Lettere al direttore
Coordinate per ricordare che può fare l’Europa del dopo 7 ottobre
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
8 OTT 26

Foto Ansa
Al direttore - Il problema del controllo degli sviluppi dell’intelligenza artificiale nelle singole società o “ab extra”, attraverso una regolamentazione, meriterebbe maggiore approfondimento e almeno prime indicazioni sulla posizione del governo. Anche perché si moltiplicano analisi e proposte di rallentamento dell’AI da parte degli stessi produttori, esponenti delle Big Tech, che però, messa a posto la coscienza, continuano a operare normalmente e sarebbero forse disposti a frenare solo “si omnes”, se lo facessero tutti: una condizione irreale. Una regolamentazione non dirigistica, fondata anche sull’obbligo di controlli interni, appare dunque necessaria, tanto più ora che persino Trump sembra riconsiderare la totale distanza da ogni forma di intervento. Occorre diffondere consapevolezza della svolta epocale in corso, evitando di comportarsi come l’asino della celebre poesia di Carducci, impassibile mentre passa la “vaporiera”.
Angelo De Mattia
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Al direttore - Il 7 ottobre 2023 non ha segnato soltanto una data nella storia di Israele. Ha aperto una frattura geopolitica che, a distanza di tre anni, continua a ridefinire assetti ed equilibri internazionali. Una scossa profonda che ha investito il sistema globale, incidendo sulle rotte commerciali, sulla sicurezza energetica, sui mercati e sulle catene dell’approvvigionamento. Il medio oriente è così tornato a essere il punto in cui le tensioni regionali si trasformano immediatamente in conseguenze economiche mondiali. La ferita inferta a Israele dall’attacco di Hamas e la tragedia umanitaria che ha travolto Gaza hanno monopolizzato il dibattito mondiale. Ma fermandosi a questa dimensione si rischia di non comprendere la portata reale di quegli eventi. Dal 7 ottobre in poi è fallito il tentativo di stabilizzare il medio oriente attraverso accordi economici, cooperazione energetica e normalizzazioni diplomatiche. Di fronte all’apparente impossibilità di risolvere il conflitto israelo-palestinese, si era scelta la strada degli Accordi di Abramo, salutati come il pilastro di una nuova architettura regionale. Una strategia drammaticamente colpita dagli attentati di Hamas, dietro i quali si ravvisava la mano iraniana. Ma il 7 ottobre ha riportato alla luce anche un’altra verità. I conflitti mediorientali attraversano generazioni, identità e memorie collettive. Nella loro dimensione politica moderna superano il secolo di vita e, nelle componenti religiose, culturali e simboliche, affondano in una storia millenaria. E’ dunque irrealistico pensare che una scadenza elettorale o accordi temporanei possano sanare da soli ferite così profonde. Se l’invasione russa dell’Ucraina è stata per molti una prima grande sveglia geopolitica, gli attacchi del 7 ottobre hanno mostrato con ancora maggiore evidenza che il mondo stava entrando in una stagione di instabilità strutturale. Da allora il medio oriente ha cessato definitivamente di apparire come una questione soltanto regionale, rivelandosi uno dei principali punti di intersezione delle tensioni del nostro tempo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: rotte commerciali meno sicure, mercati energetici più instabili, tensioni nel Mar Rosso e fragilità delle catene globali. La geopolitica è tornata a condizionare economia e finanza con una forza che molti ritenevano appartenere al passato. In questo scenario emerge una domanda inevitabile: dov’è l’Europa? Mentre Washington, Mosca, Pechino, Ankara e le capitali del Golfo ridefiniscono strategie e alleanze, il continente europeo appare più spettatore che protagonista. Subisce le conseguenze energetiche, commerciali e migratorie delle crisi, ma raramente contribuisce a determinarne gli esiti. Questa è forse la tragedia più grande: non l’assenza di problemi, ma l’assenza di una visione. In un mondo in cui tutto cambia, nascono nuovi attori e nuovi equilibri mentre altri crollano, e di fronte a un progressivo disimpegno americano dal medio oriente, l’Europa dovrebbe assumere una più incisiva iniziativa politica in una regione di suo diretto interesse. Il medio oriente dopo il 7 ottobre ha cambiato il mondo. La domanda, oggi, non è se questo mondo confuso e conflittuale aiuterà l’Europa a destarsi dal suo torpore, ma se l’Europa saprà finalmente cambiare se stessa, tornando a essere un soggetto della storia a venire.
Stefania Craxi, presidente dei Senatori di Forza Italia
Per cominciare a farlo bisognerebbe ricordare le coordinate giuste. E per ricordare le coordinate giuste servono alcuni elementi. Per esempio, non confondere aggrediti e aggressori. Per esempio, prendere sul serio le minacce degli stati che esportano terrorismo. Per esempio, non far mancare mai la propria vicinanza a chi, in contesti diversi, dall’Europa al medio oriente, combatte gli sponsor del terrore globale.