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Vita di Salinger, un genio che non faceva parte di questo mondo

E' vissuto per la letteratura e conosceva, mentre la scriveva, l’importanza della propria opera

Annalena Benini

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benini@ilfoglio.it

2 Febbraio 2019 alle 06:18

Vita di Salinger, un genio che non faceva parte di questo mondo

J. D. Salinger

Jerry non era un personaggio facilmente dimenticabile. Era un newyorchese affascinante, garbato ed elegante, con un cappotto chesterflied nero (…) non avevamo mai visto nulla del genere. Eravamo incantate dal suo umorismo pungente e caustico. Le ragazze impazzirono per lui quasi tutte insieme.

Ex alunna dell’Ursinus College, frequentato da Salinger nel 1938

 


 

Ogni aspirante scrittore, ogni scrittore in difficoltà, ogni amante della letteratura dovrebbe leggere questo libro su J. D. Salinger. E’ un lavoro prezioso su un autore che ha spedito molti racconti e ha ricevuto molti rifiuti, e che ha avuto un successo così grande da spingerlo a scappare da New York e a nascondersi nel New Hampshire. Un autore che conosceva, mentre la scriveva, l’importanza della propria opera. Un uomo che ha rifiutato il mondo. Il Giovane Holden, che ha venduto più di sessanta milioni di copie, che continua a vendere e anche a cambiare le vite di chi lo legge, all’inizio venne rifiutato. Perfino il New Yorker, la rivista che era stata per anni al fianco di Salinger, diede parere negativo. Salinger immaginava che l’avrebbero accolto calorosamente, ne avrebbero pubblicato degli estratti. Ci lavorava da almeno dieci anni, adesso era il 25 gennaio 1951 e Salinger aveva trentadue anni. “Il manoscritto del Giovane Holden era stato preso in esame da Gus Lobrano e da almeno un altro direttore, probabilmente William Maxwell. Non era piaciuto a nessuno dei due. I personaggi sembravano poco credibili e, in particolare, i membri della famiglia Caulfield erano troppo precoci. ‘A parer loro, l’idea che in una sola famiglia (i Caulfield) ci siano quattro figli così straordinari non è proprio sostenibile’. Di conseguenza, il New Yorker rifiutò di pubblicare anche una sola frase di Il giovane Holden”. Criticarono anche lo stile di Salinger: la rivista non vedeva di buon occhio nessuna storia nella quale l’autore facesse eccessivamente bella mostra di sé. A loro, e all’editore americano che invitò a pranzo Salinger per dirgli che il libro andava riscritto, sfuggì il modo straordinario in cui “Il giovane Holden” riusciva a parlare personalmente ai lettori come singoli individui, al punto di fare completamente sparire la figura dell’autore. Ma Salinger era talmente sicuro del suo libro che non fece nessuna modifica, ma soffrì molto e si sentì sempre di più a disagio nel mondo dell’editoria e dei giornali.

 

Questo libro, “Salinger, la vera storia di un genio”, pubblicato in Italia da Newton Compton (428 pagine), è stato scritto da Kenneth Slawenski, appassionato di Salinger al punto da creare il sito deadcaufields.com, riconosciuto dal New York Times come la miglior risorsa su Salinger in internet. Aveva appena finito di scrivere questa biografia quando è stata data, il 28 gennaio 2010, la notizia della morte di Salinger. “Se vogliamo esaminare – in realtà giudicare – la vita di Salinger, dobbiamo accettare l’obbligo di vederla nella sua complessità: di riconoscere in lui il valoroso soldato e il marito fallito, lo spirito creativo che per proteggersi si era isolato”. E’ stato a lungo rimproverato per il suo precoce ritiro dalla scrittura, come se dovesse al mondo più di quanto avesse già dato. Forse aveva esaurito “il suo compito di autore e la sua vocazione di profeta”. In ogni caso, Salinger è vissuto per la letteratura. “Salinger era consapevole di essere in questo mondo ma di non farne parte”, scrisse suo figlio Matthew il giorno della sua morte.

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