I presidenti possono sbagliare. Ma anche i tifosi, qualche volta

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

3 NOV 26
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Foto Ansa

Al direttore – Pronta una misura per l’anno prossimo: targhe gratis a chi non personalizza!
Giuseppe De Filippi
Presto scopriremo di essere un paese di santi, di poeti, di navigatori e di inventori di formidabili targhe (il cui vero pericolo sarà far distrarre i guidatori più di una scrollatina del telefono).
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Al direttore – Il nonno ha 84 anni e abita al terzo piano di Piazza del Parlamento, con le finestre su Montecitorio. Lazialissimo, da giovane era un viveur sempre al Jackie O’ col suo amico Giorgio Chinaglia. L’11 giugno 2025 ha appeso uno striscione, “Lotito libera la Lazio”, perché il nipotino non si dava pace, e ora il suo nome sta negli atti di un’inchiesta per tentata estorsione. Per capire perché la Lazio prima in classifica giochi davanti a un Olimpico vuoto bisogna partire da lì, non dalla classifica. Domenica, contro il Cagliari, si sentiva la voce del telecronista rimbalzare sul cemento, poi il coro dei cagliaritani, poi niente. Da fuori lo chiamano paradosso, o ascesi, come ha scritto sabato Minuz. Da dentro è diverso: si è laziali di padre in figlio, e la battaglia – al di là dei risultati del momento – è non lasciare ai figli una Lazio con Lotito. Loro non se lo meritano. Il boicottaggio è cominciato il 30 gennaio, Lazio-Genoa, dopo un mercato di sole cessioni, e va avanti: abbonamenti da trentamila a quattromila e settore ospiti pieno in tutte e cinque le trasferte, addirittura in 10 mila col Sassuolo. Nasce da ventidue anni di parole. Al telefono, nelle chiamate dei tifosi che si diverte a prendere (il numero, in tanti anni, non l’ha mai cambiato), alla buvette di Montecitorio dove chiamò i laziali “stronzi”; nei verbali di giugno in cui li chiama “spacciatori” e “puttane”, con vecchi teoremi caduti in appello; a chi vuole sognare ha consigliato un ipnotico; al cantante Tommaso Paradiso che gli scrisse una lettera aperta ha risposto con un gialliniano “sticazzi”. Come si fa a pensare a una tregua, se una parte nega all’altra il diritto di esistere? Lo so, con le dovute differenze, sembra Putin e l’Ucraina, che infatti non si arrende. Oltre al conto sportivo c’è il conto politico, e lo paga e lo pagherà Forza Italia. Lotito è senatore dal 2022, eletto in un Molise che a verbale ha ammesso di non sapere nemmeno dove fosse; con la nuova legge elettorale però il Molise non si ripete, un seggio sicuro è un capolista bloccato deciso dal partito, e il premio al 42 per cento fa pesare ogni astensione. A Roma, dove in primavera si vota per il Campidoglio e il centrodestra non ha un candidato, i manifesti con il simbolo sbarrato dicono “finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”. Un problema che il presidente della regione Lazio, Francesco Rocca, (FdI) ha ben chiaro, mentre Tajani ha risposto che lui si preoccupa della Juventus. Che cosa ci guadagni però il partito a sostenere Lotito, nessuno lo ha ancora detto, forse perché il problema esiste, come molti ammettono, ma solo in privato causa timore di danni maggiori. La squadra intanto vince con una rosa di prestiti, ma a gennaio deve fare 19,5 milioni di plusvalenze, cioè vendere chi vince, per poter fare mercato a giugno. La soluzione sarebbe semplice: un aumento di capitale, peraltro minimo, ma è un’eresia nel vocabolario lotitiano. Il tutto con una cassa di 1,84 milioni al 30 giugno e un possibile stadio Flaminio da 437 milioni, un cappio al collo della Lazio, che finirebbe di pagare le banche nel 2086. Il 30 gennaio sarà un anno esatto dal boicottaggio, di cui parlano i media di tutto il mondo, e qualcosa deve accadere. Ma al posto dell’ipocrita “guanto d’amore” proposto dal ds Fabiani, ecco cosa servirebbe. Innanzitutto, Lotito taccia, come gli suggerì Gattuso il primo giorno. Il 20 novembre è la Giornata mondiale dei bambini e il 21 si gioca Lazio-Lecce: la Lazio inviti i tifosi e devolva l’incasso al Bambino Gesù (del resto qualcuno nella Lazio ci aveva pensato per Lazio-Monza di ottobre, vero?). Deleghi la voce pubblica della società a uno, per esempio, come Luigi Martini, terzino dello scudetto 1974 e già deputato di Alleanza nazionale. E chieda di staccare la spina ai bot spuntati su X a unica difesa del conducător della Lazio. Se il 30 gennaio poi non avrà smantellato la squadra, potrebbe allora essere il tempo di una tregua giusta, che riporti i trentamila e più all’Olimpico. Compreso il nonno, con il nipotino che ritrova il sorriso anche se Lotito non avrà liberato la Lazio.
Franco Spicciariello
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Al direttore – E ora siamo anche soli in testa al campionato di Serie A. Ci sono amori che, per non spegnersi, devono lasciare vuota la propria sedia. Andrea Minuz racconta con grazia il paradosso laziale: la squadra vince, il suo popolo rimane fuori. Ma quel vuoto non è un’incapacità di essere felici. E’ il prezzo che migliaia di persone pagano per non confondere la felicità di una domenica con la rinuncia alle proprie ragioni davanti alla supponenza del proprio presidente. Parlo da laziale di quattro generazioni, da raccattapalle ai tempi di Lorenzo, un secolo fa. Ho scritto lettere al Tempo, pubblicato per settimane dieci domande alle quali Lotito non ha risposto e ricevuto migliaia di mail da tifosi tanto innamorati quanto indignati. Oggi sono anche indagato. E sono corso spontaneamente dal pm. Ho esortato i tifosi a seguire la squadra in trasferta: l’amore trova una strada anche quando diserta la propria casa. Si può gioire per un gol e continuare a chiedere rispetto. La classifica misura i punti, non esaurisce le ragioni di un’appartenenza. Minuz si domanda, con ironia, se la Lazio giochi così bene proprio grazie al silenzio dell’Olimpico. Gli propongo un’altra lettura: la contestazione ha contribuito a compattare squadra e allenatore e a spingere la proprietà ad acquistare, sia pure con formule fantasiose, giocatori rivelatisi fondamentali. Anche chi lascia vuota la sedia all’Olimpico sostiene la squadra in trasferta. Una protesta che ha trovato eco nella stampa internazionale e solidarietà fra i tifosi di altri club. Nel ritratto affettuoso di Minuz c’è spazio anche per questo dolore: rinunciare al posto dal quale si vorrebbe soltanto applaudire. Dietro ogni seggiolino vuoto ci sono una storia, una voce trattenuta, una domenica che costa. Altro che ascesi: al gol esultiamo anche noi. Per l’assoluzione del presidente, invece, il risultato non basta.
Luigi Bisignani
Gentile Spicciariello, gentile Bisignani. Vi ho letto con attenzione. Tutto molto chiaro. Ma resta una domanda. L’accusa principale rivolta a Lotito, fra le tante, che comprendo, è di aver portato la Lazio allo sfascio. Se quest’anno la Lazio dovesse ottenere un risultato importante sarà possibile dire che le accuse del passato restano valide e quelle del presente no? E se la Lazio dovesse andare bene, si potrà dire che il merito è anche della società che quest’anno ha fatto qualcosa per farla andare bene, o no? I presidenti possono sbagliare, è ovvio. Chissà se anche i tifosi qualche volta si possono sbagliare.