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La gentrificazione

È senza ombra di dubbio la moda culturale del momento: anche se non la si pratica in prima persona, se ne parla comunque tantissimo. Qualcuno sa anche che cosa significa. Ma anche se non lo sapete non importa, tanto si vede poco. L’importante è che non manchiate di dire la vostra sulla gentrificazione.

14 Marzo 2014 alle 00:00

La gentrificazione

- Di gran lunga il concetto che si porta di più in questa stagione.

- Non sapere esattamente che cavolo sia, ma se qualcuno vi fa riferimento annuire con discrezione.

- Termine indicante la giustificazione che si sono dati i ricchi per aver comprato casa in una zona squallida che neanche gli piace. (Vedi seguente)

- L'intellettuale fuori dal coro sostenga apertamente che andare ad abitare in quartieri desolati senza una reale motivazione economica rimane una cazzata, indipendentemente dallo sforzo dialettico profuso per spiegarne le ragioni.

- Se qualcuno la nomina dare di matto, tipo Nanni Moretti alla parola “professionalità”.

- In certi quartieri evitare di circolare con libri dell’Adelphi o della Minimun Fax sotto il braccio per evitare di essere scambiati per un radical-chic.

- Fare sofistiche distinzioni tra gentrificatori e radical-chic. Farle tranquillamente a casaccio, tanto nessuno ha le cognizioni per contestarle.

- Stigmatizzare l'uso di andare ad abitare in quartieri dove, se esci di casa dopo le sette di sera, si incontrano solo persone di almeno venticinque anni più giovani.

- Dividere il mondo tra chi dice “gentrification” e chi dice “gentrificazione”. Argomentare pro e contro entrambe le scelte.

- (Per i milanesi) Essere andati ad abitare all’Isola, perché aveva una sua poeticità popolare che, era chiaro, sarebbe stata presto apprezzata. Ritrovarsi dieci anni dopo in quartiere che non è mai diventato la nuova Brera, ma che in compenso obbliga a fare chilometri per comprare le arance perché gli ortolani sono stati sostituiti da vacue botteghe di stiliste home made di ineguagliata mestizia.

- (Per i romani) Avere snobbato il Pigneto a favore di un altro quartiere non ancora assurto alla gloria e ritrovarsi a pregare che qualcun altro lo scopra al più presto, onde non essere i soli ad abitare in un ex-garage con vista su un binario morto a un'ora e mezzo d'auto da Piazza Venezia. Parlare della ritrovata dimensione spirituale.

- Al solo sentire le parole loft, struttura ex-industriale o capannone ristrutturato produrre della bava verdastra e cominciare a parlare in aramaico.

- Avanzare provocatoriamente la teoria secondo la quale il precursore teorico della gentrificazione sarebbe stato Pasolini. Se qualcuno si inalbera, precisare immediatamente: “Solo certe cose di Pasolini, naturalmente, non tutto.” Non spiegare quali cose.

- Essere diventati vicini di casa di famiglie che vi guardano con palese sospetto ogni volta che vi vedono portare a spalla la vostra bicicletta extrachic su per le scale.

- Osservare che in un'area gentrificata al caffè non si va mai per prendere un caffè, ma solo per leggere, scrivere o, eventualmente, incontrare altri intellettuali. (Vedi seguente)

- Avere vagato per giorni nel quartiere alla ricerca di un caffè dove poter scrivere con il MacBook Air il vostro prossimo libro. Non averne trovato neanche uno che abbia il wifi, tuttavia aver raggiunto un compromesso con una latteria anni Cinquanta, dove però il padrone vi guarda malissimo se non consumate ogni mezz’ora.

- Se qualcuno attribuisce la gentrificazione ai soliti trend-setter obiettare che vi sembra assurdo addossare la colpa a dei cani da caccia, per quanto di moda possano essere. Très snob.

- Avere abitato per tre anni nel quartiere che sarebbe dovuto diventare il cuore bohémien della città, quindi avere acquistato un Hummer ed essersi ritrasferiti in centro provando un senso di autentica liberazione.

- Sostenere che un quartiere è gentrificabile solo se si trova vicino al centro e versa ancora in un certo stato di degrado. Dopo qualche anno, quando si è riempito di stronzi uguali lui, il gentrificatore si trasferisce in quello limitrofo, anch’esso abbastanza centrale e degradato. Finché, dopo un certo numero di anni di lenta rotazione, tutto ritorna come all'inizio, con i ricchi in centro e i poveri nelle periferie degradate.

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