Come politica e magistratura giocano con il populismo penale

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

30 OTT 26
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Al direttore - Nel caso di Youssef Siher probabilmente sarebbe stata migliore, tra carcere e libertà, una terza soluzione e cioè richiedere solo una misura di prevenzione con alcuni divieti anche stringenti, quelle misure previste per quell’area grigia in cui un maestro, una volta si chiamavano “cattivi maestri”, non compie direttamente reati ma li evoca con il forte rischio che poi siano altri a commetterli. Quasi certamente non serviva il carcere perché un agitatore come Siher una volta individuato era comunque disattivato. Si rischiava solo di farlo diventare uno shahid, un martire. Per il resto, sarebbe davvero una questione di stile per i magistrati non firmare appelli da leggere in tutte le udienze, così si chiedeva nell’appello di Giustizia Insieme, che più che in qualche modo hanno una coloritura politica se non altro perché il 7 ottobre nel testo non si cita nemmeno e perché per l’Ucraina di appelli non se ne sono visti. Soprattutto i magistrati dovrebbero evitarlo quando operano in uffici nevralgici con il rischio di esporsi su temi su cui poi possono essere chiamati in qualche forma a decidere. Si è aggiunto comunque un nuovo capitolo, stilisticamente perfetto, del libro sulla guerra tra governi e magistratura, non poteva mancare a breve tempo dalle elezioni, una guerra in cui nessuno ha ragione, di certo non la presidente del Consiglio con il suo attacco scomposto, non vince nessuno ed è l’intero paese a perderci sui titoli dei giornali che all’estero saranno di certo letti con stupore. Non ne avevamo davvero bisogno.
Guido Salvini, già magistrato presso il tribunale di Milano
Il populismo penale di solito agisce attraverso l’attivazione di due leve. Una prima leva è quella che riguarda la politica. Una seconda leva è quella che riguarda la magistratura. La politica gioca con il populismo penale quando usa la giustizia per offrire agli elettori risposte su temi che riguardano l’attualità. Esempio: c’è un fatto che colpisce l’attenzione degli elettori, la politica non sa come muoversi per offrire risposte alle domande degli elettori e non sapendo cosa fare scarica tutto sul sistema penale (aumentare le pene e sostituirsi ai giudici sono due facce dello stesso problema: la famosa panpenalizzazione della nostra quotidianità). La magistratura invece gioca con il populismo penale nel momento stesso in cui pensa che l’azione penale debba essere esercitata anche per dare un indirizzo politico al paese o più semplicemente per provare a dare un indirizzo all’opinione pubblica. Separare le carriere dei magistrati non è stato possibile. Auspicare di separare le carriere fra chi si occupa del potere esecutivo e chi si occupa del potere giudiziario dovrebbe essere un sogno di chiunque abbia a cuore non il buon senso ma i princìpi minimi del nostro stato di diritto. A tal proposito può essere utile, a beneficio dei magistrati che un domani firmeranno altri appelli, ricordare una frase di Sergio Mattarella, del 2017, riferita all’esercizio dei poteri attribuiti ai magistrati dallo stato: il magistrato “non deve né perseguire né dar l’impressione di perseguire finalità estranee alla legge ovvero di elevare a parametro opinioni personali”. Tanto per intenderci: il famoso appello firmato dalla giudice e dal pm impegnati nel caso Youssef Siher (il pm ha chiesto la custodia cautelare in carcere, il giudice l’ha respinta ritenendo che non sussistessero, allo stato, gravi indizi di colpevolezza) è stato firmato da migliaia di magistrati. Forse, caro Salvini, servirebbe un appello contro gli appelli. O no?
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Al direttore - Susanna Camusso: “Non è stato certo un incidente. Quando si cancella una persona da una foto lo si fa in maniera deliberata e ben ponderata. Per questo ritengo sia meglio seppellire sotto un ‘no comment’ questa pessima vicenda”. Beh, intanto trentasei parole per un no comment mi sembrano too much. Se poi ci metti che non è un incidente ma una scelta deliberata e ponderata è decisamente molto comment.
Valerio Gironi
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Al direttore - La foto taroccata di Landini rimane nel solco della collaudata propaganda sovietica. La coerenza di Landini mi conforta.
Luigi Fabri