lettere al direttore
Le domande da porre a Ravetto e a chi l’ha portata in Parlamento
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
16 OTT 26

Al direttore - Si è detto che i 21 punti sottoscritti da tutti i leader del campo extra large ne anticipavano il programma elettorale. A leggere il documento si individuavano le manine che lo hanno scritto. Tralasciamo le questioni di merito, peraltro ancora molto vaghe, per sottolineare solo gli effettivi capovolgimenti delle linee generali. La risoluzione impegnava l’esecutivo a “riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello stato”. Per quanto riguarda l’Unione europea, le opposizioni dell’“unite si vince’’ invitavano il governo “ad adottare iniziative urgenti volte a promuovere una revisione integrale del Patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica” e “ad adoperarsi, altresì, per la revisione delle regole fiscali comprese nel Patto di stabilità e crescita”. Il bello è che i nuovi assunti in pianta organica – Magi e Renzi – nel dibattito hanno criticato Giorgia Meloni per le critiche all’Ue relativamente a una questione contingente e secondaria come la flessibilità del bilancio.
Giuliano Cazzola
A proposito delle comunicazioni di Meloni, di ieri, alla Camera e al Senato. Nel rispondere all’onorevole Laura Ravetto, del partito di Vannacci, sul tema del gas russo, sulla necessità o meno, dopo la guerra o anche prima, di tornare ad attingere alle sorgenti energetiche della Russia, il capo del governo ha mollato una sberla notevole all’ex leghista, ma ha dimenticato di assestare un colpo decisivo. Meloni ha detto che avere gas prodotto a basso costo non significa avere gas venduto a basso prezzo. Ma non ha ragione a dire che nuove forniture russe non possano ridurre il prezzo del gas in Europa. Potrebbero eccome: se aumenta l’offerta complessiva di gas, a parità di domanda, è possibile che il prezzo scenda. Il punto però – punto che vale per una Ravetto, che vale per un Vannacci, ma che vale anche per un Salvini, che ieri, parlando probabilmente ormai più a titolo personale che a titolo del governo o della Lega, ha detto che l’Italia dovrebbe tornare presto a comprare gas dalla Russia – è che la ragione decisiva per cui l’Italia, insieme con l’Europa, fa bene a non acquistare gas russo non è economica: è politica. O meglio: riguarda la sicurezza nazionale. Essere dipendenti dal gas che arriva da un paese guidato da un dittatore criminale crea un rapporto di dipendenza pericoloso e rischia di esporre il paese che ne usufruisce a ricatti. Se si sceglie di correre questo rischio, non si sta facendo un buon servizio ai cittadini. Nel migliore dei casi, si sta sottostimando un pericolo. Nel peggiore dei casi, si sta considerando il pericolo come un falso pericolo. In alcuni casi, come ha ricordato Meloni, ci sono altre domande da porsi: “Se nel reiterare questa proposta non si stanno difendendo gli interessi italiani, quali sono gli interessi che si stanno difendendo? Perché voi siete liberi di difendere gli interessi che volete, ma se difendete interessi che non sono quelli italiani, non mi fate la morale sulla difesa degli interessi italiani?”. Domanda legittima. Da rivolgere però, forse, non solo all’onorevole Ravetto, ma anche a chi l’ha portata in Parlamento.
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Al direttore - Lodi sperticate e applausi a Giorgia Meloni per aver definito “rischioso” il patto stipulato di fatto se non formalmente, tra Putin e Trump. Mi permetto una piccola chiosa: rischioso significa azzardato, non sbagliato. Quel patto più propriamente va definito come scellerato. Un abominevole tradimento.
Valter Vecellio
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Al direttore - Caro Cerasa, di seguito dieci punti essenziali del programma elettorale presentato da Avs l’altro ieri: 1) Reddito universale di base per scardinare il ricatto del capitalismo; 2) Ridurre l’orario di lavoro a parità di salario; 3) Legalizzare la cannabis per gli adulti. Introduzione dei cannabis social club; 4) Sì a ius soli e a ius scholae; 5) Riconoscere lo status di rifugiato climatico. Chiusura dei Cpr e passaggio all’accoglienza diffusa; 6) Fondo nazionale di garanzia che copra gli affitti non pagati; 7) Mezzi pubblici gratuiti fino ai 30 anni; 8) Stop ai voli interni nelle tratte in cui il treno impiega meno di 3 ore; 9) Legge contro la propaganda fascista, gadget compresi; 10) Lezioni di Resistenza in ogni classe. Passo e chiudo. Poscritto: la informo che ho iniziato la ricerca di un’abitazione a Lugano. E’ mia intenzione chiedere la cittadinanza svizzera.
Michele Magno