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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Renzi è solo nella casa del Pd, infestata dai fantasmi

Il premier comincia a rendersi conto che il partito non è riformabile. E intanto all'orizzonte si avvicinano fasi cruciali che decideranno il nostro futuro: il referendum sulla Brexit, il voto spagnolo, il referendum costituzionale, le elezioni americane. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

9 Giugno 2016 alle 11:31

Renzi è solo nella casa del Pd, infestata dai fantasmi

Il premier Matteo renzi (foto LaPresse)

Sant’Efrem, diacono e dottore della Chiesa

 

Titoli. Matteo Renzi annuncia che non se ne andrà dopo i ballottaggi e, francamente, non si capisce la necessità di ribadirlo: è un voto nei Comuni, non un’elezione generale e in ogni caso lo sanno anche i sassi che il passaggio chiave della legislatura è il referendum costituzionale di ottobre. Tutto ha una logica. Il Pd è in difficoltà, le sue contraddizioni lo stanno squassando, il suo segretario vede chiaramente che il partito è irriformabile, che è un’Idra a nove teste e quella immortale tra le nove è proprio la più vecchia, ideologizzata, sclerotizzata, velenosissima, pronta a mangiarsi le altre otto teste pur di sopravvivere. Che fare? Renzi ha detto che userà il “lanciafiamme” contro le correnti, ma l’uso del ferro e del fuoco potrebbe non bastare a fermare questo dispendio di energie, la loro trasformazione in tossine e non in dosi di ricostituente. La dura verità è che prima o poi bisognerà prendere atto di un destino già scritto: il Pd è da chiudere. Serve un’altra casa per i democratici liberi e forti, perché la vecchia abitazione è infestata dai fantasmi. L’obsolescenza del Pd, della sua paccottiglia ideologica, del suo esistere senza riuscire mai ad essere, è certificata dallo scenario dei ballottaggi: il partito di Renzi non ha alleati nel secondo turno, è solo, ripiegato su un estenuante dibattito interno, privo di attrazione e, anzi, dotato di una forza repulsiva tale che gli altri partiti si aggregano e forniscono reciproco aiuto con un solo scopo: battere il Pd. Solo contro tutti. La giusta idea dell’idea dell’autosufficienza, della vocazione maggioritaria fa a pugni con la realtà giurassica di gran parte dei suoi dirigenti, con la piccola storia e la grande boria di molti dei Renzians e un problema di contemporaneità e attualità dopo soli otto anni di vita. Che storia: Veltroni fu fatto secco da D’Alema, Bersani fu vittima di se stesso, Renzi rischia di essere consumato direttamente dalla “cosa”, dalla pianta carnivora del risentimento e del rancore. Per ora, lui resta. Il problema è con chi e che cosa resterà. Primo caffè, Corriere della Sera: “Se il Pd perde non lascio”. Commenti? Antonio Polito scopre l’isolamento del Pd: “Il Pd ha intorno a sé solo nemici, a destra e a sinistra. È anzi più probabile che tutti i suoi nemici diventino amici tra di loro per inimicizia a Renzi. Se avvenisse, Roma è persa, Milano pure, Torino e Bologna rischiano, e il referendum chissà”. Si chiama gong. Il Messaggero lo suona per le Olimpiadi e schiera il suo direttore, Virman Cusenza: “Ben più che un ballottaggio. Roma sta per affrontare un passaggio cruciale della sua storia. In ballo non c’è solo l’ardua scelta del prossimo sindaco ma uno spartiacque sulla visione che si ha o si vuole avere della Capitale. Tra la rassegnazione al declino e il rilancio di un prestigio e di una grandezza che ormai da troppi anni sono alle spalle. Tutto questo è incarnato, per chi non se ne fosse accorto, in un solo tema che li racchiude tutti: la scelta sulla candidatura ai Giochi del 2024. In fin dei conti, il voto che ci attende fra una decina di giorni è apertamente una sorta di solenne referendum sulle Olimpiadi”. La differenza tra Virginia Raggi e Roberto Giachetti è tutta qui. I Cinquestelle sono contro i cinque cerchi olimpici, i Democratici invece si battono per i Giochi. I romani stanno in mezzo e scelgono. E’ la vera partita del voto, il futuro della Capitale. E il grande tallone d’Achille dei Pentastellati, il loro eco-utopismo insostenibile. Basta leggere Il Fatto Quotidiano: “Attenti a quei due”. Quei due sono Montezemolo e Malagò, gli animatori del Comitato Olimpico. Inutile dire che quei due sarebbero in combutta per spartirsi 5,3 miliardi di euro di investimenti. In effetti, meglio che Roma non veda un nichelino e continui a declinare. Sarà la famosa decrescita felice. Per ora produce migliaia di infelici. Chiudiamo la lettura dei giornali con qualcosa di concreto. MF ricorda al popolo che viviamo in un’era di tassi negativi e la cosa si traduce così: “Il Bund a 10 anni rende zero”. Il Sole 24Ore è attento – e fa bene – alle prossime mosse di Mario Draghi: “Bond aziendali, acquisti Bce al via In Italia potenziale da 87miliardi”. Buona giornata.

 

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Toh, Mario Draghi. Quando si scriverà la storia, si scoprirà la grandezza di questo italiano che ha tenuto in piedi l’Europa (forse) nel suo momento più difficile dal dopo guerra. Il presidente della Bce ha chiesto un passo decisivo all’Unione europea sulla via delle riforme: “Nonostante ci siano molte ragioni politiche comprensibili per rinviare le riforme strutturali il costo di tali ritardi è semplicemente troppo alto”.

 

Che succede? Si aspetta. Che il 19 giugno si votino i ballottaggi per i Comuni in Italia e si torni a governare e provare a migliorare il paese, che il 23 giugno si voti per il referendum inglese così sapremo che fine farà l’Unione europea e God Save The Queen, che il 26 giugno si voti per il Parlamento della Spagna per avere davanti l’immenso spettacolo dell’ingovernabilità, del non Podemos, del qualunquismo alimentato dal carburante della disoccupazione. Nei prossimi giorni, settimane e mesi succederanno due o tre cose che avranno un impatto diretto sul nostro futuro. La cavalcata si chiuderà a novembre, quando gli americani sceglieranno il prossimo presidente degli Stati Uniti. Vincerà Hillary Clinton? O dobbiamo prepararci a Donald Trump?

 

Petrolio del Nord. Il barile dominerà ancora a lungo il mercato dell’energia, ma i cambiamenti sono in corso e si vedono. Il petrolio del Mare del Nord, uno dei business più importanti del Regno Unito, a questi prezzi non è più conveniente. Il Financial Times oggi dà un paio di numeri impressionanti: entro il 2050 nel Mare del Nord saranno rimosse 470 piattaforme, 5 mila pozzi, 10 mila chilometri di oleodotti e 40 mila blocchi di cemento. Tutto questo costerà tra i 30 e i 60 miliardi di sterline.

 

Sconti all’Università. La cosa più interessante sul Corriere è di taglio basso: “Caccia alla matricola, l’ateneo fa lo sconto”. Meditate su questo: “Sconti sulle tasse, rateazioni, bonus agli studenti più meritevoli: da Nord a Sud, le università corrono ai ripari contro la fuga delle matricole. Dal 2003 al 2015 gli atenei hanno perso quasi 50 mila iscritti (-14%)”. C’è concorrenza nel mondo, i ragazzi viaggiano, studiano all’estero. E studiare costa. I poveri esistono, gli sfiduciati pure. Guardatevi intorno.

 

Dopo aver dato un’occhiata… abbiamo scoperto che lo speleologo italiano celebrato da Time è senza contratto. L’Università di Bologna non ha soldi. Ottimo.

 

Il caso Regeni su Repubblica. Le novità sul caso Regeni e sono molto interessanti (non si capisce perché mai Repubblica non ci abbia fatto l’apertura): “Regeni pedinato e assassinato per una faida tra generali”. La cosa è di una gravità enorme, ecco lo svolgimento del pezzo firmato da Carlo Bonini, Giuliano Foschini e Fabio Tonacci: “Giulio Regeni ha cominciato a morire poco dopo il suo arrivo al Cairo, nel settembre del 2015, quando la Sicurezza Nazionale, il Servizio segreto interno egiziano, apre sul suo conto il fascicolo riservato 333//01/2015 con le accuse di spionaggio, cospirazione e appartenenza a una rete terroristica interna al Paese che progetta l’eliminazione del Presidente Al Sisi. Per tre mesi, ignaro dell’occhio paranoico che lo osserva, Giulio diventa “fair game”, preda indifesa di una caccia libera tra gli apparati dello Stato — Servizi militari e Servizi civili — in lotta per contendersi un posto al sole nella gerarchia del Regime. Fino all’esito finale. Prima il sequestro, la sera del 25 gennaio, quindi le torture per mano dei Servizi militari”. Cosa risponderà l’Egitto?

 

9 giugno. Nel 1889 viene inaugurato a Roma il monumento a Giordano Bruno, opera di Ettore Ferrari.

 

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