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Lo spaesamento di Salvini spiegato con la parabola di Icardi

20 Agosto 2019 alle 06:11

Al direttore – Morto un Papeete non se ne fa un altro.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Caro Claudio, è proprio vero: lassù qualcuno ama noi italiani. Forse riusciremo a liberarci di un regime (s)fascista senza dover fare la Resistenza.

Giuliano Cazzola

 

Era il Capitano. Era da tutti considerato un leader incontrastato. Ogni pallone che riceveva lo buttava in rete. Poi ha provato a capitalizzare i suoi successi scommettendo su un nuovo contratto. Ha fatto un passo falso ed è finito fuori rosa. Forse nessuno come Mauro Icardi può capire oggi quello che sta passando nella testa di Matteo Salvini.

 


 

Al direttore - Se al meeting di Rimini non verranno dette parole chiare contro l’opera del ministro Salvini in tema di migranti l’anno prossimo gli organizzatori dovrebbero nascondersi e non fare un altro meeting. O si è cattolici sul serio o se burattini è meglio evitare meeting.

Alberto Savoini

 


 

Al direttore – Dopo oltre un mese in cui era chiaro sin dall’inizio che il governo Conte non aveva più la maggioranza, finalmente il presidente del Consiglio va in Parlamento e, una volta sfiduciato, andrà al Quirinale. Da quel momento la crisi sarà guidata da un presidente della Repubblica saggio e ricco di cultura politica e costituzionale e tutti saranno nudi alla meta. Il pressappochismo è un vento che in questo ultimo anno ha soffiato forte innanzitutto tra i partiti della maggioranza e, in maniera più leggera, nell’intero sistema politico. Dopo la crisi nessuno potrà nascondersi dietro qualche altro e tutti dovranno dire al paese, prima ancora che al presidente della Repubblica, le proprie scelte nell’interesse nazionale. Il governo cosiddetto giallo-verde in questi 12 mesi ha sommato una incompetenza arrogante dei 5s e un progressivo autoritarismo della Lega in una miscela che non ha fatto bene al paese sotto tutti gli aspetti. Crescita allo zero (la crisi internazionale colpisce tutti ma paesi come la Spagna, il Portogallo e la Francia, tanto per citarne alcuni, crescono molto più della nostra cara Italia), debito alle stelle con una differenza abissale dello spread tra il nostro paese e Spagna e Portogallo. Noi paghiamo d’interessi oltre 200 punti in più rispetto i bund tedeschi decennali mentre altre economie decisamente meno forti e più piccole della nostra pagano interessi sul debito sovrano 50/60 punti in più dei bund tedeschi (ancora Spagna e Portogallo). Al di là del dato del debito pubblico che da venti anni cresce sempre più parallelamente all’impoverimento di massa, il problema di fondo è tutto nella credibilità del paese. Da un anno a questa parte siamo stati di fatto esclusi dal governo dell’Europa pur essendo un paese fondatore perché diventa difficile che l’Unione possa riconoscerci un ruolo se il nostro governo alla unanimità diserta le riunioni a Bruxelles e insulta di volta in volta o paesi o l’intera Commissione. Tutto ciò ora è alle nostre spalle, anche se l’isolamento internazionale in cui il governo Conte, Salvini e Di Maio ha messo il paese imporrà una chiara e forte ripresa del dialogo tra noi e gli altri paesi dell’Unione procedendo con una umile ma determinata offensiva di persuasione dentro il Consiglio europeo perché si riformino alcune politiche dannose e nocive per tutti. E qui si pone la grande questione: cosa scegliere nell’interessa dell’Italia? Ora che autoritarismo e incompetenza si sono finalmente separate, le altre forze politiche si trovano dinanzi a un bivio: o scegliere l’uno o scegliere l’altro. Se si sceglie l’autoritarismo e quindi la Lega si va diritto al voto, pratica fondamentale della democrazia, con una coalizione di centrodestra molto probabilmente vincente e in cui l’egemonia quantitativa e qualitativa della lega consentirà a Salvini di dare le carte a suo piacimento senza tener conto, se non in misura formale, la sostanza delle regole costituzionali. I decreti sicurezza ne sono una testimonianza e hanno costretto il presidente Mattarella ad accompagnare la loro approvazione con una lettera ai presidenti delle Camere che dà agli altri poteri dello Stato le direttive per una corretta interpretazione di quelle norme. Alla stessa maniera Salvini proseguirà una politica estera picconatrice verso l’Europa e verso l’euro mentre si accentuerebbe sempre più la vicinanza alla Russia di Putin cambiando una politica estera italiana che dura da 75 anni e che trova il grande consenso dell’intero paese. Se al contrario si dovesse scegliere l’incompetenza arrogante del Movimento 5 stelle, il compito di eventuali nuovi alleati sarebbe innanzitutto quello di spiegare le cose di governo con il cucchiaino, e il potere dovrà assumere il profilo della discrezione senza alcuna intimidazione e senza fare i processi di piazza (che sono anch’essi un elemento autoritario, perché si incita le stesse piazze a impiccare con la gogna persone ed imprese). Tutto ciò non si addice a un paese democratico e ricco di cultura millenaria come l’Italia. Un bivio dunque si presenta alle forze di sinistra che dovranno scegliere l’una o l’altra strada e in questa scelta si nota il grande vulnus dell’assenza di un partito di centro capace di riunire personalità del popolarismo e della cultura liberale. E ciò aiuterebbe non solo la scelta dell’oggi, ma finirebbe per essere per il futuro lo strumento più forte per attrarre masse popolari smarrite che si trovano anch’esse dinanzi allo stesso bivio e che rischiano di rifugiarsi nell’astensione al voto. Queste due culture costruirono l’Italia repubblicana e l’Europa comunitaria e in un momento di così forte crisi del paese dovranno riaffacciarsi per non essere inchiodate dalle storia alla croce della codardia e dell’inazione.

Paolo Cirino Pomicino

Caro Paolo, lo spazio che tu individui non è uno spazio che non c’è ma è uno spazio che esiste già e coincide con lo spazio che la destra non truce non vuole occupare. In Italia, con senza il mostro demo-grillino, c’è una prateria e in questo non anticipare le elezioni potrebbe aiutare il nostro paese ad avere non troppo tardi una destra non salviniana. Fingers crossed.

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