Hamas elogia la vincitrice del Nobel per la Pace in nome della difesa del diritto umanitario. Ovvio, no?

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

13 OTT 26
Immagine di Hamas elogia la vincitrice del Nobel per la Pace in nome della difesa del diritto umanitario. Ovvio, no?

Foto ANSA

Al direttore - Francesco La Camera è un italiano che ricopre un incarico internazionale di grande prestigio. Direttore dell’Agenzia internazionale per le fonti rinnovabili, sostenuta da 168 stati membri e dall’Unione europea. Lunedì scorso ha rilasciato un’intervista ad Affari e Finanza che si apre con un incipit fulminante: “Assistiamo alle ultime convulsioni di un mondo fossile che muore”. Bene. Secondo il rapporto dell’Energy Institute, la fonte più autorevole nel settore, nel 2025 le fonti fossili hanno soddisfatto l’80-82 per cento dei consumi energetici mondiali. La stessa percentuale più o meno di 30 anni fa. Per essere un malato terminale temo che per assistere alla sua morte definitiva dovremo attendere decenni o forse secoli. Inoltre in 30 anni i consumi di energia sono più che raddoppiati e quindi le quantità assolute sono cresciute enormemente. Carbone, petrolio e gas raggiungono infatti record di consumi anno su anno. Ma anche la conclusione dell’intervista è altrettanto perentoria: il nucleare? Costa troppo e nessuno ci investirà. Bene. Dove ha sede l’organizzazione guidata da La Camera? Negli Emirati Arabi Uniti dove è stata recentemente inaugurata una centrale nucleare di ben 4.600 mW e il cui costo di produzione si aggira attorno ai 70 dollari per megawattora. Ma evidentemente non se ne è accorto. Negli Emirati la quantità di sole disponibile è il doppio rispetto alla Lombardia e non ha fluttuazioni stagionali. In Italia, d’inverno, il solare produce un terzo rispetto all’estate. Ciononostante da quelle parti sanno che se si vuole una fonte densa e continua il nucleare è ottimo. Ancora una volta i sostenitori fanatici delle rinnovabili, utilissime ma non miracolose, si mostrano come i migliori amici delle fonti fossili.
Chicco Testa
Al direttore - Scrive Lucio Caracciolo che “lo stato di Israele è in stato di emergenza da quando è nato, il 14 maggio 1948. Da allora si considera in guerra permanente”. Si considera?
Luca Rocca
L’unica guerra permanente degna di rilievo mi sembra quella di Lucio Caracciolo contro tutto ciò che difende l’occidente.
Al direttore - Mica facile leggere Anne Carson (non lo dice nessuno ma è un fatto) però siamo contenti del Nobel. Non si leggono libri, tantomeno quelli di poesia, ma sono i poeti a vincere. Persino i cantanti (vedi Dylan nel 2016). L’Accademia prende atto che le cose cambiano. In avvenire il Nobel all’intelligenza artificiale? Non è un’ipotesi da scartare.
Vittorio Castelnuovo
A proposito di Nobel. Una piccola segnalazione, modesta, senza importanza, certamente casuale, che aiuta a capire cosa ha significato aver scelto di dare il Nobel per la Pace a un’esperta di Diritto internazionale specializzata nel declinare l’odio nei confronti di Israele. “Il Movimento della resistenza islamica (Hamas) ha affermato che la vittoria della giurista e giudice sudafricana Navi Pillay al premio Nobel per la Pace per l’anno 2026, in riconoscimento del suo percorso nella difesa dei diritti umani e nel rafforzamento del diritto internazionale, in particolare nei territori palestinesi, rappresenta un passo importante nel percorso della giustizia internazionale e un nuovo riconoscimento internazionale dei crimini commessi dall’occupazione contro il popolo palestinese. Il movimento ha dichiarato, in un comunicato stampa diffuso oggi, venerdì, che Pillay ha contribuito alla difesa di militanti dell’African National Congress nella lotta contro il regime dell’apartheid e che ha inoltre ricoperto la carica di presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Ha aggiunto che i risultati ai quali è giunta la commissione internazionale indipendente d’inchiesta, presieduta da Pillay, riguardo ai crimini commessi nella Striscia di Gaza, e quanto concluso dal suo rapporto pubblicato nel settembre 2025 circa la commissione del crimine di genocidio, confermano la gravità di ciò che il popolo palestinese ha subìto e richiedono una seria azione internazionale per tradurre i fatti documentati in procedimenti legali e in un’effettiva assunzione di responsabilità da parte dei responsabili. Hamas ha chiesto alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità giuridiche e morali, di agire per perseguire i criminali di guerra e chiamarli a rispondere davanti ai tribunali internazionali, e di porre fine alla politica dell’impunità, in modo da fermare i crimini dell’occupazione contro il popolo palestinese”. Hamas che si sente legittimata a invocare il rispetto del Diritto internazionale usando il profilo scelto per il Nobel per la Pace. Vostro onore, non ho altro da aggiungere.