Le sbianchettature che la Cgil chiama “strumentalizzazioni”

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

29 OTT 26
Immagine di Le sbianchettature che la Cgil chiama “strumentalizzazioni”
Al direttore - Nel ruolo di nazisti genocidari del XXI secolo gli israeliani si dimostrano tuttora parecchio sprovveduti. Nella Germania del 1933 non sarebbe mai successo che un ipotetico partito degli ebrei divenisse determinante nel Reichstag, come è capitato in Israele ai partiti arabi che hanno quasi raddoppiato i mandati nella Knesset.
Giuliano Cazzola
* * *
Al direttore - Caro Cerasa, si tratta sicuramente di una semplice coincidenza. Ma il nome di Tiziana Landoni, gip di Milano che ha convalidato il rilascio di Youssef Siher, compare nell’elenco dei 3.135 sottoscrittori dell’appello “Giuristi per Gaza” (settembre 2025). Il suo incipit recita: “Di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza, il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione”. No comment.
Michele Magno
“Giudici e pubblici ministeri hanno il dovere di essere e di apparire – apparire ed essere – irreprensibili e imparziali, in ogni contesto (anche nell’uso dei social media); con la consapevolezza che, nei casi in cui viene – fondatamente – posto in discussione il comportamento di un magistrato, ne può risultare compromessa la credibilità della Magistratura”. Sergio Mattarella, 28 maggio 2025.
* * *
Al direttore - Chi è quello lì vicino a Camusso e Lula?
Giuseppe De Filippi
Storia fantastica. Due giorni fa, Luciano Capone scopre che la foto pubblicata da Maurizio Landini, sull’account social della Cgil, per celebrare la vittoria di Lula è taroccata. Nella foto ci sono Landini e Lula. Nella foto originale, invece, c’è anche Susanna Camusso, ex segretaria della Cgil, sbianchettata dal suo successore. Camusso ha detto ieri che quello sbianchettamento non è casuale: è un programma politico. Ieri arriva la nota con cui la Cgil prova a smentire ciò che non è smentibile. “Siamo stupefatti per quanto accaduto in relazione alla foto pubblicata sulle pagine social della Cgil nazionale che accompagna il post di congratulazioni al segretario generale Maurizio Landini per la rielezione del Presidente Lula in Brasile. La buona fede della nostra Organizzazione è confermata dal fatto che la foto originale, senza alcuna modifica, è stata pubblicata sul sito istituzionale della Cgil nazionale, dove è tuttora, ben prima della messa online sui social. Come si può notare la cancellazione non riguarda solo Susanna Camusso, ma anche un’altra persona, ed è riconducibile ad un errore tecnico per seguire le strette dinamiche sociali. Errore tecnico che è sfuggito al controllo finale prima della pubblicazione. Costruire una notizia sul nulla è solo becera strumentalizzazione”. Nota per il futuro. Se mai la Cgil dovesse parlare in futuro, su altri casi, di “becere strumentalizzazioni”, abbiamo un precedente utile per capire che ciò che la Cgil considera strumentalizzazione in realtà è un tentativo come un altro di sbianchettare la realtà.
* * *
Al direttore - Il voto di ieri alla Camera segna uno dei punti più bassi della politica di governo degli ultimi anni. L’articolo 8, che apre una procedura straordinaria per consentire ai medici radiati durante la pandemia di chiedere la reiscrizione agli albi, passa con 126 sì e 113 no. Tredici voti di scarto. Una maggioranza divisa, Forza Italia che si sfila e Futuro nazionale che rivendica di aver salvato la norma con i propri otto voti. Dietro questi numeri c’è una domanda inquietante: quanto vale la responsabilità scientifica quando entra in conflitto con la convenienza elettorale? Nessuno contesta il diritto di riesaminare sanzioni ingiuste. Ma una cosa è garantire procedure eque, un’altra è lanciare un segnale politico a chi ha trasformato il rifiuto dei vaccini e la sfiducia nella scienza in una bandiera identitaria. Durante la pandemia, medici e infermieri hanno combattuto negli ospedali, spesso mettendo a rischio la propria vita. Milioni di cittadini hanno rispettato regole difficili, affidandosi alle evidenze disponibili. I vaccini hanno contribuito a salvare vite e a ridurre le forme gravi della malattia. Tutto questo non può essere liquidato per strizzare l’occhio a un elettorato alimentato, in parte, da teorie infondate e disinformazione. La scienza può sbagliare, ma si corregge con i dati, non con le convenienze politiche. E la responsabilità professionale non può diventare negoziabile ogni volta che serve conquistare consenso. Un governo può dialogare con tutti, anche con chi è contrario ai vaccini. Ma se, per compiacere una parte del proprio elettorato, finisce per indebolire il messaggio di fiducia nelle evidenze scientifiche, allora deve spiegare quali princìpi stia davvero difendendo. Non si può governare un paese mettendo sullo stesso piano la conoscenza scientifica e la disinformazione. Non si può guidare la sanità pubblica strizzando l’occhio a chi nega le evidenze da cui dipendono decisioni che riguardano la vita delle persone. La politica buona è quella che ha il coraggio di stare dalla parte della scienza, dei cittadini e di chi ogni giorno cura gli altri. Non quella che sacrifica la coerenza sull’altare del consenso. Perché la salute non è una merce elettorale. E la verità scientifica non si decide a maggioranza.
Matteo Bassetti