delle città inserendo paletti burocratici e ha abbassato le multe in, scrive il Mit, “un quadro generale di riduzione delle sanzioni, che devono avere una funzione deterrente e non vessatoria”, introducendo un “criterio progressivo”. Secondo quanto abbiamo appreso da fonti interne al ministero, l'idea è quella di introdurre un aumento di sanzione di 10 euro per ogni chilometro orario oltre il limite, che però scenderebbe a 5 euro nelle strade urbane con limite a 30 e 50 chilometri all'ora. Lì dove muoiono più pedoni e ciclisti. Addirittura nel nuovo testo del Codice sarebbe stata introdotta una raccomandazione ai pedoni di utilizzare maggiore cautela negli attraversamenti. Cautela che è sempre la benvenuta, ma che suona come presa in giro se questa viene considerata in qualche modo decisiva per favorire la sicurezza stradale.
“I
pedoni adeguano la circolazione su strada […] evitando […]
comportamenti idonei ad alterare le condizioni ordinarie della
circolazione, al fine di evitare l’esposizione individuale al
rischio e prevenire sinistri. Nell’orientare i propri comportamenti
ai principi di adeguatezza della condotta di cui al primo periodo
(cioè di cui sopra, n.d.r.), i pedoni considerano in particolare i
fattori situazionali di cui al comma 2, primo periodo”.
In Italia, secondo l’Osservatorio Asaps-Sapidata, dall’inizio del 2026 sono morti 334 pedoni. Di questi 151 sono stati investiti sulle strisce. Colpa dei pedoni distratti o della velocità troppo elevata?
Ha la sua ironia tutto ciò: in un governo che ha introdotto la legge anti-rave e ha discute del ddl “anti maranza”, applauditi dal ministro Salvini, lo stesso Salvini si fa portabandiera di uno stato che mitiga le sanzioni con “funzione deterrente e non vessatoria”.